Se non sei uno scrittore, non fa niente. Non tutti ne siamo capaci!

È da un po’ di tempo che mi chiedo “chi è veramente uno scrittore?”. Voi sapete rispondere? Io potrei azzardare una risposta: secondo me è uno che ha una storia da raccontare e la sa raccontare. Ma così la definizione sarebbe alquanto imprecisa, non specificando quante storie uno ha raccontato ci si può riferire a uno che ha scritto un solo libro, mentre scrittore per me è uno che ne ha scritti di più, che lo fa come mestiere. E il mestiere porta spesso a “raccontare per andare avanti”, altrimenti non ti si fila più nessuno e non guadagni più. Quindi? Non saprei come uscirne, ma so per certo che per essere considerato scrittore ci vogliono delle basi solide, e penso a tutti quelli che, specialmente al giorno d’oggi, si mettono a scrivere perché sono convinti di poterlo fare.

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Più di una volta mi è stato detto che potrei tentare, che probabilmente ci riuscirei. Quello che rispondo sempre io è che non ho niente da raccontare, la mia testa non partorisce storie. Non ho fantasia, insomma, né mi è successo qualcosa di così particolare da volerlo condividere con il mondo. E poi non riuscirei ad affrontare il giudizio del pubblico, perché ci sarà sempre qualcuno che ti dirà che il tuo lavoro fa schifo, com’è giusto che sia. Quello che non è giusto è dirlo con cattiveria, come fanno alcuni che neanche Catone il censore… Comunque, amici, non siamo tutti tagliati per il mestiere della scrittura. Le cose sono tre:

  1. Hai una storia da raccontare ma non sai scriverla. Ok, cerca di capire cosa sbagli, fatti un corso di scrittura, leggiti un libro di grammatica (ma bene!) o fatti aiutare da qualcuno che ti corregga tutti gli errori che fai. Se la tua storia merita di essere letta, andrà bene. Non bisogna avere una laurea in fisica nucleare o in letteratura per raccontare qualcosa, se c’è la materia prima (l’idea), la tecnica si può imparare. Vedi Fabio Volo, che per quanto a me non piaccia, ha delle cose da raccontare (non mi piacciono neanche quelle, ma sono cose che sa risulteranno gradite ad un certo pubblico) e le scrive (forse con qualcuno che lo aiuta), pur avendo la terza media.
  2. Non hai niente da raccontare, ma sapresti scriverlo. Lascia perdere, verrà fuori una cosa immonda di cui non fregherà niente a nessuno, perché quando una cosa è “costruita” si vede, eccome se si vede!
  3. Non hai una storia da raccontare e non sai neanche raccontarla. Il peggio del peggio. Qua ci mettiamo quelli che credono troppo in se stessi e spesso, rifiutati giustamente da vari editori, si fanno fregare un sacco di soldi da chi li aiuta a stampare la grande opera e poi dice: “Bene, caro allocco, adesso sono cavoli tuoi, venditela come vuoi, se nessuno se la compra tu ci perdi tutto, io almeno ci ho guadagnato bene”.

Ecco, io mi rivolgo specialmente agli “scrittori” del punto 3. Non fatevi fregare, non c’è niente di male a non saper scrivere, fate altro! Soprattutto quando vi trovate in ristrettezze economiche, evitate di buttare via il vostro denaro, usatelo per mangiare piuttosto che per tentare una strada che andrà sicuramente male. Prima di lanciarvi nel mercato editoriale, che, credetemi, è una giungla, fatevi giudicare più e più volte da qualcuno che non abbia peli sulla lingua. Credere in se stessi va bene, ma solo quando si hanno le basi per farlo: Natalia Osipova, se partecipa ad un concorso di danza, potrà credere in se stessa se vuole vincerlo, ma io, Valentina, non posso credere in me stessa nel momento in cui voglio diventare la nuova Emily Brontë! Mi è capitato di leggere testi di cui onestamente non ho capito la trama, in cui mi sono chiesta continuamente “Che cosa vuole dire? Dove vuole andare a parare? Che sta dicendo?”, pieni di errori del tipo “aiutatemi ha farlo/c’è lo”, o scritti con una punteggiatura da film dell’orrore, virgole messe ogni due parole e puntini di sospensione a iosa.
Ultima cosa: i nuovi autori spuntano come funghi e il 90% di loro è da scartare già dopo aver letto il titolo del libro presentato. Risparmiamo carta, le foreste ringrazieranno, e il pianeta pure.

