Per conoscere meglio “Il bordo vertiginoso delle cose” di Carofiglio

Qualcuno ricorderà che quando ho letto Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio ho detto che non mi è piaciuto troppo. Nei giorni scorsi, su Leggeremania, abbiamo realizzato un’intervista doppia, con le colleghe Chiara ed Eleonora, in cui io ho solo fatto delle domande e loro hanno risposto esponendo i loro due diversi punti di vista. Se v’interessa, date un’occhiata qui 😉

Il bordo vertiginoso delle cose è l’ultimo romanzo di Gianrico Carofiglio, edito nel 2013 da Rizzoli.

Il protagonista di Il bordo vertiginoso delle cose, Enrico Vallesi, è uno scrittore di quarantotto anni che, dopo il successo del suo unico libro, è in preda ad un blocco creativo. Per vivere lavora per la sua casa editrice scrivendo libri che verranno pubblicati col nome di altri. Nella vita è solo e abita a Firenze. Un giorno gli capita di leggere di un fatto di cronaca in cui è coinvolto Salvatore, una sua vecchia conoscenza di quando stava…

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“La lista di Schindler” di Thomas Keneally

Oggi voglio parlarvi di un libro che ho letto un po’ di tempo fa, e credo che non ci sia giornata più adatta di questa per discuterne. Il post sarà più breve degli altri perché su una cosa così seria non voglio rischiare di dire stupidaggini. Sinceramente, il tema mi sta molto a cuore e ho cercato di leggere moltissimi libri sull’argomento, ma questo credo sia quello che mi ha toccato di più. Voi cosa avete letto in proposito?

Che cosa significava finire nella “lista di Schindler”? Chi era in realtà Oskar Schindler, giovane industriale tedesco cattolico e corteggiatore di belle donne? Basandosi anche sulle testimonianze di quanti lo conobbero, Keneally ricostruisce la vita straordinaria di questo personaggio ambiguo e contraddittorio. Ritenuto da molti un collaborazionista, Schindler sottrasse uomini, donne e bambini ebrei allo sterminio nazista, trasferendoli dai lager ai suoi campi di lavoro in Polonia e in Cecoslovacchia, dove si produceva materiale bellico. Così, fornendo armi al governo tedesco e versando enormi somme di denaro, Schindler salvò migliaia di persone. Resta però un mistero il motivo che lo spinse a intraprendere quella sua personale lotta al nazismo.

La storia la conosciamo un po’ tutti, e per quel che mi riguarda la parte che mi ha commossa di più è quando alla fine le persone salvate dal signor Schindler gli fanno un regalo per ringraziarlo di tutto quello che ha fatto, un regalo che confezionano con quel poco che hanno. Sia nel libro che nel film lo vedrete.
Questo libro dà un chiaro esempio di ciò che un uomo può essere: infinita crudeltà e infinita bontà. Oskar Schindler dà tutto ciò che possiede per salvare la vita di un grandissimo numero di ebrei, e non è una storia inventata, è ciò che è successo realmente: un uomo che usa tutte le risorse a sua disposizione per mettersi contro un intero sistema.
Per quanto riguarda il linguaggio usato, non ci sono aggettivi o espressioni che vogliano indirizzarci verso una certa opinione, ma è tutto raccontato in modo oggettivo e crudo, come una cronaca dei fatti. Ed è proprio questo che contribuisce a darci l’idea non solo di ogni genere di crudeltà che quelle persone hanno dovuto subire, ma anche di ciò che Herr Schindler è stato in grado di fare.
Come tutti sanno, poi, da quest’opera è stato tratto il famosissimo film, Schindler’s List. Qualora non l’abbiate visto, vi consiglio subito di guardarlo. E ovviamente anche di leggere il libro.

