“Tenera è la notte” di Francis Scott Fitzgerald

E lì, con te, subito la notte è tenera
…Qui, invece, adesso, non ce n’è più di luce, niente,
Se non quella che dal cielo è soffiata
Giù dal vento, nel buio verde e tortuoso di muschio.

John Keats, “Ode a un usignolo”

WP_003806Ci sono autori che non affronti perché ti fanno una cordiale antipatia e per me è stato proprio così nei confronti di Fitzgerald. Poi mi sono stati regalati un paio di libri suoi per il compleanno e dopo averne letto uno ho capito che quest’antipatia era completamente immotivata, perché proprio l’ho amato. Sto parlando di Tenera è la notte, romanzo del 1934 che, oltre a raccontare una storia di fantasia, descrive i costumi di un’epoca e della società di quell’epoca.

Siamo sulla riviera francese, la bella e giovane Rosemary Hoyt, giovane promessa di Hollywood, è in vacanza con sua madre e conosce un gruppo di espatriati americani che fanno la bella vita. Tra questi spiccano Dick e Nicole Diver, una coppia che scatena immediatamente nella ragazza sentimenti di ammirazione e quasi di amore. Rosemary entra così nella comitiva e finisce per innamorarsi di Dick, che in un primo momento fa resistenza per via del suo matrimonio, apparentemente felice, con Nicole. In realtà si scopre dopo che Dick ha lavorato per anni come psichiatra in Svizzera e Nicole è una sua paziente, che ha sposato perché lei si era infatuata di lui e lui aveva bisogno d’affetto. In realtà la sua sembra quasi una scalata sociale, dato che la ragazza, bellissima da giovane e ancora più bella adesso da adulta, appartiene ad una famiglia molto ricca di Chicago: il padre, classico w.a.s.p. intento a mantenere le apparenze ma che nasconde terribili segreti che sono causa dell’intermittente disagio mentale della figlia, e la sorella Baby (vero nome Beth), socialite americana impegnata a passare da un facoltoso fidanzato ad un altro, ma che s’interessa della salute di Nicole quasi come un dovere morale.

Ad un certo punto il gruppo si scioglie, ognuno prende la sua strada, e Rosemary – che nel frattempo aveva capito chi erano veramente le persone che aveva conosciuto (gente marcia, arrampicatori sociali volgari e infelici) torna in America e continua a viaggiare per girare altri film. