“Il birraio di Preston” di Andrea Camilleri

997-3Andrea Camilleri non è solo Montalbano, e ce lo dimostrano tantissimi romanzi come quello che da pochissimo ho finito di leggere, Il birraio di Preston. Il libro è a carattere storico, e l’ispirazione per raccontare questa storia arriva all’autore grazie alla lettura dell’Inchiesta sulle condizioni della Sicilia (1875-1876) pubblicata nel 1969. Nello specifico, l’autore di Porto Empedocle legge di uno strano fatto accaduto a Caltanissetta, dove era stato mandato un prefetto fiorentino, tale Fortuzzi. La mentalità di un fiorentino non era, come ancora oggi non è, la stessa di un siciliano e il malcontento iniziale generato dalla sua presenza fu accresciuto enormemente dal fatto che questi volle fare rappresentare a tutti i costi, per l’inaugurazione del nuovo teatro, l’opera di Luigi Ricci, Il birraio di Preston.

Da questa premessa, Camilleri s’inventa tutta una storia divertentissima e dolceamara. Tutto inizia quando in “una notte buia e tempestosa” il piccolo Gerd Hoffer si alza dal letto per non bagnarlo di pipì, come gli capitava spesso, e sveglia il padre, l’ingegnere Fridolin Hoffer, perché fuori sta succedendo qualcosa di strano. In effetti sta andando a fuoco il teatro di Vigàta, ma Fridolin grazie alla macchina a vapore ha inventato uno strumento fantastico e innovativo per spegnere gli incendi. A quel punto ci si interroga su come questo incendio sia nato e qualcuno dice che “a un certo punto la soprano stonò”. Ma che significa? La spiegazione arriva grazie ad una serie di flashback che ci fanno tornare indietro al momento in cui il prefetto Bortuzzi s’intestardisce per far rappresentare Il birraio di Preston e il paese gli rema contro. Quasi nessuno ci capisce niente, di musica, ma quei pochi che se ne intendono ammettono che è un’opera scadente. Il prete addirittura invita i fedeli a non recarsi a teatro perché è la casa del diavolo e solo le fiamme possono liberare la popolazione da quella tragedia. Manco a dirlo, qualcuno appicca il fuoco. In maniera strana, però, non come farebbe un vigatese. E guarda un po’, c’è un certo romano mazziniano che, si dice, si è rifugiato da quelle parti.

Però alla fine ci esce più di un morto, la questione s’impasticcia più del normale e si perde quasi il controllo della situazione. Camilleri racconta una serie di avvenimenti che più rocamboleschi di così non si può. Al solito, ci sono personaggi che rimangono invischiati in faccende in cui non c’entrano niente solo perché si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato, come Concetta, vedova da anni, che si decide dopo tanto tempo a sollazzarsi con un bel giovanotto e rimane soffocata dal fumo tossico.
La cosa più carina, comunque, è alla fine, quando si scopre il vero motivo per cui Bortuzzi vuole così tanto che Il birraio di Preston venga rappresentato a Vigàta. Io non ve lo dico, lo scoprirete leggendo questo romanzo del 1995 che non è lunghissimo ma vi farà sbellicare dalle risate e vi terrà compagnia per un po’.

I capitoli sono tutti intitolati con delle semicitazioni da romanzi famosi, ma non solo. Ad esempio il primo (come ho indicato più su, con le virgolette) si chiama “Era una notte che faceva spavento” e ricorda Snoopy, “Era una notte buia e tempestosa“. L’ultimo capitolo invece si chiama, stranamente, “Capitolo primo”; leggendo si capisce che è la prima parte di un romanzo che sta scrivendo indovinate chi? Il piccolo Gerd Hoffer che è cresciuto e quarant’anni dopo l’incendio del teatro decide di raccontare la storia facendo fare a noi lettori grasse risate perché stravolge completamente i fatti facendo passare per giusti coloro che non lo sono stati e per malfattori quelli che in realtà erano gli onesti. Attuale, vero? In fondo non cambiamo mai troppo, neanche il tempo ci può.

Onestamente non so come ho fatto, in tutti questi anni, a non appassionarmi a Camilleri. Credo che la colpa potrebbe essere dell’imposizione delle letture a scuola: anni fa mi diedero un suo romanzo da leggere obbligatoriamente, e non riuscii a farmelo piacere. Io amo la lettura, si sa, ma come in molte altre cose, se mi s’impone di fare qualcosa, automaticamente mi parte il rifiuto. Per questo motivo torno “indietro” a recuperare molti libri e autori che forse ho giudicato male. Uno è Tolstoj (lo so, shame on me!), ma intanto Camilleri lo abbiamo salvato, e questo è l’importante.

Buona lettura!