“Chi salva una vita salva il mondo intero”

(Talmud)

Titolo: La lista di Schindler
Autore:
Thomas Keneally
Traduzione:
Marisa Castino 
Genere:
Romanzo
Anno di pubblicazione:
1982 (Sperling&Kupfer 2010)
Pagine: 383
Prezzo: 12€
Editore: Sperling&Kupfer

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

“Dracula” di Bram Stoker

Il famosissimo Dracula di Bram Stoker! Inizialmente può sembrare un po’ un mattone, specialmente con l’edizione che ho scelto io, quella della Newton & Compton che fa dei libroni con pagine grandi e scritte piccine piccine ma piene piene, quel genere di pagine che ti fanno venir voglia di chiudere il libro. Ma ce la si fa tranquillamente.

Dracula, dello scrittore irlandese Bram Stoker (al secolo Abraham Stoker) è considerato l’ultimo dei romanzi gotici, uno di quei romanzi, per intenderci, con ambientazioni tetre, spettrali e pieni di mostri, brutti ceffi e cattivoni che mettono i bastoni tra le ruote ai personaggi buoni, che alla fine devono vincere. Il libro è ispirato alla leggendaria figura del Voivoda (principe) di Valacchia (una zona tra il Danubio e le Alpi transilvaniche) Vlad III, un tipo molto poco raccomandabile vissuto tra il 1431 e il 1476 e soprannominato Vlad l’impalatore (e v’ho detto tutto). Il nome Dracula viene dal fatto che il tipo in questione fu investito dell’ordine del Dragone, che in rumeno è drac, mentre ul è l’articolo determinativo che al contrario dell’italiano, la lingua rumena pospone ai nomi (es.: lupul = il lupo). Da qui gli derivò l’appellativo di Draculea. Solo che, disgraziatamente, drac può significare anche “demonio” oltre che “dragone”, quindi fate 2 + 2.

Detto questo, il libro è molto bello, anche se inizialmente non ho provato nessun trasporto. L’opera narra di alcune persone che per motivi diversi vengono a contatto col conte Dracula e, dopo aver scoperto chi è realmente, decidono di unire le forze per farlo fuori e liberare l’umanità da un simile mostro. Importante è la figura del professor Van Helsing, che qui è un luminare che per gran parte della sua vita ha studiato le abitudini di questo demonio e si mette a capo del coraggioso gruppetto perché è colui che tra tutti sa di più. Non è come quel tizio dell’omonimo film, bello e giovane che saltella da un posto all’altro… Stendiamo un velo pietoso.
La vicenda è narrata sulla base di alcuni scritti, messi in ordine cronologico, dei membri del gruppo. Quindi vediamo pezzi di diario, qualche memorandum, appunti, lettere, articoli di giornale e telegrammi.

Dracula non è il primo libro che parla di vampiri, però, questo è un errore che fanno in tanti. Dei vampiri si è sempre saputo/avuto paura, fin dalla notte dei tempi, tanto che troviamo fogli e fogli su di loro in ogni parte del mondo. Quello che invece possiamo considerare l’iniziatore della narrativa sui vampiri, poiché determinò il successo di questa figura, è John Polidori, con il suo Il vampiro (1819). Chi era John Polidori? Allora, vi ricordate (cosa che qualcuno saprà) della storiella che nel 1816, chiamato “l’anno senza estate”, alcuni grandi artisti – Percy Bysshe Shelley, Mary Wollstonecraft (poi Shelley, dato che si sono sposati più tardi) e Lord Byron (in realtà c’era pure la sorellastra di Mary che era amante di Byron) – andarono a passare un po’ di tempo in una villa italiana, Villa Diodati? Orbene, c’era pure il nostro amico John Polidori. Questi per divertirsi un po’ decisero di scrivere delle storie spaventose e da questo “passatempo” ne uscì Frankenstein (1818). Ma non solo. Anche  Il vampiro di Polidori ebbe tantissimo successo, solo che ormai la fama di Dracula lo ha oscurato e nessuno se ne ricorda più.

