Da oggi in libreria: “Blues di mezz’autunno” di Santo Piazzese

Dopo diversi anni di “silenzio” letterario, Santo Piazzese torna in libreria col suo nuovo romanzo Blues di mezz’autunno, edito da Sellerio e con protagonista il biologo Lorenzo La Marca. Ieri sera lo ha presentato in anteprima, il giorno prima che fosse acquistabile nelle librerie, alla Feltrinelli di Palermo e io ovviamente ci sono andata.  Lo scrittore palermitano ha parlato un po’ del libro tra un po’ di musica dal vivo e qualche lettura da parte di amici che hanno presenziato all’evento. Questo avevo deciso che sarebbe stato il mio ultimo acquisto cartaceo, almeno per il momento, perchè davvero non so più dove mettere tutti i libri che ho, quindi devo capire un po’ come sfruttare lo spazio e poi casomai andrò avanti. Ci tenevo molto e poi è un libriccino Sellerio, col classico formato piccolino che si può facilmente riporre sugli scaffali. Il costo è di 12 euro, e pur non avendolo letto vi assicuro che ne vale la pena, Piazzese si compra pure “a scatola chiusa”. Adesso vi do qualche foto dell’evento (scattate da me che però non sono una professionista della fotografia) e poi vi rimando a una vecchia recensione (niente di che, ma vi farà un po’ capire chi è Piazzese e come scrive) sui tre romanzi che precedono quest’ultimo. E attenzione, l’autore precisa che questo non è il quarto libro, ma il quinto; il quarto lo ha iniziato e non ancora terminato, questo cronologicamente è nato dopo anche se è stato pubblicato prima.

Ecco a voi!

 

1911-3Trilogia di Palermo (Sellerio) è la raccolta di tre romanzi gialli (l’autore viene considerato un esponente del noir mediterraneo) scritti da Santo Piazzese.

Parliamo innanzitutto dell’autore. Piazzese (Premio Lama e Trama 2011 alla Carriera) è uno scrittore palermitano, laureato in biologia e ricercatore alla facoltà di scienze dell’Università di Palermo (non so se sia ancora così, ma le ultime fonti dicono questo). Oltre ai libri scrive diversi racconti brevi pubblicati in Francia, collabora con La Repubblica ed esordisce anche come autore radiofonico con un documentario della RAI su alcuni luoghi della Sicilia antica. Il suo stile è molto leggero, spiritoso e giovanile e spesso fa delle allusioni a Il giovane Holden, cosa che fa trasparire una passione per quest’opera. Le sue storie si svolgono nella città di Palermo, vi troverete a girare per le vie della città e incontrerete i tipici personaggi siciliani, e spesso anche il linguaggio si tinge di sfumature cittadine. In uno dei romanzi addirittura, uno dei personaggi, il commissario Spotorno parla al telefono con un suo collega di Vigata, chissà chi è, vero? Deve avere quindi una grande ammirazione per Andrea Camilleri e in generale per i giallisti siciliani, come ad esempio Leonardo Sciascia.

I romanzi sono I delitti di via Medina-SidoniaLa doppia vita di M. Laurent, Il soffio della valanga. Per quanto riguarda le prime due storie (raccontate in prima persona), il protagonista è Lorenzo La Marca, un biologo che si cimenta detective e che aiuta velatamente il suo grande amico, il commissario Vittorio Spotorno, passando attraverso vicende che spesso si dimostrano tragicomiche, dato lo stile dell’autore che è molto spumeggiante. Per creare il personaggio di Lorenzo, Piazzese si è sicuramente ispirato a se stesso e alla sua vita. Nella terza invece, raccontata in terza persona, il protagonista è proprio Spotorno che deve risolvere una storia di omicidi che non è di natura mafiosa, ma che riesce comunque ad incastrarsi con il substrato mafioso presente nella città. Quest’ultimo vi sembrerà più cupo rispetto a quelli precedenti, ma dovete considerare che cambia il punto di vista.

Per quanto mi riguarda, ci ho messo veramente poco a far fuori circa 800 pagine di trilogia (si trovano anche separatamente, ma leggerli tutti e nel giusto ordine cronologico fa sempre bene, ci sono alcuni riferimenti incrociati, anche se non funzionali alla comprensione), e vi confesso che quello che mi è piaciuto di più è il secondo, probabilmente perchè l’autore aveva già rotto il ghiaccio col primo. Comunque sono tutti e tre bellissimi, fidatevi!

Titolo: Trilogia di Palermo
Autore: Santo Piazzese
Genere: Noir
Anno di pubblicazione: 2009 (singolarmente: I delitti di via Medina-Sidonia, 1996; La doppia vita di M. Laurent, 1998; Il soffio della valanga, 2002)
Pagine: 765
Prezzo: 20 €
Editore: Sellerio

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

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“Il mio nome è Nessuno – Il ritorno” di Valerio Massimo Manfredi

Come avevo accennato un paio di giorni fa, ho letto anche la seconda parte di Il mio nome è Nessuno di Manfredi e l’ho apprezzata tantissimo. È un po’ diversa dalla prima perchè il carattere di Ulisse cambia un po’, ma alla fine è ovvio perchè in un libro è ancora un giovane che parte per la guerra e combatte, e nel secondo impara tante cose dalle sue avventure e diventa più maturo. Il primo forse mi è piaciuto un pelino di più, forse perchè conoscevo quella parte della storia un po’ meno del nòstos, ma se amate la storia e soprattutto amate Manfredi è una lettura che va fatta.

Eccovi il mio articolo:

Il mio nome è nessuno – Il ritorno: l’Odissea raccontata da Manfredi, Odysseo torna in patria dopo mille peripezie.

Il mio nome è nessuno – Il ritorno è la seconda parte del racconto della vita di Ulisse, magistralmente raccontata da Valerio Massimo Manfredi. Il primo volume, Il mio nome è nessuno – Il giuramento, è stato pubblicato nel 2012 e la storia si fermava allo stratagemma del cavallo di legno introdotto dentro le mura di Troia per conquistare la città. Dopo un anno Manfredi ci accompagna alla scoperta di ciò che accadde dopo la guerra, quindi nel vagabondaggio di Odysseo fino al suo ritorno a casa e ad una nuova …

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Avete mai letto Manfredi? Vi piace?

“Il mio nome è nessuno – Il giuramento” di Valerio Massimo Manfredi

Manfredi – c’è chi lo sa e chi non lo sa – è uno dei miei autori preferiti, se non il preferito in assoluto. Questo articolo risale all’anno scorso, ma lo ripubblico adesso innanzitutto perchè ci sono persone che all’epoca non mi seguivano e soprattutto perchè in questi giorni ho recensito la seconda parte della storia. Quindi rinfreschiamoci la memoria con il primo volume della bellissima storia di Ulisse che ho trovato veramente splendida.

p.s. difficilmente mi vedrete dare a Manfredi meno di 10 come giudizio personale 😉

Il mio nome è Nessuno – Il giuramento: l’ultima fatica di Valerio Massimo Manfredi, prima parte del racconto entusiasmante della vita dell’eroe dal multiforme ingegno, Odisseo.

Valerio Massimo Manfredi non si smentisce mai, indubbiamente è uno dei più grandi narratori contemporanei, e in quest’opera, Il mio nome è nessuno, sembra quasi di respirare l’atmosfera di una civiltà mitica, leggendaria. Il racconto parte…

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Avete mai letto Manfredi? Vi piace?

“Stampa e cultura in Europa tra XV e XVI secolo” di Lodovica Braida

Parliamo oggi di un libro abbastanza piccolino, ma davvero prezioso. Si tratta di un testo che, come capirete dal titolo, racconta dei rapporti tra stampa e cultura in Europa tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo. Un po’ di tempo fa mi è capitato di seguire all’università un seminario molto interessante sulla storia del libro, sia come prodotto che come strumento culturale, e ho scoperto una serie di cose che non sapevo: da come si fa la carta a come si impaginano i libri. Sapevate, ad esempio, che per decidere le misure di una pagina si sono fatti e si fanno diversi calcoli abbastanza complicati? Ecco, se oltre a leggere una bella storia volete saperne di più su come la storia e il tempo vi hanno permesso di tenere quel libro in mano, dovete assolutamente prendere questo libriccino.

Con il suo libro Lodovica Braida ci fornisce una bellissima panoramica storica su quello che è stato il libro attraverso i secoli XV e XVI.

Tutti, o quasi, amano leggere, ma quanti di noi si sono mai chiesti come è nato il libro, come si è evoluta la lettura e qual è stato il loro ruolo nella nascita della cultura europea? Oggi ci basta recarci in una qualsiasi libreria e acquistare, anche a poco prezzo, un libro come prodotto finito, ma cosa c’è alle spalle di tutto questo?

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Segnalibri magnetici

Voi solitamente cosa usate come segnalibro?

Io da un po’ di anni ho scoperto i segnalibri magnetici. Li avete mai visti? Molti non li conoscono e io credo che siano molto utili. Sono dei pezzi di cartoncino piegati in due con all’interno applicati dei pezzetti di calamita che poi vanno a bloccare la pagina quando si toccano.
In questo modo il vostro libro potete metterlo al contrario, tirarlo per aria, farlo cadere per terra, e non perderete mai il segno.
Potete trovarli ovunque, (credo) comprarli su internet o, perchè no?, costruirli da soli, se ne siete capaci. Io ormai ho fatto la raccolta: ne ho comprati 3 persino al museo di storia naturale di Londra. Sono veramente comodi.
Per quelli che non lo conoscessero, vi metto una foto in cui potete vederne uno aperto e chiuso.

segnalibromagnetico

 

“De profundis” di Oscar Wilde

Riesumo una vecchia recensione di questo libro letto due anni fa e ve la propongo dato che qualche giorno fa c’è stato l’anniversario della sua nascita.

Non sono mai stata un’amante di Oscar Wilde, probabilmente per il fatto che non concepisco che si possa passare la vita esclusivamente godendo dei piaceri che essa offre.
Avevo già sperimentato Il ritratto di Dorian Gray e, nonostante una scrittura di altissimo livello, sono rimasta infastidita dal suo libertinismo. Ma Wilde non era solo quello che tutti ricordiamo quando pensiamo che “l’unico modo per resistere alle tentazioni, è cedervi”. Oscar Wilde era innanzitutto un grande uomo di cultura, uno dei più grandi del suo tempo. Wilde era un uomo dagli ottimi natali, con un nome importante ed una mente acuta e brillante che però, a causa di un infelice amore per Bosie (al secolo Lord Alfred Douglas, figlio del marchese di Queensbury) ad un certo punto della sua vita perse tutto: la sua fama, il suo denaro, i suoi amici (ma non quelli più cari), la sua famiglia e la sua dignità pubblica.
De Profundis (il titolo originale era Epistula: in carcere et vinculis, quello che tutti noi conosciamo invece si riferisce al fatto che l’autore scava nelle profondità della sua anima) non nasce come un libro, bensì è una lettera privata che Wilde, dal carcere (fu infatti accusato di sodomia, ma le colpe imputategli erano molteplici), scrive a Douglas, principale artefice della sua rovina. Da quest’ultimo Wilde ha tentato più volte di allontanarsi, sempre senza successo. Si è trovato invischiato principalmente nel rapporto d’odio che intercorreva tra Bosie e suo padre, rapporto che non ha fatto altro che logorare e distruggere solamente il nostro.

(…) il mondo ti considera come il bravo ragazzo che fu quasi indotto al male dalle lusinghe dell’artista malvagio e immorale, ma è stato salvato proprio in tempo dal padre sollecito e affettuoso.

In carcere, però, Wilde dimostra quasi di essere rinato, di aver (ri)scoperto cosa sia l’umiltà, di essere quasi felice di aver allontanato da sè gli ipocriti avuti sempre acanto, mantenendo salde le amicizie vere, una tra tutte quella con Robbie Ross che poi diventerà suo esecutore letterario.
Douglas dichiarò di non aver mai ricevuto questa lettera (il che potrebbe essere vero, Ross potrebbe non avergliela mai consegnata a causa di particolari interessi nel tener lontani i due “amici”) e, per la verità, ne conobbe il testo integrale molti anni dopo la morte dell’amico (1900). Inizialmente questo scritto fu censurato da Ross, ma in seguito il mondo potè conoscere anche i tagli che erano stati eseguiti. Ne emerge un Oscar Wilde che nessuno di noi si aspetterebbe, una persona che per amore ha distrutto se stessa ed è giunta alla rovina perdendo anche il bene più prezioso che un letterato, un artista possieda: la sua ispirazione.

Titolo: De profundis
Autore:
Oscar Wilde
Traduzione:
Oreste Del Buono, introduzione di Masolino d’Amico e uno scritto di André Gide
Genere:
Epistola
Anno di pubblicazione:
 1905 ( ma 1962 prima versione integrale e corretta)
Pagine: 158
Prezzo: 8 €
Editore: Mondadori (collana Oscar Classici)

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