Da “Cent’anni di solitudine”

Allora saltò oltre per precorrere le predizioni e appurare la data e le circostanze della sua morte. Tuttavia, prima di arrivare al verso finale, aveva già compreso che non sarebbe mai più uscito da quella stanza, perché era previsto che la città degli specchi (o degli specchietti) sarebbe stata spianata dal vento e bandita dalla memoria degli uomini nell’istante in cui Aureliano Babilonia avesse terminato di decifrare le pergamene, e che tutto quello che vi era scritto era irripetibile da sempre e per sempre, perché le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra.

[Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine,
traduzione di Enrico Cicogna,
Mondadori, 1982]

Gabriel José de la Concordia García Márquez, (Aracataca, 6 marzo 1927 – Città del Messico, 17 aprile 2014)

Anche se in leggero ritardo, un piccolo omaggio a questo grandissimo autore che ci ha lasciato due giorni fa: l’explicit del suo romanzo più famoso per celebrare l’explicit della sua opera più importante, ovvero la sua vita.

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