“La concessione del telefono” di Andrea Camilleri

Seconda esperienza con Camilleri. La prima era stata diversi anni fa con Gita a Tindari (con protagonista Montalbano) che non mi aveva entusiasmata, forse pure perché me lo avevano imposto a scuola. Stavolta però sono rimasta piacevolmente colpita, poi diverse persone mi avevano detto che Camilleri è molto più bello senza Montalbano. Mi sono lanciata nella lettura di questo libretto che ho fatto fuori in tre giorni, che dati i miei impegni del momento è un periodo brevissimo. Che dire? Ho riso tantissimo ma allo stesso tempo mi è rimasto l’amaro in bocca perché parla di quelle situazioni che in Italia e soprattutto in Sicilia ci sono sempre state e non cambieranno mai: la faccenda dello “scangio” (scambio), cioè uno che viene fatto passare per un altro, i funzionari statali che pensano ai propri interessi e alla propria carriera plasmando, quasi, i fatti a loro vantaggio, o il delitto d’onore che poi viene spacciato per reato politico. Insomma, un calderone pieno di tutte le cose negative che ci potevano essere nella Sicilia del 1891 e che lo scrittore di Porto Empedocle incastra in una trama che inizialmente sembra davvero banale, ma che alla fine rivela il genio di Camilleri.

Dato che ultimamente ho preso gusto a fare “un libro con un tweet”, cioè a riassumere un libro in pochi caratteri (circa 140, come fosse un tweet), di questo direi:

La concessione del telefono: mi attaccate questo benedetto telefono?
Sì, no, forse, no, sì… BANG.

Buona lettura!

La concessione del telefono di Andrea Camilleri: la divertente storia di un grande papocchio.

Siamo a Vigàta, nel giugno del 1891, sono passati trent’anni dall’unificazione italiana e la situazione non sembra ancora chiara. A Filippo Genuardi, piccolo commerciante di legnami ed ex perdigiorno, viene in mente di richiedere la concessione di una linea telefonica per la sua attività. Dopo aver scritto una prima lettera al prefetto di Montelusa, per avere delucidazioni, e non aver ricevuto alcuna risposta, scrive due solleciti. Tramite un boss mafioso, che s’interessa alla faccenda, il Genuardi scopre di aver sbagliato il cognome del prefetto. Quello in realtà si chiama Marascianno e…

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