“La simmetria dei desideri” di Eshkol Nevo

Premetto che non avevo mai sentito parlare né di questo libro né del suo autore, quindi sono andata un po’ alla cieca. L’occasione mi è arrivata nel momento in cui ho conosciuto, attraverso un gruppo Facebook, degli amici lettori palermitani con cui condividere (ma non è questo il termine esatto) ogni tanto qualche lettura. Ognuno di noi ha portato delle proposte e alla fine è stato scelto La simmetria dei desideri di Eshkol Nevo.

Devo dire che non è stato proprio da buttare, ma non mi ha presa, e il giudizio, tra quelli del gruppetto che lo hanno letto, è stato unanime: senza infamia e senza lode, un libro che si fa leggere ma che non entusiasma e non regala particolari emozioni. Io ho scritto la mia recensione per Leggeremania e, come al solito, ve la posto qui. Se vi va di leggerla potete farvi un’idea de La simmetria dei desideri e del perché non credo che sia un gran libro.

Buona lettura!

La simmetria dei desideri di Eshkol Nevo: quattro amici e quattro desideri da far avverare, destini incrociati.

Yuval, Amichai, Ofir e Churchill sono quattro amici uniti da un legame molto intenso e sono molto diversi tra loro. Guardando la finale dei mondiali di calcio del ’98 ad uno di loro viene un’idea: scrivere su dei bigliettini qualche desiderio da far avverare entro i prossimi mondiali, ovvero entro quattro anni, per vedere se si realizza…

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“La scomparsa di Massimiliano Arlt” di Primo Canu

Negli ultimi giorni sono venuta a conoscenza di una realtà editoriale nata alla fine del 2013 che si occupa di pubblicare narrativa in formato digitale. Ellera edizioni ha cominciato la sua avventura pubblicando in ebook opere della Scapigliatura, ma da poco ha inaugurato una nuova collana dedicata agli autori emergenti, Letteratura italiana Sommersa. Di questa collana fa parte (anzi, ne è l’iniziatore) il romanzo che ho affrontato io, La scomparsa di Massimiliano Arlt, scritto da Primo Canu.

La-scomparsa-di-Massimiliano-Arlt-600x800-225x300La storia ha come protagonista Massimiliano Arlt, un ragazzo come tanti altri, che un giorno improvvisamente perde il padre e si trova a dover prendere le redini della famiglia. Oltre a fare i conti con una madre depressa, Max capisce che tutti i nodi vengono al pettine quando, al funerale del padre, viene avvicinato da uno strano personaggio che gli fa una proposta: in cambio di soldi (somme abbastanza sostanziose) deve solo prendere una pillola e dormire per qualche ora. Il ragazzo inizialmente accetta, ma da questo sogno, ad un certo punto, decide di svegliarsi, cercando di capire cosa gli succede mentre dorme. Finge, allora, di prendere il sonnifero, e la realtà si fa più viva davanti a lui.
Ma nel romanzo non c’è solo questo. C’è anche il passato di Massimiliano, il rapporto con suo padre, a volte affettuoso, altre volte più duro; le sue esperienze sentimentali, soprattutto con quella ragazza che per lui rappresenta l’amore vero e che non riesce a lasciar andare; l’impegno della gestione di una famiglia e dei soldi, quando improvvisamente tutto ti crolla addosso e, volente o nolente, devi fartene carico; e tanto altro. Prima della definitiva scomparsa del ragazzo.

A dispetto del numero di pagine – circa 160 – La scomparsa di Massimiliano Arlt non è un libro facile, e probabilmente è il motivo per cui ci ho messo un po’ prima di decidermi a scriverci su. Secondo me ci sono diversi livelli di lettura, andando avanti con la storia si ha continuamente la sensazione che qualcosa ci stia sfuggendo e dobbiamo fermarci un attimino a riflettere. Dall’intervista che Ellera ha fatto all’autore (parte 1 parte 2) mi sembra di capire che questo effetto sia stato fortemente voluto da Canu:

Mi piacerebbe molto che La scomparsa di Massimiliano Arlt funzionasse davvero come tutti i bei racconti di Kawabata, di Kenzaburo Oe e di Poe: che sotto l’apparenza di un mistero bene ordinato, di una pagina chiara e trasparente, il lettore possa trovare senza rendersene completamente conto tutte le intensissime sensazioni di un sogno, ad un tempo estranee e intimamente proprie, ributtanti e attraenti, dolorose e medicamentose.

