Salotto letterario con Pippo Russo su “L’importo della ferita e altre storie”

WP_002891L’importo della ferita e altre storie (sottotitolo Frasi veramente scritte dagli autori italiani: Faletti, Moccia, Volo, Pupo e altri casi della narrativa di oggi) è il libro che sto leggendo adesso e che ieri è stato oggetto di un piacevolissimo salotto letterario virtuale ospitato da Tempoxme, a cui ha preso parte anche l’autore, Pippo Russo. Io sono partita un po’ svantaggiata rispetto agli altri, perchè ho appena terminato il primo capitolo mentre il resto dei partecipanti aveva finito tutto il libro da tempo, ma è stato molto interessante leggere le domande degli utenti e le risposte di Pippo. Vediamo cosa ne è venuto fuori, anche se comunque potete vedere tutte le conversazioni qui.

Parlando in generale, il libro si propone di analizzare alcuni autori italiani molto famosi per far vedere quanto, spesso, la fama non abbia motivazioni valide. Il primo capitolo, che io ho finito proprio poco fa, è dedicato a Faletti, autore che personalmente non ho mai affrontato. Chi lo ha letto, dopo aver riflettutto su diversi elementi posti alla nostra attenzione da Pippo Russo, ha pensato “come ho fatto a non accorgermene?”, e parliamo di frasi senza senso, frasi che sembrano scritte in inglese e poi tradotte male (ad esempio tra le espressioni idiomatiche, mi ha colpita molto “Non girare attorno al cespuglio”, che in italiano non significa niente), trame instabili, ecc. La giustificazione più frequente è “forse certi libri li leggi tutto d’un fiato e nella velocità non fai caso a queste cose”, come se ci fosse una cecità nella lettura.

Ciò che io rimarco è pubblico, sotto gli occhi di tutti. E’ un po’ il meccanismo disvelatore che porta il ragazzino dell’apologo a urlare che il re è nudo. Ma quella nudità era sotto gli occhi di tutti, e allora perché le altre migliaia di persone non la denominavano? E ne avranno provato colpa, dopo? Il problema della “cecità nella lettura” è uno dei più seri fra quelli che rimarco attraverso il libro. E purtroppo questa cecità coglie anche lettrici e lettori attenti, non soltanto coloro che hanno un rapporto molto disimpegnato (eufemismo) coi libri…

L’autore, del suo libro, dice:

E’ un libro dalla formula particolare. Non è critica letteraria tradizionale, non è pura recensione, non è soltanto saggio. E’ narrazione dei libri. Da scrittore parlo di altri scrittori conoscendone i tic, i vizi, le fisse. E ho raccontato le loro miserie. Era una sfida non facile, e poteva non funzionare. Invece è andata bene.
La risposta dell’editore è stata convinta e positiva fin dall’inizio. Si sapeva quali potessero essere i rischi, e si è andati avanti comunque. L’idea era quella di fare un’operazione-verità, e per farla bisogna dire cose scomode. Quanto ai lettori, ho avuto soltanto reazioni positive da parte loro. In molti mi hanno detto: “Si sentiva il bisogno di un libro così”. E questo è il giudizio più bello che potessi ricevere.
Molti librai mi hanno ringraziato. Non è un bel mestiere quello che si trovano a fare, di questi tempi. E non solo per la qualità dei libri, ma soprattutto per la qualità dei lettori. Insisto sempre a dire che non ci sarebbero pessimi libri e pessimi scrittori se non ci fossero pessimi lettori. Ma vado oltre. Tempo fa un libraio di Arezzo – che purtroppo nel frattempo ha dovuto chiudere la libreria, e è stata una grande perdita – mi raccontò di un cliente che gli si presentò con una richiesta particolare: aveva un’intera parete di scaffali da riempire, e gli serviva uno stock di libri che “facesse arredamento”. Non gliene fregava nulla di cosa comprasse, bastava coprire il vacuum. Ecco, questa forse sarà una parabola radicale sul libro come oggetto sociale nella contemporaneità e sul mestiere del libraio. Ma nella sua radicalità racconta molte verità.
(…) ho scritto questo libro da lettore incazzato, più che da saggista o scrittore. E l’incazzatura era certo contro gli scrittori presi di mira e il sistema militare-editoriale che li alimenta, ma in ultima analisi il disappunto era – e continua a essere – verso i lettori. “Cazzo ridi? . mi verrebbe da dir loro – De te fabula narratur”. Dovresti ribellarti e usare tutta la tua sovranità per fermare lo scempio, non aspettare il kamikaze che prende a smerdare i presunti fenomeni”. Ma tant’è…

Io vado avanti nella lettura, intanto. Quando lo finisco ve ne parlo meglio, ma vi dico già da ora che il libro è molto interessante e ci aiuta ad aprire gli occhi su quello che acquistiamo e poi leggiamo, con una critica puntigliosa dei maggiori fenomeni letterari italiani. Adesso posso dedicarmi al capitolo sul mio grande eroe, Fabio Volo!

