“De profundis” di Oscar Wilde

Riesumo una vecchia recensione di questo libro letto due anni fa e ve la propongo dato che qualche giorno fa c’è stato l’anniversario della sua nascita.

Non sono mai stata un’amante di Oscar Wilde, probabilmente per il fatto che non concepisco che si possa passare la vita esclusivamente godendo dei piaceri che essa offre.
Avevo già sperimentato Il ritratto di Dorian Gray e, nonostante una scrittura di altissimo livello, sono rimasta infastidita dal suo libertinismo. Ma Wilde non era solo quello che tutti ricordiamo quando pensiamo che “l’unico modo per resistere alle tentazioni, è cedervi”. Oscar Wilde era innanzitutto un grande uomo di cultura, uno dei più grandi del suo tempo. Wilde era un uomo dagli ottimi natali, con un nome importante ed una mente acuta e brillante che però, a causa di un infelice amore per Bosie (al secolo Lord Alfred Douglas, figlio del marchese di Queensbury) ad un certo punto della sua vita perse tutto: la sua fama, il suo denaro, i suoi amici (ma non quelli più cari), la sua famiglia e la sua dignità pubblica.
De Profundis (il titolo originale era Epistula: in carcere et vinculis, quello che tutti noi conosciamo invece si riferisce al fatto che l’autore scava nelle profondità della sua anima) non nasce come un libro, bensì è una lettera privata che Wilde, dal carcere (fu infatti accusato di sodomia, ma le colpe imputategli erano molteplici), scrive a Douglas, principale artefice della sua rovina. Da quest’ultimo Wilde ha tentato più volte di allontanarsi, sempre senza successo. Si è trovato invischiato principalmente nel rapporto d’odio che intercorreva tra Bosie e suo padre, rapporto che non ha fatto altro che logorare e distruggere solamente il nostro.

(…) il mondo ti considera come il bravo ragazzo che fu quasi indotto al male dalle lusinghe dell’artista malvagio e immorale, ma è stato salvato proprio in tempo dal padre sollecito e affettuoso.

In carcere, però, Wilde dimostra quasi di essere rinato, di aver (ri)scoperto cosa sia l’umiltà, di essere quasi felice di aver allontanato da sè gli ipocriti avuti sempre acanto, mantenendo salde le amicizie vere, una tra tutte quella con Robbie Ross che poi diventerà suo esecutore letterario.
Douglas dichiarò di non aver mai ricevuto questa lettera (il che potrebbe essere vero, Ross potrebbe non avergliela mai consegnata a causa di particolari interessi nel tener lontani i due “amici”) e, per la verità, ne conobbe il testo integrale molti anni dopo la morte dell’amico (1900). Inizialmente questo scritto fu censurato da Ross, ma in seguito il mondo potè conoscere anche i tagli che erano stati eseguiti. Ne emerge un Oscar Wilde che nessuno di noi si aspetterebbe, una persona che per amore ha distrutto se stessa ed è giunta alla rovina perdendo anche il bene più prezioso che un letterato, un artista possieda: la sua ispirazione.

Titolo: De profundis
Autore:
Oscar Wilde
Traduzione:
Oreste Del Buono, introduzione di Masolino d’Amico e uno scritto di André Gide
Genere:
Epistola
Anno di pubblicazione:
 1905 ( ma 1962 prima versione integrale e corretta)
Pagine: 158
Prezzo: 8 €
Editore: Mondadori (collana Oscar Classici)

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19 pensieri su ““De profundis” di Oscar Wilde

  1. Scrutatrice Di Universi ha detto:

    Ho letto anche io “Il Ritratto Di Dorian Gray” e, sebbene l’abbia trovato comunque un buon libro, non è certo uno dei miei preferiti. Dopo Dorian Gray non ho letto null’altro di Wilde, però mi ero riproposta di mettermi in pari. Questo “De Profundis” potrebbe essere un’ottima scelta per trovarmi di fronte ad un Wilde diverso…ti ringrazio quindi per la tua preziosa recensione!:)

  2. Snake788 ha detto:

    Il ritratto di Dorian Gray è il mio libro preferito… Adoro Dorian Gray come personaggio… e a volte confesso di averlo preso come esempio. (anche se so che è sbagliato vivere in quel modo…)
    ci si legge…

    • Valentina ha detto:

      Non è detto che sia sbagliato, ognuno vive la propria vita come meglio crede. Io non amo lasciarmi andare e fare solamente quel che voglio, ma non dico che sia giusto.
      In ogni caso, credo che fare esattamente come Dorian Gray sia molto, ma molto difficile, lui è proprio arrivato al limite.

  3. Mr.Loto ha detto:

    Di Oscar Wilde ho letto quasi tutto e “De Profundis” mi colpì molto per la sincerità che traspariva; forse perchè non era nato per essere pubblicato. A dire il vero, ho sempre pensato che, nella maggior parte dei casi, Wilde è un autore “frainteso”. Il suo modo sublime di scrivere, che ovviamente in lingua originale rende molto più che in italiano, i suoi personaggi e le sue trame sono, a mio parere, impareggiabili. Certo, la sua vita privata è stata un pò meno ineccepibile anche se, a ben vedere, spesso si confonde il vero Wilde con i personaggi dei suoi romanzi o con l’idea che, da buon decadentista ed esteta amava dare di sè in pubblico. Molte delle “citazioni” celebri di Oscar Wilde sono infatti in realtà tratte dai dialoghi del protagonista di “Il ritratto di Dorian Gray” che, alla fine, è una incredibile metafora della vita che dimostra chiaramente come ognuno, in base alle proprie scelte, può “abbruttirsi” dentro, anche se agli occhi degli altri non si vede nulla….. era un grande conoscitore dell’animo umano e delle emozioni che lo attraversano. Peccato che, alla fine, non sia stato in grado di scrivere la propria vita così bene come faceva con i suoi romanzi.
    Un saluto.

    • Valentina ha detto:

      Sono perfettamente d’accordo con te ed è per questo che De Profundis mi è servito come mezzo per riscattare questo grande autore che come dici tu è stato sempre frainteso. Il mondo ha fatto il grande errore di scambiare – potremmo dire quasi metonimicamente – l’autore con la sua opera più celebre, errore che ha offeso la sua memoria.
      Era un uomo che cercava la perfezione nella parola (la ricerca del bon mot) ma anche nella vita. In quest’ultima, in realtà, è stato molto sfortunato, ma sono sicura che senza questi guai/incidenti di percorso, avremmo potuto conoscerlo molto meglio.

  4. Manu ha detto:

    Interessante! Anch’io non ho mai amato Wilde per i tuoi stessi motivi, ma confesso che la vita interiore dell’autore mi ispira e penso che lo leggerò, grazie 🙂

  5. martisorrentino ha detto:

    A me “Il ritratto di Dorian Gray” è piaciuto moltissimo ma non ho letto nient’altro di Wilde. Direi, a questo punto, che recupererò con il “De profundis” 😉

  6. karina890 ha detto:

    Il ritratto di Dorian Gray mi ha sempre incuriosito quindi fui entusiasta di comprarlo. Mi annoiò molto la parte in cui Wilde descrive le collezioni di Dorian e mi spiazzò molto il finale (ne rimasi fin terrorizzata) ma devo ammettere che Wilde anche prima del De Profundis mi è sempre piaciuto. Per quel che mi riguarda il De Profundis è stata la conferma della sua intelligenza e del suo animo sensibile: chissà, paradossalmente era ciò di cui aveva bisogno. Non di andare a finire in galera, ma di una prova di resistenza magari…anche perché il decadentismo è molto vuoto e lui non lo era affatto!

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