(La genesi di Massimiliano Arlt)

Canu ci spiega che per la nascita di questo suo romanzo si è ispirato ad un libro di Yasunari Kawabata, La casa delle belle addormentate, in cui un vecchio per alcune notti va a dormire in una casa d’appuntamenti con delle ragazze che hanno assunto una droga e sono addormentate fino al mattino, senza la possibilità di svegliarsi, qualsiasi cosa succeda. Diciamo che il concetto è simile alla storia di Max. Che cosa gli succede mentre dorme? Se inizialmente pensa che gli venga fatto del male mentre non è cosciente, perché non trova alcun segno su di sé? E come reagirà quando scoprirà ciò che davvero accade? Io personalmente non avrei pensato ad una tale spiegazione, non mi sarebbe venuto in mente nulla di simile dato che, comunque, la proposta del sonno indotto viene fatta a Max da quello che in realtà è un delinquente.

Forse anche grazie al cognome del protagonista (che mi ricordava Roberto Arlt), leggendo questo romanzo, mi sono venute in mente alcune somiglianze con la letteratura sudamericana e Bioy Casares in particolare. Canu ne parla anche nell’intervista. Nello specifico, mi sono ricordata di quando ne L’invenzione di Morel l’isolano capisce che cosa sta succedendo intorno a lui e decide di entrare a far parte di quel meccanismo misterioso diventandone, in pratica, il protagonista. Allo stesso modo, Max si sveglia dal suo “sonno” (non sono quello indotto dal sonnifero, ma quello della vita quotidiana) e scopre un mondo di cui non avrebbe mai pensato di far parte. E anche lui decide di restare a farne parte, per poi sparire.

La scomparsa di Massimiliano Arlt è un romanzo molto particolare da leggere attentamente. Trovo che Primo Canu abbia avuto un’ottima idea e l’abbia sviluppata bene.

Titolo: La scomparsa di Massimiliano Arlt
Autore: Primo Canu
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2014
Pagine: 164
Prezzo: 4,99 €
Editore: Ellera Edizioni – Collana “Letteratura italiana Sommersa”
Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

Primo Canu è nato a Lecco nel 1977. Maggiore di cinque fratelli, vive e lavora in Brianza, dove conduce l’azienda di apicoltura di famiglia. La scomparsa di Massimiliano Arlt è il suo primo romanzo.

Il 22 maggio 1859 nasceva Arthur Conan Doyle

L’amore è una cosa davvero straordinaria e sottile: eravamo lì, due persone che non si erano mai incontrate prima di quel giorno, non si erano mai scambiate una parola né uno sguardo affettuoso; eppure, in quel momento di pericolo, le nostre mani si erano istintivamente cercate. Non ho mai smesso di stupirmene ma, in quel momento, sembrò la cosa più naturale del mondo che io mi volgessi a lei e, come spesso mi ha ripetuto, lei si volgesse istintivamente a me per conforto e protezione. Rimanemmo così, tenendoci per mano come due bambini, e malgrado l’oscurità materiale e morale che ci circondava, c’era la pace nei nostri cuori.

[Arthur Conan Doyle, Il segno dei quattro, 1890,
traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto,
Newton Compton, 2006]

Sir Arthur Conan Doyle (Edimburgo, 22 maggio 1859 – Crowborough, 7 luglio 1930), scrittore, medico e poeta scozzese.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Poesia n.5 di Xenia II di Eugenio Montale, nella raccolta Satura.
Scritta in memoria della moglie Drusilla Tanzi,
composta nel novembre del 1967

Pagina 69: “La simmetria dei desideri”

Era da un po’ che ci pensavo e mi sono decisa a farlo.
Tempo fa ho letto che secondo Marshall McLuhan, un sociologo canadese, per capire se un libro ci piacerà, prima di comprarlo, dobbiamo aprirlo e leggere la pagina numero 69. Se quella ci piace, allora ci sono molte buone possibilità che ci piaccia tutto il libro. Allora ho deciso di creare una nuova categoria di post incentrata appunto sulla pagina 69 di alcuni (non penso tutti) dei libri che vado leggendo. Credo che sia comunque interessante vedere il modo di scrivere dei vari autori. Probabilmente McLuhan ha ragione. Proviamo?

(La pagina che vi propongo adesso è presa dalla versione epub che possiedo del libro)