Titolo: Bram Stoker
Autore:
Dracula
Traduzione:
P. Faini
Genere:
Romanzo
Anno di pubblicazione:
1897
Pagine: 352
Prezzo: 6 €
Editore: Newton&Compton

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza

“Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo” di Hans Sahl da domani 22 gennaio in libreria

Qualcuno di coloro che mi seguono già da un po’ sa che io, la Giornata della Memoria, la sento in modo particolare. Quest’anno, in occasione di questa celebrazione, sto leggendo una raccolta di poesie di Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo (cura e traduzione di Nadia Centorbi) che uscirà domani 22 gennaio nelle librerie, edita da Del Vecchio.

Nell’opera di Hans Sahl si può osservare il secolo intero, con tutti i suoi rivolgimenti e le imponderabili derive.

[Franz Josef Görtz]

Le poesie sono tutte tradotte ma col testo originale a fronte, per chi volesse leggerle in tedesco. Personalmente non conosco la lingua, ma penso che soprattutto nel caso della poesia sia interessante soprattutto leggerla nella lingua in cui è stata scritta. Ma vediamo chi è l’autore.

Hans Sahl

Hans Sahl

Nato nel 1902 in una famiglia di industriali di Dresda di religione ebraica, Sahl fu attivo come critico cinematografico già dal 1920, e tutta la sua vita fu accompagnata dalla scrittura letteraria. Fu anche traduttore di autori di rilievo, come Tennessee Williams, Arthur Miller e Thornton Wilder. Tornato in Germania negli ultimi anni della sua vita, si spense a Tubinga nel 1993. Di Sahl è uscito in Italia: Memorie di un moralista. L’esilio nell’esilio, Sellerio 1995.
Pochi esponenti della letteratura tedesca dell’esilio hanno vissuto l’estraneità con la radicalità di Hans Sahl. A testimoniarlo gli scritti autobiografici, tenacemente intesi a tracciare un’iconografia dell’esilio, ma anche questa intensa e sincera produzione poetica, che evidenzia suoni e vibrazioni di un’esistenza precariamente sospesa tra identità e dispersione. Appena qualche anno prima di rientrare definitivamente in Germania, Sahl scriveva a Joachim Koch, l’editore della rivista «Exil»: «Esilio – non si tratta soltanto di una definizione politico–geografica, non solo di un luogo dell’estraneità, del confino. L’esilio è quasi diventato un moderno stato di coscienza. Ci sono interi popoli che vivono in esilio nel loro stesso Paese, per altri l’esilio diventa una seconda patria». Per Sahl, poeta “dal cuore pieno d’estraneità”, l’esperienza dell’esilio travalica lo spazio circoscritto dell’urgenza storica, estendendosi prospetticamente alla sfera esistenziale e facendosi permanente condition humaine.

Ecco uno scrittore da (ri)scoprire, la cui capacità di illuminare il momento è ineguagliabile.

[Die Zeit]

Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l'uomoQuando nel 1942 dà alle stampe il suo primo volume di poesie Le chiare notti. Poesie dalla Francia, Hans Sahl ha quarant’anni. Alle sue spalle l’Europa in fiamme e nove lunghi anni di esilio, trascorsi per lo più a Parigi. Dalla Germania nazista era fuggito, unendosi alla schiera degli emigranti della prima ora, nel marzo 1933, «non solo come ebreo, ma anche come oppositore di Hitler», riparando dapprima a Praga, poi a Zurigo e infine a Parigi fino allo scoppio della guerra. All’invasione della Francia da parte delle truppe tedesche, fu internato nei campi di lavoro francesi, in uno dei quali condivise la drammatica esperienza con Walter Benjamin. Nel 1941 riuscì a fuggire e raggiungere Marsiglia, uno dei pochi porti d’Europa dal quale era ancora possibile salpare in direzione degli Stati Uniti. Approdò a New York e vi si stabilì, per rientrare in Germania definitivamente solo nel 1989. Cinquantasei anni di esilio in cui Sahl svolse prevalentemente il lavoro di corrispondente culturale da New York per diversi giornali e riviste. Si dedicò altrettanto proficuamente all’attività di traduttore, nell’ambigua consapevolezza di avere ormai «siglato un patto con l’estraneità».