Titolo: Il birraio di Preston
Autore: 
Andrea Camilleri
Genere: 
Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1995
Pagine: 236
Prezzo: 10 €
Editore: Sellerio –  Collana “La memoria”

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

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20 pensieri su ““Il birraio di Preston” di Andrea Camilleri

  1. Topper ha detto:

    Ho scritto un post recentemente su Camilleri e “Inseguendo un’ombra”. Ero ad un incontro dove lo presentava, come sempre, in modo magistrale. Sono un suo grande ammiratore. “Il birraio di Preston” è sul mio comodino da qualche tempo, lo leggerò presto.

    • Valentina ha detto:

      Ma dai, sei stato fortunatissimo! Secondo me è una persona estremamente simpatica e alla mano, nonostante sia uno dei più importanti scrittori contemporanei.
      Io sono diventata una sua ammiratrice da pochissimo, quasi un mesetto. Su FB sono iscritta ad un gruppo in cui si parla di libri e quando ho detto che stavo iniziando “Il birraio di Preston” in molti mi hanno risposto concordando sul fatto che sia il più bello che Camilleri abbia scritto, insieme a “La concessione del telefono”.
      Fammi sapere che ne pensi, poi 😉

      • Topper ha detto:

        L’ho incontrato più di una volta e lo leggo da anni. L’ho conosciuto, come tanti, attraverso Montalbano che tuttora mi piace parecchio. Ma è gli altri suoi romanzi che raggiunge picchi di genialità per ironia, inventiva e cultura. Per avere quasi novant’anni ha una testa eccezionale.

  2. karina890 ha detto:

    Sì perché poi l’intenzione è quella di far scoprire la lettura e se riesce così come a te non è niente male ^^

  3. intesomale ha detto:

    la scuola, certo, o fenomeni simili. Ad esmepio se un autore è molto promosso dai media, soprattutto dai social e dalla fauna nutrita di hipster e intellettualoidi, a me sale la gastrite… e così ho trovato deludenti Roth e Murakami, forse più di quanto non meritino…

    di Camilleri un capolavoro è Il re di Girgenti. Uscito nel 2001, per me il romanzo migliore del nuovo millennio in Italia.

    Blog notevole, complimenti.

    • Valentina ha detto:

      Roth chi? Philip suppongo. Che pio si è pure ritirato dalla scrittura, lo sapevi? Joseph invece è un po’ meno conosciuto, quindi è più difficile che se ne parli, almeno tra chi apre la bocca solo per darle aria. Per quanto riguarda ciò di cui parli, io non riesco a prendere in mano un libro di Bukowski, sarà un grande scrittore ma il fatto di sentirne (e ormai anche vederne) parlare da gente che non sa cosa sia la lettura non mi spinge certo a conoscerlo.

      Grazie mille per i complimenti, e mi segno il titolo di Camilleri 😉

      • intesomale ha detto:

        mi riferivo a ph, sì. Di Joseph Roth non so quasi nulla. Bukowski per me è un mito, anche come poeta… ma l’effetto che ti fa lo capisco, a me capita con Carver.

        • Valentina ha detto:

          Joseph, come livello letterario, è abbastanza più elevato di Philip, basta vedere i periodi e le nazionalità. Il primo è vissuto tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento, ed era austriaco, quindi si è vissuto in pieno la fine dell’impero austro-ungarico e tutto quelle cose. L’altro è americano ed è ancora perfettamente in vita. Comunque devo conoscerli bene entrambi, e sono sicura di potermi leggere l’opera omnia di entrambi, in quanto uno è morto e logicamente non scrive più, mentre l’altro ha annunciato di aver “appeso la penna al chiodo”. 😀

          Non dico mai che un autore è brutto e sono sempre la prima a dire che i giudizi altrui non sono da prendere come oro colato, e che bisogna farsi la propria opinione conoscendo di persona le cose. Ma purtroppo in questa cosa di farmi influenzare dal tipo di persona (e non dalla sua opinione) che legge una determinata cosa, ci casco in pieno.

        • intesomale ha detto:

          Chiedo scusa, quando parli di livello letterario, che cosa intendi? Il valore delle opere, o il livello di preparazione del lettore medio? Perché il primo è abbastanza ill-defined, secondo me.

          Anche se, a dirla tutta, io che qualche autore è brutto ogni tanto lo dico… ho un’idiosincrasia violenta e feroce per Murakami, che mi ha causato lapidazioni frequenti e ripetute… tipo quando scrissi questo post 🙂 http://wp.me/p2zLI1-kI

          come on, name someone you really despise, there must be one 😀

        • Valentina ha detto:

          Ma un po’ entrambe le cose. Però devo ancora conoscerli bene entrambi, quando ne saprò di più darò un parere più esaustivo.
          Ti capisco con Murakami, anche se non l’ho mai letto. Io detesto autori come Moccia, Volo (entrambi scontati, penso), Baricco, e Coelho. Li trovo sopravvalutati e inflazionati.

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