“Fai bei sogni” di Massimo Gramellini

Fai bei sogni è un romanzo autobiografico di Massimo Gramellini edito nel 2012 da Longanesi. Il libro, che ha avuto un grandissimo successo, racconta del percorso che l’autore fa per accettare la morte della madre avvenuta quarant’anni prima.

WP_002627Il romanzo si apre con due paginette introduttive in cui quarant’anni dopo (la morte della madre), l’ultimo dell’anno, Massimo va a prendere Madrina, una vecchia amica di famiglia, per andare al cimitero a trovare la madre nel giorno dell’anniversario della morte. La donna, anni dopo il tragico evento, leggendo un romanzo scritto da Gramellini ha capito che lui non sa la verità su sua madre e decide di dargli una busta marrone. Noi lettori non sappiamo cosa ci sia dentro fino alla fine; infatti nelle pagine successive iniziamo a ripercorrere i momenti più importanti della vita dell’autore connessi con la morte della madre, perchè, dice lui, non ha parlato della sua vita per intero raccontando proprio tutto.

Si parte dalla sera del 31 dicembre di quarant’anni prima, quando Massimo si sveglia insolitamente presto, sente l’urlo agghiacciante di suo padre che era sempre stato una persona forte, e vede la vestaglia di sua madre ripiegata ai piedi del letto. L’uomo viene (sos)tenuto da due uomini che il bambino, di soli nove anni, crede medici e viene subito spedito a casa dei vicini Tiglio e Palmira perchè gli venga risparmiato il trambusto derivato da ciò che è appena accaduto. Ma cos’è accaduto? Gli viene raccontato più volte che la mamma è andata a fare delle commissioni. Sì, ma perchè non torna? Qualche giorno dopo scopre parte della verità: Baloo, il sacerdote dei lupetti, i piccoli scout che frequentava Massimo, gli indica un cielo fatto di gessetti azzuri e gli dice:

“La mamma è il tuo angelo custode, lo sai. Da tempo chiedeva il permesso di volare lassù per proteggerti meglio e ieri il Signore l’ha chiamata a sè…”

E allora si rende conto che la madre è morta ma per molto tempo continua a negare l’evento. Anzi si convince anche che lei se ne sia andata volontariamente e che non gli volesse abbastanza bene da restare. Prova a recuperare nella memoria i bei momenti passati con lei ma non ci riesce e per molti anni sentirà dentro di sè come un buco, qualcosa che manca. Poi se la prende con Brutto Male, perchè si è preso sua madre dopo una serie di commissioni che doveva fare. Più volte cerca di sostituire quella figura materna con qualcun altro, ma i tentativi vanno sempre a vuoto. È il caso, ad esempio, di Mita, la tata a cui il piccolo Massimo chiede se sarà la sua nuova mamma, che però gli risponde che dal momento che nessuno le ha mai voluto bene non sa come si fa. Ed è qui che capisce davvero che la madre è andata via per sempre, sciogliendosi finalmente in un pianto.

Cerca continuamente conforto in qualche altra figura femminile, ma tutte le donne della sua vita sembrano andarsene ad un certo punto: dopo la madre e la nonna Emma, Mita, la maestra, qualche fidanzata, la sua prima moglie… Ma è sempre insicuro. Nel frattempo s’iscrive all’università e inizia la sua carriera da giornalista, combattendo sempre contro Belfagor (il nome del fantasma del Louvre), rappresentazione di tutte le sue più grandi paure, che sta sempre lì, pronto ad annientarlo, ogni volta che cerca di prendere coraggio. A un certo punto, però, incontra casualmente Elisa, la sua anima gemella, che una volta diventata sua moglie lo aiuta ad affrontare i suoi fantasmi.

Torniamo, allora, a quarant’anni dopo e scopriamo finalmente cosa c’è nella busta che Madrina dà a Massimo: la verità sulla morte della madre, Giuseppina Pastore, una verità che dentro di sè ha sempre saputo e che non ha mai voluto ammettere. La scoperta è traumatica è l’autore riuscirà ad accettarla e superarla grazie all’aiuto della moglie imparando cosa è il perdono.

Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perchè altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere. Completamente vivi.

WP_002634Come sempre io, data la mia scarsa fiducia nei casi editoriali, arrivo alla lettura di determinati libri sempre in ritardo. E stavolta me ne pento, non di averlo letto adesso, perchè non m’insegue nessuno, ma di averlo messo da parte e non essermi fidata. Ne vale davvero la pena. La storia non è raccontata con quei toni tragici o melensi tipici di qualcuno che vuole speculare su un brutto evento della sua vita e vuole far piangere il lettore a tutti i costi. Anzi, Gramellini usa un linguaggio semplice, diretto e che sembra cambiare a seconda della sua età man mano che racconta di sè. Leggiamo di Massimo bambino e si parla con il tono di un bambino che non capisce cosa succede, Massimo adolescente parla di sè e dei tormenti di quell’età, Massimo universitario adotta un linguaggio più cosciente e maturo, e così via. La vicenda raccontata è toccante, ma non scade mai nel banale e una delle parti più belle è, a mio parere, la dedica finale dove appare una vecchia foto di Gramellini con la madre.

Il titolo è una frase che Giuseppina Pastore ha detto alcune volte al figlio, un augurio per la notte e per la vita, che dopo aver letto il libro commuove molto. Ma il libro non è scritto per commuovere, bensì va inteso come catarsi di una persona che ha un evento da raccontare e lo racconta perchè possa aiutare qualcuno. Un racconto che non nasce inizialmente come romanzo, ma che era stato prima pensato come introduzione ad un saggio intitolato Nessun dorma e poi sviluppato su consiglio di amici e colleghi. Un racconto da leggere tutto d’un fiato.

E adesso una cosa che non c’entra molto con la storia. Questo libro, tenendolo in mano, mi ha dato delle belle sensazioni. Innanzitutto la copertina la trovo bellissima: un cielo azzurro con un bambino che tiene un palloncino, niente di più semplice. E poi – ma forse amo quel tipo di rilegatura – le pagine spesse e un po’ ruvide, con la copertina rigida che ti dà quelle sensazioni particolari quando l’accarezzi con la mano. E complimenti alla Longanesi e all’editor che ha seguito questa pubblicazione: finalmente non incontro refusi, errori strani, pasticci editoriali e leggo con piacere in un bell’italiano!

Titolo: Fai bei sogni
Autore: 
Massimo Gramellini
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2012
Pagine: 209, rilegato
Prezzo: 12,67 € rilegato, 9,99 € ebook
Editore: Longanesi (collana La Gaja scienza)

Giudizio personale: spienaspienaspienasmezzasvuota

Annunci

7 pensieri su ““Fai bei sogni” di Massimo Gramellini

  1. martisorrentino ha detto:

    Anche io come te non mi fido molto dei casi editoriali, basti pensare che ho letto la trilogia Millennium quest’anno XD
    Comunque sono curiosa di leggere questo libro anche perché Gramellini mi ispira molto, ti farò sapere 🙂

  2. Mister Loto (@mr_loto) ha detto:

    ….ma lo sai che io l’ho letto da poco e non mi è piaciuto? Sarà che non amo molto il genere, ma l’ho trovato piuttosto banale anche se ben scritto. Penso sia davvero difficile parlare del “dentro” di una persona nel contesto di un romanzo senza cadere nei luoghi comuni.
    Ma il bello dei libri è proprio questo, ognuno di noi deve trovarci qualcosa di se per poterli davvero apprezzare…
    Un saluto e buona serata.

    • Valentina ha detto:

      Credo che sia uno di quei libri che o ti risulta banale o molto profondo. Io ho percepito una via di mezzo tra le due cose, ma comunque l’ho giudicato un bel libro.
      Buona serata a te!

  3. Dottor Jim ha detto:

    Oggi ho acquistato l’ebook dopo aver letto incuriosito la tua recensione, e dato che ho una settimana di vacanza lo carico sul telefono (e sul pc 😀 ) e comincio a leggerlo 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...