“Io sono un gatto” di Sōseki Natsume

EDGT4228gQualche settimana fa sono passata in libreria per partecipare ad una lettura dei brani, secondo noi, più belli di Gabriel García Márquez e non sono riuscita ad uscirne a mani vuote. La mia attenzione è stata attirata da un libro sulla cui copertina era disegnato un gatto intento a guardare un uccello (poi ho scoperto che la foto era di Cartier-Bresson). Mi sono avvicinata e ho letto meglio il titolo: Io sono un gatto. Dato il mio amore smisurato per i gatti, potevo mai resistere a tale tentazione? Ovviamente no, quindi ho letto un po’ di cosa parlava la storia e qualche informazione sull’autore, da me totalmente sconosciuto anche perché è (o meglio, era) giapponese, e io con la letteratura orientale non vado molto forte. Ma ho pensato: “Caro Natsume Sōseki – o Sōseki Natsume, perché in giapponese non capisco come funzionino i nomi -, io non ti conosco e voglio sapere chi sei, ti porto a casa con me!”.

Andando quindi avanti con la mia missione del compriamo/leggiamo libri a caso ché magari ci scappa una scoperta grandiosa, sono tornata a casa con questo libro (circa 470 pagine, quindi corposetto) e sono riuscita a cominciarlo solo la scorsa settimana. La storia è raccontata dal punto di vista di un gatto che non ha un nome, ma che è un felino molto particolare. Innanzitutto è un finissimo osservatore, e ci racconta tutto ciò che succede intorno a lui in modo audace, scettico e spesso arguto, quasi come se fosse un filosofo. Il protagonista/narratore ha come padrone uno strano professore, Kushami, che fa delle cose folli, come cimentarsi nella prosa inglese (come Sōseki, egli insegna inglese), recita canti nō in bagno guadagnandosi il soprannome di “maestro delle latrine” da parte dei vicini, e accoglie altri strani personaggi nella sua casa. Uno di questi amici è Meitei, vecchio compagno di scuola e collega di Kushami.

085782b0-cba4-447b-88c7-36db2012b89bIl gatto si trova a descriverci tutti i componenti di questo gruppo di umani pazzi, ma non si capisce bene se siano pazzi sul serio o solo agli occhi di questo animale, che non riesce a capire il motivo di tante stramberie. In realtà, nel libro, non succede quasi nulla, i personaggi non “crescono”, non cambiano e non fanno niente di diverso dagli altri giorni; il centro di tutto è il modo di analizzare la realtà che ha il gatto: abitudini e passatempi normali riescono a diventare quasi strani. Vi lascio una pagina in cui il micio racconta, con parole sue, una partita di baseball a cui assiste scambiandola per una sorta di guerriglia (clicca sulla foto di lato).
Anche l’ambientazione è poco varia. Dobbiamo immaginare una storia vista completamente dagli occhi di un animale che si muove dentro casa e che quando va fuori non si allontana troppo. Per questo motivo conosciamo benissimo l’abitazione di Kushami, le sue abitudini e vicini, come il signor Kaneda, ricchissimo e potentissimo uomo d’affari che cerca di intimorire quelli socialmente più in basso, e la Nasona, sua moglie, insieme a quelli della scuola Le Nuvole Calanti.

Sōseki Natsume

Nonostante fossi un po’ preoccupata di fronte ad un romanzo giapponese, devo dire che mi sono trovata davanti ad una cosa strana: Sōseki non solo sembra essere un contemporaneo (a dispetto del fatto che è morto nel 1916), ma il suo modo di narrare non sembra neanche così lontano da quello occidentale. Ho appreso (perché conviene sempre documentarsi, prima di cominciare con un autore sconosciuto) che studiò lingua e letteratura inglese, e che poi per queste materie assunse la cattedra all’Università Imperiale del Giappone. Forse è per questo che è considerato il padre del romanzo giapponese moderno, perché nonostante racconti di un paese asiatico in un momento di transizione (visto per di più dagli occhi di un gatto) e citi usanze e termini giapponesi (raccolti in un glossario alla fine del libro), apre completamente le porte ad un tipo di narrazione prettamente occidentale.

