“L’ultimo giorno di un condannato a morte” di Victor Hugo

«Ma si sono mai messi, soltanto con il pensiero, nei panni di chi è là, nell’attimo in cui la pesante lama che cade morde la carne, rompe i nervi, spezza le vertebre… Ma che! un mezzo secondo! il dolore è evitato… Orrore!»

(pag. 118)

mzi.gaivcyou.340x340-75L’ultimo giorno di un condannato a morte è un romanzo che Victor Hugo ha scritto nel 1829. Indovinate un po’ di che cosa parla. Difficile, vero?

L’autore francese ha racchiuso in poche pagine tutto il suo sdegno nei confronti di una pratica che sarebbe un eufemismo definire barbara. Immaginate di sapere che domani vi verrà mozzata la testa, a cosa penserete oggi? Ebbene, il protagonista di questo romanzo (un uomo di cui non viene specificato il nome, perché potrebbe essere chiunque) pensa a tutto ciò che lascia e a tutti coloro che verranno puniti insieme a lui. In realtà spesso non ci si pensa, come non ci si pensava all’epoca di Hugo, ma la persona che paga per il suo delitto (qualunque esso sia) con la vita, è pur sempre il figlio, il marito o il padre di qualcuno. L’uomo è riuscito a farsi dare della carta e del materiale per scrivere con lo scopo di lasciare ai posteri una testimonianza di quanto sta vivendo. In questo modo entriamo nella testa del condannato ed è quasi un pugno nello stomaco, riusciamo a percepire tutto il suo dolore.

Leggendo queste pagine ci si ritrova pieni di rabbia, soprattutto nei momenti in cui i carcerieri o il giudice si mostrano curiosi nei confronti del turbamento di quest’uomo che sta per veder terminare i suoi giorni. Perché sarà così in pena? Chissà! E gli rivolgono perfino le migliori cure prima di portarlo sul patibolo, anche se non si sa a cosa possa servire tutto ciò. Di fronte a lui ci sono persone che ridono, che incitano il boia e che non hanno rispetto per la vita di quella persona che ormai ha perso ogni speranza.
Particolarmente toccante è la parte in cui gli portano la figlia, la piccola Marie, a fargli visita. La bambina purtroppo non lo riconosce perché tutto il tempo che il papà ha passato in carcere ha fatto sì che ogni ricordo svanisse dalla sua giovanissima mente. Il condannato le chiede se lei abbia un papà e lei risponde che è morto, ma che prega per lui tutte le sere prima di dormire. Lui non riesce a sopportare questo dolore e fa portare via la bambina, quasi come se volesse risparmiarle la verità.

Questo libro, anche se è stato scritto quasi duecento anni fa, si rivela particolarmente attuale, dimostra come a quell’epoca ci fosse qualcuno che s’interrogava su questi temi e che, soprattutto, riusciva così bene a mettersi nei panni di una persona alla fine dei suoi giorni.

Titolo: L’ultimo giorno di un condannato a morte
Autore: 
Victor Hugo
Traduzione: 
Maurizio Grasso
Genere: 
Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1829 (2005 questa edizione)
Pagine: 131
Prezzo: 6 €
Editore: Newton&Compton

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

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2 pensieri su ““L’ultimo giorno di un condannato a morte” di Victor Hugo

  1. Monique ha detto:

    Assolutamente da leggere! Mi piace lo stile di Hugo. E, come dici tu, è assolutamente attuale, fa riflettere che a tutt’oggi non abbiamo superato problematiche di secoli passati, praticamente non abbiamo fatto passi avanti…

    • Valentina ha detto:

      Esatto 🙂
      Mi dispiace solo non averla scritta benissimo, soprattutto perché è uno dei miei autori preferiti. Ma purtroppo ho avuto diversi pensieri e non sono stata bene, quindi non ho la menta tranquilla.

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