“Acciaio” di Silvia Avallone

AcciaioAcciaio è un romanzo di Silvia Avallone, esordio dell’autrice, pubblicato nel 2010 da Rizzoli. Si racconta la storia di due ragazzine che vivono a Piombino immerse nella realtà dell’industria siderurgica; da qui il titolo. Il libro, vincitore nel 2010 di alcuni premi come il Campiello, il Flaiano e il Fregene, ha riscosso, sì, grande successo ma è stato oggetto di varie critiche da parte di Piombino e dei suoi abitanti, risentiti dei collegamenti espliciti tra il mondo operaio e gli incidenti sul lavoro o la criminalità.

Le protagoniste sono due tredicenni, Francesca Morganti e Anna Sorrentino, che stanno per andare alle superiori e hanno due famiglie fuori dal comune. Francesca, figlia unica, ha un padre eccessivamente severo, Enrico, che per tenere a bada la figlia e non farla diventare una poco di buono arriva spesso a picchiarla, e una madre, Rosa, che sta zitta, sta al suo posto e non contraddice mai quel marito da cui vorrebbe scappare via, da brava donna del sud che subisce (stereotipo!). Anna invece ha un padre, Arturo, che è stato licenziato dalla Lucchini (acciaieria) e cerca modi alternativi di guadagnare rischiando di finire nei guai, una madre, Sandra, che si occupa di politica con Rifondazione e un fratello, Alessio, che fa il suo lavoro in fabbrica e perde il suo tempo con gli amici al bar o nei vari locali di spogliarello della zona, bevendo e drogandosi.

Anna e Francesca sono cresciute insieme e adesso devono separarsi perchè la prima andrà al liceo classico e l’altra all’IPS, ma prima dell’inizio della scuola Francesca capisce di essere innamorata della sua amica, capisce che la sua non è soltanto amicizia perchè quelle cose che prova con lei non le prova con nessuno dei vari ragazzini che le fanno la corte. Sì, perchè loro sono le più belle, quelle con cui tutti vogliono stare, mica come quella Lisa, brutta e sfigata che non si fila nessuno, con sua sorella Donata sulla sedia a rotelle. Un’immagine patetica con cui nessuno vuole avere a che fare. Anna prova le stesse cose per Francesca ma per il suo futuro non può fare quelle cose lì, e dopo un po’ si mette insieme a Mattia, un amico di suo fratello. Francesca reagisce male, le due ragazze non si parlano più e il tempo inizia a scorrere lento e carico di eventi e di sciagure: Enrico riceve dalla vita il conto di tutte le malefatte ai danni della sua famiglia, Arturo che scompare e riappare, Alessio che finalmente ritrova il suo vecchio amore, Elena, ma attirerà ancora una volta la sfortuna su di sè, e Francesca stessa, ancora quattordicenne, che finisce a fare la “ballerina” in un night club. Fino a quando un giorno Francesca torna dal “lavoro” e vede Anna alla finestra, impacciate si salutano e cercano di ritrovarsi.

Confesso che ho messo mano a questo libro perchè qualche giorno fa è stato presentato il nuovo lavoro dell’autrice, Silvia Avallone, e volendolo leggere mi sono accorta che non avevo mai messo mano al primo. Inizialmente ho chiesto un po’ in giro e mi sono arrivati pareri discordanti. Per quanto riguarda il tipo di narrazione, ecco, è molto scorrevole e il linguaggio usato è veloce, giovanile, siamo completamente nella testa dei protagonisti, soprattutto di Anna, Francesca, Alessio e Lisa, sappiamo cosa provano, conosciamo le loro contraddizioni e spesso le loro logiche un po’ contorte. L’atmosfera è cupa, girando le pagine crediamo di essere in una realtà degradata, tra la polvere che c’è in mezzo ai quei casermoni in cui si svolge la storia, sulla terra tra i caterpillar, sulle scale degli edifici dove i bambini fanno pipì. E ci credo che poi i cittadini di Piombino, essendo descritti così (anche se assolutamente non si fa di tutta l’erba un fascio) possano sentirsi offesi! Però nello stesso modo in cui posso offendermi io che continuamente vedo rappresentata, nei libri o in televisione, la mia Sicilia come una terra di mafiosi, ignoranti e sottosviluppati. Ma tu, lettore maturo e non ingenuo, capirai che si tratta di una storia e che quello è solo uno scenario, una cornice all’interno della quale delle persone vivono il loro dramma come potrebbero viverlo in qualsiasi altro paesino nei pressi di un’acciaieria.

Le scene descritte sono spesso forti per chi guarda con occhio censore o è troppo moralista, tanto che qualcuno, l’altro giorno, parlando, mi ha detto che lo trovava diseducativo. Opinione legittima, e poi mi piace raccogliere pareri oltre che dopo, anche prima di aver letto un libro. Mi riferisco alle scene, all’inizio, in cui queste ragazzine fanno di tutto per farsi notare dai maschietti, sfoderando doti di “seduzione” ancora acerbe, data la giovane età, ma allo stesso tempo potenti. Onestamente “diseducativo” mi pare una parola grossa e ritorno a dire: tu, lettore maturo e non ingenuo, capirai che il libro non è un’istigazione alla disonestà ma è la descrizione di una situazione triste e povera.

Titolo: Acciaio
Autore:
Silvia Avallone
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2010
Pagine: 368, brossura
Prezzo: 15,30 € rilegato, 8,99 € ebook
Editore: Rizzoli (collana Scala Italiani)

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

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12 pensieri su ““Acciaio” di Silvia Avallone

  1. karina890 ha detto:

    Ho letto “La Lince” di Silvia Avallone, uscito un paio d’anni fa con il Corriere e anche in quel racconto si parlava a grandi linee degli stessi temi. Mi era piaciuto molto. Poi io credo che apprezzabile o meno che sia il suo lavoro l’Avallone sa scrivere ed è già molto, molto buono; certo è che se tende a parlare di stereotipi…con questo non la voglio bollare, solo che lo stereotipo sta antipatico anche a me 😕

    • Valentina ha detto:

      Sì, sul fatto che sa scrivere non ci sono dubbi, e al giorno d’oggi è difficile leggere qualcosa che sia degno di essere letto. Personalmente quando qualcosa non mi piace lo devo dire, e poi essendo del sud mi sento sempre colpita quando vengono fuori questi stereotipi. Però non è assolutamente una cosa pesante, si tratta di un personaggio all’interno di una storia. Ma poi parliamoci chiaro, noi donne del sud non siamo tutte così, però donne realmente succubi degli uomini ci sono eccome, specialmente nei paesini, quelli sperduti tra le montagne e lontani dalla città.
      A parte questo gli ho dato un 8, quindi è tutto ok 😉

  2. tantopercantare ha detto:

    L’ho letto d’un fiato. Più che la storia mi piaceva la narrazione, il ritmo. Verso la fine mi sono sgonfiata, ha ripetuto per tutto il tempo lo stesso cliché, le stesse immagini, un ritornello che diventa troppo ridondante, invadente. Dovrastimata. Ecco. … e poi il finale scontato…

    • Valentina ha detto:

      Sì, lei sa narrare molto bene. Io sto leggendo il libro nuovo, “Marina Bellezza” e lo stile è sempre quello, ma ci piace.
      È vero che alla fine è un po’ ridondante, però è comunque un libro piacevole.

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