“La simmetria dei desideri” di Eshkol Nevo

Ho pensato che la bellezza esteriore non è quello che conta, in lei. Quello che conta sono le contraddizioni fra ingenuità e acume, fra erudizione e delicatezza, fra leggerezza e serietà. Era quello a renderla tanto Yaaresca. Ho pensato che ero l’unico uomo alla cerimonia, al di fuori dello sposo, che era andato a letto con la sposa. Ho pensato che la cosa non mi consolava, e che era patetico che dopo due anni fossi ancora innamorato di lei. Ho pensato che partecipare al matrimonio era stato un errore. Un errore inevitabile. Ho pensato che quella signora rabbino pensava di avere senso dell’umorismo, ma si sbagliava avendo pensato che il biglietto di auguri che Ofir aveva letto a nome di noi tutti era scritto magnificamente, peccato che gli anni in pubblicità gli avessero lasciato quel senso di disgusto nei confronti delle parole.
Così pensavo vagando errabondo con una maschera inespressiva sul volto, fra il tavolo degli amici dov’ero seduto e il tavolo dei «non sapevamo a che tavolo metterli, allora li abbiamo messi con altre persone che non sapevamo a che tavolo mettere» dove erano seduti i miei genitori.
Churchill aveva invitato anche la madre di Amichai e quella di Ofir, ma i miei genitori erano gli unici a essersi presentati, perché «quando si è invitati, è maleducazione non andare». Mia madre aveva affascinato tutti, come sempre, con il suo raggiante ottimismo, e aveva preparato il terreno per l’interessamento di mio padre nei confronti delle occupazioni dei commensali. Interesse il cui scopo era fornirgli una naturale occasione per distribuire un bigliettino da visita della tipografia di famiglia. Insieme avevano borbottato in perfetta armonia a proposito delle misure di sicurezza («ma dove siamo arrivati, se dobbiamo preoccuparci anche quando siamo a un matrimonio?»), e insieme mi tenevano d’occhio ininterrottamente: mia madre con uno sguardo talmente stupito da sembrare cieco, e mio padre con uno sguardo tanto deluso da parere disperato.
Era sempre andata così. Quando portavo a casa le pagelle, lei esultava per i miei voti in storia e letteratura, mentre lui chinava il capo di fronte ai voti in fisica e matematica.
Quando avevo deciso di iscrivermi a Lettere a Tel Aviv, lei aveva pensato che fosse mag-ni-fi-cent, mentre lui non aveva capito perché mai Lettere: far crying out loud, cosa ne farai? Come ti manterrai? Che ne sarà di te? «Che ne sarà di te» era la domanda che regolarmente mi rivolgeva dalla sua poltrona in salotto, mentre era intento a tagliare una pera o una mela a fette piccole e precise; ma al matrimonio mi pareva di leggergli negli occhi una domanda nuova, più scottante: come, come hai potuto farti portare via Yaara? Dal momento in cui lei è entrata col suo passo saltellante nella nostra casa di Haifa, lui se n’è innamorato.

“La simmetria dei desideri”, Eshkol Nevo
Neri Pozza, ed. 2012
384 pagine, prezzo 18 €

Altrapagina: Ormai siamo tutti un po’ (s)fumati

In attesa di preparare una nuova rubrica su questo blog (anche se non mi piace chiamarla rubrica perché fa troppo serioso), ho intrapreso una nuova collaborazione in rete. Stavolta mi sono messa a scrivere per Altrapagina, un sito che non è su WordPress, ma su Blogspot, insieme ad un vecchio amico, Carlo, che non vedevo da tanto tempo e con cui, per l’occasione, sono tornata ad essere in contatto. Il blog rappresenta lo sviluppo di un’idea che negli ultimi tempi Carlo ha portato avanti da solo su FB, uno spazio in cui poter esprimere le proprie opinioni liberamente, anche in modo pungente, sarcastico e acuto. Perché la gamma di temi di cui disquisire fosse più vasta, si è deciso di creare un sito in cui più autori, e non solo uno, potessero partecipare all’attività. Per questo motivo ho accettato la proposta di mettermi a parlare di… libri, ovviamente!

Siamo ancora in fase di assestamento (c’è qualche piccolo ritocchino da fare), ma abbiamo già pubblicato qualcosa. Nello specifico un paio di giorni fa ho postato una mia personale riflessione sulle mode letterarie e su certe tendenze allarmanti che si registrano nell’ultimo periodo. Se vi va di leggerla, vi lascio il collegamento qui sotto. E se vi va di seguirci su Altrapagina, ci fa tantissimo piacere!

Buona lettura 🙂

Ormai siamo tutti un po’ (s)fumati

Se c’è una cosa che mi fa impazzire, soprattutto in ambito letterario, sono le mode: mandrie di lettori che vanno tutti nella stessa direzione, quando uno dice che un libro è bello, gli altri vanno tutti a comprarlo. La moda finisce, forse, quando ormai lo hanno letto tutti e il caso letterario X viene sostituito da quello Y. Negli ultimi tempi, ad esempio, ho notato come tutti siano andati a leggere in massa La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker, Stoner di John Williams, o, ancora prima, i libri di Khaled Hosseini. Mode concluse, queste. Una che invece resta viva è quella per Bukowski, ultimamente troppo, troppo, inflazionato e usato sostanzialmente per cercare frasi da appioppare…

