Da “I fratelli Karamazov”

C’era una volta una donna cattiva cattiva che morì, senza lasciarsi dietro nemmeno un’azione virtuosa. I diavoli l’afferrarono e la gettarono in un lago di fuoco. Ma il suo angelo custode era là e pensava: di quale sua azione virtuosa mi posso ricordare per dirla a Dio? Se ne ricordò una e disse a Dio: “Ha sradicato una cipolla nell’orto e l’ha data a una mendicante”. E Dio gli rispose: “Prendi dunque quella stessa cipolla, tendila a lei nel lago, che vi si aggrappi e la tenga stretta, e se tu la tirerai fuori del lago, vada in paradiso; se invece la cipolla si strapperà, la donna rimanga dov’è ora”. L’angelo corse dalla donna, le tese la cipolla: “Su, donna, le disse, attaccati e tieni”. E si mise a tirarla cautamente, e l’aveva già quasi tirata fuori, ma gli altri peccatori che erano nel lago, quando videro che la traevano fuori, cominciarono ad aggrapparsi tutti a lei, per essere anch’essi tirati fuori. Ma la donna era cattiva cattiva e si mise a sparar calci contro di loro, dicendo: “È me che si tira e non voi, la cipolla è mia e non vostra”. Appena ebbe detto questo, la cipolla si strappò. E la donna cadde nel lago e brucia ancora. E l’angelo si mise a piangere e si allontanò.

[Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, 1880
traduzione di Alfredo Polledro,
Newton&Compton, 2010, p. 359]

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