“Blues di mezz’autunno” di Santo Piazzese

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Sì, anche stavolta vi beccate il mio segnalibro!

Vi avevo detto che l’avevo preso, e adesso l’ho letto e finito da qualche giorno. Blues di mezz’autunno di Santo Piazzese l’ho praticamente divorato e le mie aspettative non sono state deluse. Ma questo lo sapevo, infatti l’ho comprato senza pensarci due volte. La lettura è stata come sempre piacevolissima, il suo modo di scrivere è davvero particolare. Ad un’ironia spesso sottile e colta unisce delle belle descrizioni di luoghi siciliani. In questo caso alcuni posti in cui si svolge il romanzo sono inventati, ma rispecchiano molto i veri paesaggi dell’isola.
Nessun omicidio, nessun giallo da risolvere, stavolta per Lorenzo La Marca, il protagonista dei romanzi di Piazzese. Solo un inaspettato ritorno al passato fino alla sua giovinezza, quando, mandato dal suo professore su un peschereccio per fare delle analisi per la tesi, s’imbatte in una serie di personaggi strani che lo segneranno lasciandogli un bel ricordo.

Questo libro ve lo consiglio davvero, soprattutto se siete siciliani o appassionati della Sicilia. Però vi consiglio anche di leggere prima gli altri romanzi, perchè a volte fa dei riferimenti che altrimenti non verrebbero capiti bene. Eccovi adesso la mia recensione.

Blues di mezz’autunno di Santo Piazzese. Lorenzo La Marca: “per un ritratto del protagonista da giovane”.

Mi si perdoni la semicitazione joyciana nel titoletto, perchè Blues di mezz’autunno di Santo Piazzese con James Joyce non c’entra nulla, ma leggendolo verrebbe in mente a chiunque, pure a Piazzese che infatti la usa nelle note dell’autore. Blues di mezz’autunno non è come gli altri romanzi dell’autore palermitano, nonostante ne condivida il protagonista e qualche altro personaggio, ma è un viaggio indietro nel tempo fino alla giovinezza…

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9 pensieri su ““Blues di mezz’autunno” di Santo Piazzese

  1. Telleena.Sbacchi ha detto:

    Non lo so, Piazzese non mi convince. L’ho letto poco, pochissimo, e ora mi hai fatto venire curiosità: ritenterò l’approccio. Appena, però, la babele sul mio comodino si assottiglierà. McEwan e Fitzgerald hanno spostato i confini un po’ più in là, appena l’immaginazione farà ritorno in Italia mi spingerò sulla soglia di Piazzese. Speriamo ne valga la pena. Intanto grazie per i suggerimenti.

    Buona correntecontro, T.S.

    • Valentina ha detto:

      Io ultimamente, per caso, mi sono trovata a leggere tutti autori italiani, quindi sono rimasta qui. Però forse mi ci vuole qualcosa di straniero adesso. Piano piano vediamo. Ho intenzione di provare gli asiatici, che non conosco affatto. Ho qualcosa della Yoshimoto già pronto, vedremo.
      A me Piazzese piace tantissimo, ma i gusti cambiano da persona a persona. Ovviamente facendo le recensioni scriviamo secondo il nostro metro di giudizio. Chissà, forse ritentando lo apprezzerai, oppure continuerà a non piacerti. 😉

      • Telleena.Sbacchi ha detto:

        Gli asiatici mi piacciono, sia nella letteratura che nel cinema: hanno una lentezza emotiva che diventa poesia. La Yoshimoto è brava, ma forse ha una scrittura più adolescenziale. Ti suggerirei, però come hai ben detto ‘i gusti cambiano da persona a persona’, Yukio Mishima, Haruki Murakami, Ryū Murakami (che è anche un regista) e poi, in poesia, gli haiku (che per me definiscono la cosiddetta essenzialità della bellezza).

        separazione-
        le spighe dell’orzo
        tormentate tra le dita
        – Matsuo Bashō

        In pochissime parole, tre versi appena, c’è (almeno a me è questo che mi ha mostrato): un amore importante, durato forse una vita, la fine, dolorosa separazione, e ricordi che premono sul respiro (‘tormentate tra le dita’)…

        E se posso suggerirti anche un’altra cosa: Dolls, film di Takeshi Kitano, del 2002. Lui è anche, tra tantissime cose, uno scrittore.

        Scusa il fiume in piena. Buona correntecontro, T.S.

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