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26 pensieri su “Se non sei uno scrittore, non fa niente. Non tutti ne siamo capaci!

  1. marisamoles ha detto:

    Molto interessanti i tuoi ragionamenti. Io penso solo che chi ha la stoffa, debba limitarsi a scrivere per il piacere di farlo. Come diceva Italo Svevo, mio concittadino e, a dirla tutta, nemmeno bravissimo con la penna: “Scrivere a questo mondo bisogna, ma pubblicare non occorre.”
    E chi lo poteva sapere meglio di lui che ha penato tanto per pubblicare i suoi romanzi che, se non incontrava Joyce, col cavolo che qualcuno glieli pubblicava! 🙂

  2. massimolegnaniMassimolegnani ha detto:

    Credo esista una quarta categoria:
    Hai storie da raccontare, le sai scrivere meglio di come le racconti, ma sei pigro o poco convinto o poco determinato, insomma ti manca il quid per il salto fatale e ti accontenti di raccontare a pochi, magari su un blog.
    ml

    • Valentina ha detto:

      Questo anche. Ma di certo quelli non sono scrittori e non perdono i loro soldi appresso a chi glieli vuole fregare. Questo è quello che non capisco: perché, se già di soldi ce ne sono pochi, farsene rubare altri?

  3. Antonio Lanzetta ha detto:

    Hai ragione! Spesso si dice che tutti hanno diritto a realizzare i propri sogni e, nel caso degli aspiranti scrittoi, questo vuol dire pubblicare. L’autocritica però deve essere alla base di tutto: in Italia ci sono troppi scriventi e pochi scrittori. Gente che ha letto due libri e pensa di poter raccontare la storia che ha in mente, tralasciando elementi fondamentali quali lo studio, l’affidarsi a editor competenti, e una piccola dose di talento. Gli scriventi causano un tappo nelle redazioni editoriali, affollando scrivanie (e, purtroppo, cestini per il macero) con manoscritti. Questo è uno dei tanti motivi per il quale è davvero dura pubblicare in Italia: c’è una malsana e inversa proporzionalità tra chi scrive e chi legge. Spesso, purtroppo, “gli autori-per-forza” non hanno la pazienza d’attendere, migliorarsi, essere valutati e questo si traduce in amazon e self-publishing. Non so voi, ma io ho scaricato qualche ebook self-published, sarò stato sicuramente sfortunato, ma erano scritti in una lingua che non sembrava italiano. Editing? Correzione bozze? bah.

    • Valentina ha detto:

      Infatti tutti hanno diritto a realizzare i propri sogni, ma purché si abbiano gli strumenti per farlo. Io pure volevo diventare ballerina, ma non avevo il fisico adatto, sono troppo alta e non sono esile come dovrei per quella carriera. Amen, mi sono dedicata ad altro.
      Non ricordo chi era (ma penso fosse Tomasi di Lampedusa) che diceva che quando una persona scrive non fa altro che riscrivere gli autori precedenti che ha letto. Che non significa copiare. Ecco, se questi non hanno letto nulla, quali elementi hanno assorbito da chi li ha preceduti? E cosa rielaboreranno mai?
      Per questo quelle volte che mi è capitato di intervistare degli autori ho sempre chiesto loro: cosa ti ha portato a diventare quello che dimostri di essere? Cosa leggi di solito? Quali sono gli autori che ti hanno formato come persona?
      Secondo me è un dettaglio imprescindibile.

      Per quanto riguarda l’editing e la correzione di bozze stendiamo un velo pietoso. Se vuoi da’ un’occhiata al post su Anna Premoli, vincitrice del premio Bancarella 2013, vedi che cosa ci ho trovato dentro.

  4. impossiball ha detto:

    Un’altra considerazione: a differenza di altre arti (come la musica, ma ci sono anche certe tipologie di arte contemporanea), la letteratura non ha grandi vie di mezzo tra l’eccellenza e l’incapacità. Non esiste il “dilettantismo professionale”, non esiste il saper fare senza avere i mezzi. In due parole, non esistono i Sex Pistols (che sono l’equivalente musicale del punto numero 1). Fabio Volo, per dire, è già varie spanne sopra un livello del genere.

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