Io sono un gatto è un romanzo veramente divertente, pieno di riflessioni sulla natura umana ma scevro di quella pesantezza ed eccessiva profondità di temi che, spesso, la letteratura asiatica sembra portare con sé. In una cornice di banalità, è un piccolo gatto a fare la differenza.

Titolo: Io sono un gatto
Autore:
 Sōseki Natsume
Traduzione:
 Antonietta Pastore
Genere: 
Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1905 (2011 questa edizione)
Pagine: 479
Prezzo: 9 €
Editore: Beat (Biblioteca Editori Associati di Tascabili), da Neri Pozza

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza

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13 pensieri su ““Io sono un gatto” di Sōseki Natsume

  1. Monique ha detto:

    Mi sto facendo tentare anche io da questo libro e mi ritrovo nelle tue sensazioni! Nei confronti dei gatti credo di avere una sorta di venerazione come gli Egiziani antichi, ma anche io vado poco d’accordo con la letteratura orientale e quindi ero indecisa…
    Sullo stesso argomento, però, ho letto “Il gatto e la filosofia”, anch’esso ben scritto e interessante.

    • Valentina ha detto:

      Puoi andare tranquilla, come stile non sembra affatto orientale. Ed è per questo, forse, che mi è piaciuto così tanto.
      Intanto ho fatto una raccolta di titoli miciosi, dopo aver chiesto consigli vari 🙂

  2. leduenellie ha detto:

    Lessi Io Sono Un Gatto molto tempo fa ma ricordo ancora la bellezza della prosa che mi lasciò senza parole.. Quando poi il protagonista è un micio, per me si è già a metà dell’opera!

    • Valentina ha detto:

      Ed è anche un micio mooooolto particolare!
      In effetti alcuni comportamenti umani sembrano davvero assurdi e me ne sono resa conto solo vedendoli dal punto di vista di un gatto.

  3. Alessandra - L'angolino di Ale ha detto:

    Wow, ottimo! Sono contenta di leggere che il libro ti sia piaciuto, ora vado tranquilla! Come ti dicevo, ho già preso il libro tempo fa ed è lì in attesa che arrivi il suo momento! Tra l’altro ho in wishlist anche un altro romanzo di Sōseki (“Guanciale d’erba”) del quale ho letto molte recensioni positive. Così come ho in wishlist il libro della sua traduttrice, Antonietta Pastore (“Leggero il passo sui tatami”). Ciao Vale!

    • Valentina ha detto:

      Allora aspetto di leggere anche il tuo parere!
      In molti punti l’umorismo è un po’ British. Come ho detto su, l’autore era uno studioso e professore di letteratura inglese, quindi ha importato nel suo Giappone stili e stratagemmi narrativi che lì non esistevano.
      Acchiappo i tuoi titoli e ti ringrazio!

      Un bacio, Ale!

  4. marisamoles ha detto:

    Curioso, senza ombra di dubbio. E accattivante, almeno da come lo descrivi. E poi il tuo voto è decisamente alto e visto che te ne intendi di letture, ne deduco che sia veramente un bel libro. Poi, si sa, i gusti sono personali ..

    Lo metto in lista anche se dubito che riuscirò a leggerlo la prossima estate.

    • Valentina ha detto:

      Secondo me è un libro valido, poi, come dici tu, i gusti sono personali. Diciamo che è un giapponese atipico, lo vedo come un compromesso tra oriente e occidente. Riuscitissimo!
      Si dice che sia il romanzo più importante del Giappone moderno, e io l’ho scoperto… per caso!

  5. karina890 ha detto:

    Lo prendo, punto. ^^ Ho famigliarità con i giapponesi – mi piace la loro comicità soprattutto 😉 – ma non ho mai preso un romanzo. Stavo per comprare Delfini di Banana Yoshimoto ma mi è proprio sfuggito dalle mani. Appena mi passa sotto il naso lo acchiappo ^^

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