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21 pensieri su “Salotto letterario con Pippo Russo su “L’importo della ferita e altre storie”

  1. marisamoles ha detto:

    Credo sia vero quel che osserva Russo: “Il problema della “cecità nella lettura” è uno dei più seri fra quelli che rimarco attraverso il libro. E purtroppo questa cecità coglie anche lettrici e lettori attenti, non soltanto coloro che hanno un rapporto molto disimpegnato (eufemismo) coi libri…”. Credo di esserne vittima anch’io. Quando una lettura ti prende, perché piace la trama o è gradevole il tipo di scrittura, può capitare che si sorvoli anche su frasi stereotipate o nonsense belli e buoni. Ad esempio, mi hanno colpito le osservazioni fatte da frz40 sul romanzo “La luce sugli oceani” che ho recensito descrivendolo come uno dei più bei libri letti e che lui ha demolito nel commento sul suo blog. Leggendolo, mi sono resa conto che in effetti qualcosa di troppo artificioso mi era sfuggito. Ciò non toglie che il romanzo mi sia piaciuto moltissimo.
    Non faccio commenti su Volo, aspetto la tua recensione. 🙂

    • Valentina ha detto:

      Perchè leggiamo in maniera spensierata e quindi distratta. Alla fine la lettura è uno svago, se dovessimo metterci troppa attenzione ci ritroveremmo a studiarli. Però ti fa un po’ incavolare quando dici “ma come ho fatto a non accorgermi di tutte queste bestialità o punti deboli? dove avevo la testa?”.
      Ci vuole qualcuno che ci faccia aprire gli occhi ahahaha

  2. karina890 ha detto:

    Se molti non capiscono le trame più semplici di film e telefilm non mi stupisco che non capiscano soprattutto la narrazione di un libro. Figuriamoci poi il suo valore, i tick dello scrittore ecc. ecc.
    Sì, questo è un libro che prima poi qualcuno doveva scrivere. 😦

  3. martisorrentino ha detto:

    Aspetto di leggere la tua recensione completa perché è un tema che mi è particolarmente a cuore, infatti non sono una fan degli scrittori che in Italia vanno tanto di moda (per dirla in un modo carino!). Intanto cerco di recuperare questo libro, sarà sicuramente una lettura interessante!

    • Valentina ha detto:

      Io seguo molto poco le mode, ma non perchè mi piaccia andare controcorrente, bensì perchè proprio non riesco a seguirle, data la mia testardaggine.
      Me lo gusto a poco a poco, credo che una lettura troppo veloce mi confonderebbe, e non voglio perdermi nulla.

  4. laurazaccaro2013 ha detto:

    Sono d’accordo fino ad un certo punto.. alla fine la lettura ti deve dare un’emozione.. quindi che il libro sia tecnicamente scritto bene è sicuramente un punto a suo favore.. ma non è, per me, indispensabile.. anche perché quella che per altri è una frase senza senso.. magari il senso ce l’ha per me.. per qualche motivo.. a volte si è troppo critici con gli altri.. comunque finisce in wishlist! 😉

    • Valentina ha detto:

      Io invece (purtroppo o per fortuna) non riesco a leggere un libro scritto male. Se trovo un solo errore, perdo l’interesse. Magari sarò cattiva, ma è così. Poi un errore ogni tanto ci può stare, e intendo errori di grammatica, logica, ecc, però così tanti no.

      • cosavuoifaredagrande ha detto:

        il punto è che l’emozione che ti può regalare un libro è diversa da quella di una canzone o un quadro, e in questa diffrenza ha gioco il fattore eminentemente tecnico. Insomma, tecnica ed emozione, fatto e valore (per citare il nostro amato prof Putnam, idolo della scuola Attilio Regolo) si intrecciano, ed è in questo gioco che viene fuori l’opera d’arte. Oddio, speriamo di non esserci incartati. =_____=

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