“L’ordine di Babele” di Flavio Villani

1463072_1434168863463369_2140766885_nL’ordine di Babele è il romanzo d’esordio di Flavio Villani, uscito poco più di un mese fa, il 31 ottobre 2013, edito da Laurana. Devo dire che sono contenta di aver affrontato questa lettura perchè mi ha permesso di fare un grande esercizio mentale. A volte mi succede di leggere in maniera distratta perchè dalle prime pagine di un libro capisci già dove si andrà a finire, infatti inizialmente mi sono trovata un po’ distratta, dato anche il costante pensiero alla tesi di laurea che sto scrivendo (quei libroni messi là da parte sembrano dire continuamente “ricordati che devi morire”). Vabbè. L’ordine di Babele va letto con molta attenzione, ma non significa che sia un libro pesantissimo, la lettura è davvero piacevole, tanto che – vi assicuro – non sembra affatto che si tratti di un esordio.

Quando ho letto per la prima volta il titolo mi sono detta: che strano, sembra quasi una contraddizione in termini, cioè, le parole ordine e Babele indicano due concetti opposti. Cosa vi viene in mente pensando a Babele? La torre, il caos, gente che parla lingue diverse senza capirsi… Insomma, cose che con l’ordine c’entrano davvero poco. Io non so se il significato sia esatto, perchè lo interpreto in maniera personale, ma secondo me il titolo sta ad indicare il fatto che una dei protagonisti, Emmanuelle, cerca di fare ordine nella babele di informazioni che ha a sua disposizione. Ma vediamo come.

Innanzitutto diciamo che il romanzo ha più ambientazioni, sia spaziali che temporali; i capitoli e i paragrafi sono relativi a luoghi, posti e personaggi diversi e sei tu, lettore, che devi stabilire le connessioni e rintracciare il filo rosso che lega tutti quanti. Emmanuelle è una ragazza italiana che sta per veder morire sua madre Isabelle (francese) in un letto d’ospedale. Lei conosce la madre, ma non sa chi sia suo padre. Ha solo una fotografia di Isabelle con due uomini scattata molti anni prima; i due uomini sono Pierre Kastòr e Vincent Pollack, rispettivamente un dottore che ufficialmente faceva lo psichiatra ma nei fatti era un inquisitore dei prigionieri a Saigon, e un agente del Dèuxieme Bureau francese che ha la missione di scovare Babel, una spia che va contro la Francia. Allora ci ritroviamo catapultati avanti e indietro nel tempo, a vivere le vicende di Isabelle che sposa Vincent per andar via di casa, di Pierre che s’innamora di lei che vuole scappare da Saigon e tornare in Francia e dello stesso Babel che non si sa chi sia. Vincent sembra quasi accecato dalla sua missione, non vede altro, vuole trovare ad ogni costo quella spia, tanto che ad un certo punto accusa Pierre di essere Babel. Ritornando nel presente, Emmanuelle, che deve scoprire chi sia in realtà suo padre, incontra Vincent, chiamato sul letto di morte da Isabelle, si fa raccontare il suo rapporto con la donna e si fa lasciare un accendino molto importante (per lui, per lei, per tutti). C’è un capitolo molto bello sul racconto in prima persona della vita di Vincent. La ragazza poi va a Baghdad per incontrare anche Pierre, ma l’uomo confessa di essere costretto a scappare e a nascondersi sempre, quindi le lascia solo delle cassette in cui le spiega tante cose del suo passato, confessando di non essere affatto Babel, che nonostante si dicesse che l’amante di sua madre fosse Babel, l’amante di sua madre era lui. Emmanuelle comunque fa anche un altro viaggio, in America, per accogliere le spoglie di un suo vecchio amico e conoscere lo zio di questo, persona molto importante nella storia.

Ma riuscirà Emmanuelle a capire chi è suo padre e soprattutto chi era Babel? Lei ci riuscirà, però si limiterà a dire di esserci riuscita, mettendosi quasi a ridere per non esserci arrivata prima. La sfida personale del lettore è quella di svelare il mistero. Flavio Villani lascia, disseminati tra le pagine, una serie di indizi che voi dovete segnare nella vostra mente per ricomporre il puzzle alla fine. E io trovo che sia un ulteriore punto a favore di questo romanzo: niente lettori pigri, ma solo lettori attivi.

La storia è raccontata con stili diversi, l’autore più di una volta tenta delle sperimentazioni narrative d’effetto, come ad esempio dei capitoletti in forma esclusivamente dialogica che accelerano il ritmo e hanno il pregio di non confondere il lettore con parole e spiegazioni che rovinerebbero l’atmosfera, oppure altre parti in cui le scene sono raccontate come se fossero filmate da una telecamera. Il linguaggio è sempre scelto con attenzione e adatto alle varie situazioni raccontate, e i personaggi sono descritti in maniera accurata. Tutti sono ossessionati dalla presenza di Babel, che sembra quasi un’ombra. I loro sentimenti, le loro paure entrano nell’animo del lettore e lo fanno appassionare alla vicenda. Quello che io ho preferito è sicuramente Vincent Pollack, un uomo forte, misterioso e che vuole a tutti i costi compiere la sua missione, ma che in alcuni punti mostra anche una sua fragilità interiore.

Il tutto in una cornice storica veritiera come quella del Vietnam. Ma per capire appieno quello che intendo dovete leggere questo romanzo che merita davvero.

A questo punto vi lascio un estratto del romanzo, che è possibile scaricare dal sito di Laurana, e il booktrailer de L’ordine di Babele.

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Flavio Villani, nato a Milano nel 1962, è neurologo. Ha lavorato negli Stati Uniti come ricercatore nel settore della neurofisiologia. Questo è il suo romanzo d’esordio.
Potete visitare il suo blog: http://flaviovillani.wordpress.com/

Titolo: L’ordine di Babele
Autore:
Flavio Villani
Genere:
Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2013
Pagine: 560
Prezzo: 18 €
Editore: Laurana (Collana Rimmel. Narrativa italiana)

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza

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