“Il bordo vertiginoso delle cose” di Gianrico Carofiglio

WP_002787Questo libro l’ho comprato praticamente il giorno dopo che è uscito e l’ho finito qualche giorno fa. Ero curiosissima di leggerlo perchè di Carofiglio ne avevo affrontati già tre risalenti all’epoca in cui pubblicava con Sellerio e c’era come protagonista l’avvocato Guerrieri. Ecco, se siete rimasti anche voi a quella tipologia di romanzo lì, allora resterete totalmente spiazzati da Il bordo vertiginoso delle cose.

Assolutamente non posso dire che sia un libro brutto, perchè non lo è affatto. Gianrico Carofiglio ha un modo di scrivere che mi piace molto, scorrevole, comprensibile, non si lancia in sperimentazioni linguistiche che portano solo confusione, però… c’è un però. Per come sono fatta io preferisco quel tipo di trame in cui alla fine della lettura i personaggi raggiungono il loro scopo. Qui non ho ben capito quale fosse questo scopo. Ma andiamo per gradi, dall’inizio. Il titolo, Il bordo vertiginoso delle cose, è una citazione da un verso di Robert Browning e questo lo scopriamo solo alla fine, mentre il protagonista è Enrico Vallesi, un uomo di quarantotto anni che ha scritto un libro una decina d’anni prima e adesso, non riuscendo a scrivere altro, fa l’editor per la casa editrice con la quale aveva pubblicato. Quando ho iniziato a leggere mi sono trovata un po’ spiazzata perchè non mi era mai capitato di trovare qualcosa scritto alla seconda persona singolare. Vi starete chiedendo come, quindi vi do un pezzettino del Preludio:

Come ogni mattina entri nel solito bar per fare colazione, Da quando vivi solo – da parecchio ormai – non ti riesce di fare colazione a casa. La cena, a volte il pranzo, sì. Chissà perchè, invece, la colazione no. Così ogni mattina vai al bar. A volte resti in piedi al bancone, altre volte ti siedi a un tavolino e te la prendi più comoda. Non c’è una regola, dipende da come ti senti – come non ti senti -, dal tempo, dagli impegni o dalla loro assenza, dal caso. Non lo sai perchè a volte ti siedi e a volte no.

Non vi fa un po’ strano leggere una cosa scritta così? A me sì, infatti ci ho messo qualche capitolo prima di abituarmi e alla fine ce l’ho fatta. Comunque i capitoli non sono tutti così; si alternano infatti capitoli numerati, scritti rivolgendosi al lettore, e capitoli chiamati “Enrico” scritti in prima persona. Nei primi è il protagonista che parla nel momento attuale, e parla a noi quasi come se volesse farci immedesimare in lui; negli altri, invece, sempre il protagonista racconta di se stesso all’età di circa sedici anni, quando frequentava la prima liceo (classico, quindi terzo anno). Tutto nasce dal fatto che Enrico, seduto al bar come avete letto in quello stralcio, apre il giornale e sfogliando le pagine della cronaca nera gli salta all’occhio il nome di una persona che conosceva, rimasta uccisa in un conflitto a fuoco dopo una rapina a Bari, sua città d’origine. Lui dopo il liceo è andato via dal capoluogo pugliese e si è trasferito a Firenze, dove ha fatto l’università e vive tuttora. Allora cosa gli viene in mente di fare? Va a Bari per qualche giorno, ritrova suo fratello, cammina per le strade che non percorreva da tanti anni e inizia a fare una specie di percorso introspettivo, tornando indietro nel tempo (nei capitoli Enrico) e ricordando il rapporto che aveva con la famiglia, alcuni amici e soprattutto Salvatore, quel nome nell’articolo di cronaca sul giornale.

Mi colpisce molto il personaggio di Celeste, una ragazza che fa supplenza di filosofia perchè il professore di Enrico sta male. Celeste è giovanissima, appena laureata, ed Enrico sedicenne se ne innamora. E grazie alla presenza di questa donna nel libro troviamo una serie di dissertazioni filosofiche sparse qua e là tra le pagine. Onestamente, alcune le ho trovate belle, altre superflue; mi è sembrato un po’ che l’autore volesse scrivere qualcosa di profondo a tutti i costi e mi sorge un dubbio: come si può cambiare così tanto il proprio stile passando da un editore ad un altro? Sono cambiati gli standard? Chissà, chissà.

Non vi dico come finisce perchè se devo essere sincera qualcosa mi sfugge. Sono arrivata all’ultima pagina e mi sono detta: mbè? Ma forse sono io, che ho sempre bisogno di un finale concreto e non di uno aperto in questo modo. In generale non mi ha lasciato molto, però, come ho detto all’inizio, non posso dire che sia un libro brutto. Magari chi non ha letto ancora nulla di Carofiglio lo apprezzerà di più.

Titolo: Il bordo vertiginoso delle cose
Autore: Gianrico Carofiglio
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2013
Pagine: 315
Prezzo: 18,50 €
Editore: Rizzoli (Collana Scala italiani)

Giudizio personale: spienaspienaspienasvuotasvuota