Nei versi di Sahl riecheggiano i momenti bui del Ventesimo secolo e la dolorosa esperienza dell’esilio, rielaborati celebrando il coraggio, la tenacia, la forza necessaria all’elaborazione e la potenza della parola poetica.
Vi lascio un estratto.

Non muori volentieri?
Hai paura della morte?
Una volta era così lontana,
e ora mangia il mio pane
e parla con me
e conta le mie dita.
Uno manca,
ma ne hai ancora quattro
e un orecchio che ancora sente,
e un occhio che ancora riconosce,
e un cuore che non rinuncia –
batte ancora, brucia.

Titolo: Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo
Autore: Hans Sahl
Traduzione: (e cura) Nadia Centorbi
Genere: Raccolta di poesie
Anno di pubblicazione: 2014
Pagine: 272
Prezzo: 14,80 €
Editore: Del Vecchio – Collana “Poesia”

Se non sei uno scrittore, non fa niente. Non tutti ne siamo capaci!

È da un po’ di tempo che mi chiedo “chi è veramente uno scrittore?”. Voi sapete rispondere? Io potrei azzardare una risposta: secondo me è uno che ha una storia da raccontare e la sa raccontare. Ma così la definizione sarebbe alquanto imprecisa, non specificando quante storie uno ha raccontato ci si può riferire a uno che ha scritto un solo libro, mentre scrittore per me è uno che ne ha scritti di più, che lo fa come mestiere. E il mestiere porta spesso a “raccontare per andare avanti”, altrimenti non ti si fila più nessuno e non guadagni più. Quindi? Non saprei come uscirne, ma so per certo che per essere considerato scrittore ci vogliono delle basi solide, e penso a tutti quelli che, specialmente al giorno d’oggi, si mettono a scrivere perché sono convinti di poterlo fare.

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Più di una volta mi è stato detto che potrei tentare, che probabilmente ci riuscirei. Quello che rispondo sempre io è che non ho niente da raccontare, la mia testa non partorisce storie. Non ho fantasia, insomma, né mi è successo qualcosa di così particolare da volerlo condividere con il mondo. E poi non riuscirei ad affrontare il giudizio del pubblico, perché ci sarà sempre qualcuno che ti dirà che il tuo lavoro fa schifo, com’è giusto che sia. Quello che non è giusto è dirlo con cattiveria, come fanno alcuni che neanche Catone il censore… Comunque, amici, non siamo tutti tagliati per il mestiere della scrittura. Le cose sono tre:

  1. Hai una storia da raccontare ma non sai scriverla. Ok, cerca di capire cosa sbagli, fatti un corso di scrittura, leggiti un libro di grammatica (ma bene!) o fatti aiutare da qualcuno che ti corregga tutti gli errori che fai. Se la tua storia merita di essere letta, andrà bene. Non bisogna avere una laurea in fisica nucleare o in letteratura per raccontare qualcosa, se c’è la materia prima (l’idea), la tecnica si può imparare. Vedi Fabio Volo, che per quanto a me non piaccia, ha delle cose da raccontare (non mi piacciono neanche quelle, ma sono cose che sa risulteranno gradite ad un certo pubblico) e le scrive (forse con qualcuno che lo aiuta), pur avendo la terza media.
  2. Non hai niente da raccontare, ma sapresti scriverlo. Lascia perdere, verrà fuori una cosa immonda di cui non fregherà niente a nessuno, perché quando una cosa è “costruita” si vede, eccome se si vede!
  3. Non hai una storia da raccontare e non sai neanche raccontarla. Il peggio del peggio. Qua ci mettiamo quelli che credono troppo in se stessi e spesso, rifiutati giustamente da vari editori, si fanno fregare un sacco di soldi da chi li aiuta a stampare la grande opera e poi dice: “Bene, caro allocco, adesso sono cavoli tuoi, venditela come vuoi, se nessuno se la compra tu ci perdi tutto, io almeno ci ho guadagnato bene”.