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“Io sono un gatto” di Sōseki Natsume

EDGT4228gQualche settimana fa sono passata in libreria per partecipare ad una lettura dei brani, secondo noi, più belli di Gabriel García Márquez e non sono riuscita ad uscirne a mani vuote. La mia attenzione è stata attirata da un libro sulla cui copertina era disegnato un gatto intento a guardare un uccello (poi ho scoperto che la foto era di Cartier-Bresson). Mi sono avvicinata e ho letto meglio il titolo: Io sono un gatto. Dato il mio amore smisurato per i gatti, potevo mai resistere a tale tentazione? Ovviamente no, quindi ho letto un po’ di cosa parlava la storia e qualche informazione sull’autore, da me totalmente sconosciuto anche perché è (o meglio, era) giapponese, e io con la letteratura orientale non vado molto forte. Ma ho pensato: “Caro Natsume Sōseki – o Sōseki Natsume, perché in giapponese non capisco come funzionino i nomi -, io non ti conosco e voglio sapere chi sei, ti porto a casa con me!”.

Andando quindi avanti con la mia missione del compriamo/leggiamo libri a caso ché magari ci scappa una scoperta grandiosa, sono tornata a casa con questo libro (circa 470 pagine, quindi corposetto) e sono riuscita a cominciarlo solo la scorsa settimana. La storia è raccontata dal punto di vista di un gatto che non ha un nome, ma che è un felino molto particolare. Innanzitutto è un finissimo osservatore, e ci racconta tutto ciò che succede intorno a lui in modo audace, scettico e spesso arguto, quasi come se fosse un filosofo. Il protagonista/narratore ha come padrone uno strano professore, Kushami, che fa delle cose folli, come cimentarsi nella prosa inglese (come Sōseki, egli insegna inglese), recita canti nō in bagno guadagnandosi il soprannome di “maestro delle latrine” da parte dei vicini, e accoglie altri strani personaggi nella sua casa. Uno di questi amici è Meitei, vecchio compagno di scuola e collega di Kushami.

085782b0-cba4-447b-88c7-36db2012b89bIl gatto si trova a descriverci tutti i componenti di questo gruppo di umani pazzi, ma non si capisce bene se siano pazzi sul serio o solo agli occhi di questo animale, che non riesce a capire il motivo di tante stramberie. In realtà, nel libro, non succede quasi nulla, i personaggi non “crescono”, non cambiano e non fanno niente di diverso dagli altri giorni; il centro di tutto è il modo di analizzare la realtà che ha il gatto: abitudini e passatempi normali riescono a diventare quasi strani. Vi lascio una pagina in cui il micio racconta, con parole sue, una partita di baseball a cui assiste scambiandola per una sorta di guerriglia (clicca sulla foto di lato).
Anche l’ambientazione è poco varia. Dobbiamo immaginare una storia vista completamente dagli occhi di un animale che si muove dentro casa e che quando va fuori non si allontana troppo. Per questo motivo conosciamo benissimo l’abitazione di Kushami, le sue abitudini e vicini, come il signor Kaneda, ricchissimo e potentissimo uomo d’affari che cerca di intimorire quelli socialmente più in basso, e la Nasona, sua moglie, insieme a quelli della scuola Le Nuvole Calanti.

Sōseki Natsume

Nonostante fossi un po’ preoccupata di fronte ad un romanzo giapponese, devo dire che mi sono trovata davanti ad una cosa strana: Sōseki non solo sembra essere un contemporaneo (a dispetto del fatto che è morto nel 1916), ma il suo modo di narrare non sembra neanche così lontano da quello occidentale. Ho appreso (perché conviene sempre documentarsi, prima di cominciare con un autore sconosciuto) che studiò lingua e letteratura inglese, e che poi per queste materie assunse la cattedra all’Università Imperiale del Giappone. Forse è per questo che è considerato il padre del romanzo giapponese moderno, perché nonostante racconti di un paese asiatico in un momento di transizione (visto per di più dagli occhi di un gatto) e citi usanze e termini giapponesi (raccolti in un glossario alla fine del libro), apre completamente le porte ad un tipo di narrazione prettamente occidentale.

Io sono un gatto è un romanzo veramente divertente, pieno di riflessioni sulla natura umana ma scevro di quella pesantezza ed eccessiva profondità di temi che, spesso, la letteratura asiatica sembra portare con sé. In una cornice di banalità, è un piccolo gatto a fare la differenza.

Titolo: Io sono un gatto
Autore:
 Sōseki Natsume
Traduzione:
 Antonietta Pastore
Genere: 
Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1905 (2011 questa edizione)
Pagine: 479
Prezzo: 9 €
Editore: Beat (Biblioteca Editori Associati di Tascabili), da Neri Pozza

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza