La correttezza paga

Nessuna recensione oggi. Voglio parlarvi di un’iniziativa a cui aderisco volentieri: “La correttezza paga”.
Sapete quante persone lavorano in una casa editrice? E sapete anche se tutte queste persone che lavorano vengano (più o meno) retribuite? Bene, sappiate che molti si ritrovano a lavorare gratis, sgobbano, l’editore si fa bello coi loro servizi (grafici, traduttori, correttori di bozze, ecc.) e loro, invece, non prendono un soldo. Per questo motivo decido anch’io, insieme ad altri blogger (e chi vuole unirsi si unisca pure), di non recensire lavori che provengono da case editrici che non fanno il loro dovere nei confronti dei loro collaboratori pagandoli.

Non si fanno nomi e non ci sono liste di cattivi, semplicemente ognuno di noi ha la possibilità di rifiutarsi di dare pubblicità a qualcuno che non lo merita. Se siete dei professionisti che non vengono pagati, se sapete di case editrici “disoneste”, o se conoscete qualcuno in questa situazione, potete segnalarlo a lacorrettezzapaga@gmail.com (oppure direttamente a Chiara, Gaia o Luca, di cui trovate gli indirizzi blog più in basso).
Allo stesso indirizzo possiamo rivolgerci per avere informazioni su chi ci presenta un libro da recensire, se non lo conosciamo o abbiamo dei dubbi. Ovviamente ogni segnalazione verrà controllata e confermata, perché correttezza non significa diffamazione. Facciamo un boicottaggio silenzioso.

L’idea è nata inizialmente da Luca Pantarotto di Holden & Company, come forma di protesta personale:

Poi Luca ha sviluppato l’idea coinvolgendo Francesca Schipa e Marina Vitale di diLetti e riLetti, che hanno creato rispettivamente grafica e slogan. Chiara Beretta Mazzotta di Bookblister e Gaia Conventi di Giramenti hanno subito aderito. Da tutto questo è nato il banner che mi affretto ad inserire su questo blog. Chi vuole aderire, faccia altrettanto. Oppure condivida e diffonda questa iniziativa.

correttezza

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21 pensieri su “La correttezza paga

  1. ilgattosyl ha detto:

    magari non bene, ma che io sappia dalle mie parti comunque pagano. Paghiamo anche gli stages.
    Comunque fai bene e penso faccia bene. Anche perchè sugli scaffali in libreria ci sono sia gli uni che gli altri.

    PS se ti arrivano però segnalazioni che mi riguardano da vicino fammelo sapere che cerco di capire.

    • Valentina ha detto:

      Voi siete un gruppo grande e serio, quindi penso proprio che la cosa non vi riguardi 😉 Però non si sa mai.
      Non ricevo io le segnalazioni, ma se dovessi sentire qualcosa in proposito te lo dirò senz’altro!

  2. Dottor Jim ha detto:

    Bella iniziativa. Se ci sono i pidocchiosi che si fanno i soldi sfruttando il lavoro altrui senza pagare è giusto che si sappia. E magari con un buon avvocato fare pure nomi e cognomi, che questa omertà in molti ambiti lavorativi ha stufato alla grande.

    Mi dispiace fare una piccola critica, ma queste persone fanno e continuano a fare quello che vogliono sempre e comunque proprio perché tutti stanno zitti. No, non si combattono queste piaghe parlando alle spalle o facendo le cose a metà come questa.

    Si sta sempre zitti per paura delle denunce proprio da parte di coloro che dovrebbero essere perseguiti civilmente e penalmente (il che è una cosa assurda e senza senso), ma chi ha la ragione difficilmente vedrà una condanna a suo sfavore.

    Insomma, chi non è stato pagato si riunisca con tutti gli altri, porti delle prove e vada a denunciare il tutto alla Guardia di Finanza, che sapranno loro sistemare le cose e far vedere i sorci verdi a qualcuno.

    Ad ogni modo questo è già qualcosa. Poco ma sempre meglio di niente.

  3. L'angolino di Ale ha detto:

    Iniziativa interessantissima, grazie per averla segnalata Vale. In effetti è difficile venire a sapere di queste situazioni, se non dai diretti interessati. Speculare sul lavoro altrui è qualcosa di disgustoso.

  4. Otello Piccoli ha detto:

    Io concordo, ma nella frase decisiva c’è un errore di battitura o sono io che non la capisco?
    “non recensire lavori che provengono da case editrici che fanno il loro dovere nei confronti dei loro collaboratori pagandoli”

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