Ecco, io mi rivolgo specialmente agli “scrittori” del punto 3. Non fatevi fregare, non c’è niente di male a non saper scrivere, fate altro! Soprattutto quando vi trovate in ristrettezze economiche, evitate di buttare via il vostro denaro, usatelo per mangiare piuttosto che per tentare una strada che andrà sicuramente male. Prima di lanciarvi nel mercato editoriale, che, credetemi, è una giungla, fatevi giudicare più e più volte da qualcuno che non abbia peli sulla lingua. Credere in se stessi va bene, ma solo quando si hanno le basi per farlo: Natalia Osipova, se partecipa ad un concorso di danza, potrà credere in se stessa se vuole vincerlo, ma io, Valentina, non posso credere in me stessa nel momento in cui voglio diventare la nuova Emily Brontë! Mi è capitato di leggere testi di cui onestamente non ho capito la trama, in cui mi sono chiesta continuamente “Che cosa vuole dire? Dove vuole andare a parare? Che sta dicendo?”, pieni di errori del tipo “aiutatemi ha farlo/c’è lo”, o scritti con una punteggiatura da film dell’orrore, virgole messe ogni due parole e puntini di sospensione a iosa.
Ultima cosa: i nuovi autori spuntano come funghi e il 90% di loro è da scartare già dopo aver letto il titolo del libro presentato. Risparmiamo carta, le foreste ringrazieranno, e il pianeta pure.

“Don Chisciotte della Mancia” di Miguel de Cervantes

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2 volumi in cofanetto

Voglio parlarvi di un libro che ho letto anni fa per un esame di letteratura spagnola, il cui corso è stato tenuto da una professoressa che è una grande cervantista a livello europeo e che ha nel suo curriculum diverse pubblicazioni su questo tema e non solo. Il libro io l’ho letto sia in italiano che in spagnolo, e in lingua originale ovviamente è tutta un’altra cosa. A vedersi può sembrare un mattone, ma credetemi, ne vale la pena, ed è uno dei libri più belli che io abbia mai letto. La genialità di Cervantes non ha eguali.

Don Chisciotte della Mancia (titolo originale in lingua spagnola: El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha), opera più importante dello scrittore spagnolo Miguel de Cervantes Saavedra, è forse il primo romanzo moderno. Vi si rintraccianodiversi elementi del genere picaresco quanto elementi del romanzo epico-cavalleresco (come ad esempio Amadís de Gaula).
Il pretesto narrativo ideato da Cervantes è la figura dello storico Cide Hamete Benengeli, di cui Cervantes dichiara di aver ritrovato e tradotto in arabo il manoscritto nel quale sono raccontate le vicende di Don Chisciotte.
Pubblicato in due volumi a distanza di dieci anni l’uno dall’altro (1605 e 1615), il Don Quijote è l’opera letteraria principale del Siglo de oro, ed è il più celebrato romanzo della letteratura spagnola e mondiale.

L’opera narra le avventure di un hidalgo, Alonso Quijano (autonominatosi Don Chisciotte) e del suo scudiero Sancho Panza nella Spagna del ‘600. L’hidalgo, andato fuori di testa per l’eccessiva lettura di romanzi cavallereschi, si convince di essere un cavaliere la cui missione è quella di raddrizzare i torti e aiutare i necessitosi, facendosi aiutare dal suo valoroso scudiero (che in realtà è un contadino) e restando fedele alla sua dama Dulcinea del Toboso (in realtà Aldonza Lorenzo, che neanche conosceva). L’opera si compone di tutte queste avventure raccontate in modo esilarante ma spesso ironico (in senso pirandelliano), per renderci partecipi del disagio interiore di Don Chisciotte nei confronti del mondo che lo circonda. Egli infatti rappresenta l’utopia del ritorno ai valori del passato che, non potendo concretizzarsi, inesorabilmente si distrugge fino a morire (come il protagonista).

Come categoria letteraria è un romanzo, ma non si può definire bene di che tipo sia, perchè al tempo di Cervantes il romanzo non esisteva ancora e in quest’opera coesistono i diversi elementi della tradizione letteraria del tempo (novela picaresca, bucolica, cavalleresca, bizantina, moresca, ecc…). Cervantes vuole inoltre, mettere in ridicolo la letteratura cavalleresca per fini personali. Infatti, egli fu soldato, combatté nella battaglia di Lepanto e fu un eroe reale (ovvero impegnato in battaglie reali in difesa della cristianità), ma trascorse gli ultimi anni della sua vita in povertà (leggenda vuole che Cervantes passò gli ultimi anni in carcere), non solo non premiato per il suo valore, ma addirittura dimenticato da tutti. Egli cioè vuole opporsi all’opinione comune sugli eroi immaginari della letteratura cavalleresca, totalmente inesistenti e di fantasia, ma allo stesso tempo incredibilmente esaltati dalla gente comune e non solo. In altre parole, Cervantes vuole riequilibrare le opinioni delle persone sul valore reale dei soldati della cristianità in opposizione agli eroi immaginari dei libri cavallereschi.

Certo, ci vuole un bel po’ a leggerlo, soprattutto per chi non ha molto tempo, ma non ve ne pentirete. È un classico di sempre, infatti credo che prima o poi me lo rileggerò. Non posso dire in un semplice articolo tutto quello che ci sarebbe da dire su questo capolavoro, ma spero di avere solleticato un po’ la vostra curiosità.

TITOLO: Don Chisciotte della Mancia
AUTORE:
 Miguel de Cervantes
TRADUZIONE: Ferdinando Carlesi, a cura di Cesare Segre e Donatella Moro Pini
GENERE: Romanzo
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1605 (primo volume) – 1615 (secondo volume) [2003 questa edizione]
PAGINE: 2107
PREZZO: 28 €
EDITORE: Mondadori – Collana Oscar

GIUDIZIO PERSONALE: spienaspienaspienaspienaspiena

“Dove va il mondo” di Marco Milone

Pubblico questo post solamente a titolo informativo perché nelle poesie non sono ferratissima. Penso di non aver mai avuto quella sensibilità che bisogna avere per cogliere il messaggio che un autore vuole trasmettere con le sue parole, ma ciò non toglie che mi piaccia leggerle e che ogni tanto io riesca anche a comprenderle bene.

downloadUn po’ di tempo fa mi è stata data la possibilità di conoscere il lavoro di Marco Milone, palermitano che oltre che alla letteratura si dedica anche al cinema. Io nello specifico ho letto due raccolte di poesie: Nel labirinto del delirio e Dove va il mondo. Quest’ultimo potete trovarlo gratuitamente su Amazon perché l’autore ha scelto di metterlo a disposizione di tutti in formato Kindle.
In Dove va il mondo potete trovare una prefazione di Marco Mezzetti che ci spiega un po’ il modo di fare introspezione di Milone e ci racconta qualcosa sul suo percorso interiore da autore di poesie. La lettura di queste poesie mi è risultata molto gradevole e ho apprezzato lo stile incisivo e la brevità dei suoi versi, il modo in cui con poche parole riesce a spiegare concetti più ampi. Vi lascio uno stralcio.

La gente è sempre quella. Immobile
duole vederla. Solo chi sta in disparte. La vita
è lotta, è aggressività, è contesa
leale. Il metodo
è sempre il confronto

Buona lettura!

Titolo: Dove va il mondo
Autore: Marco Milone
Genere: Raccolta di poesie
Anno di pubblicazione: 2013
Pagine: 17
Prezzo: scarica gratuitamente da Amazon
Editore: Frenico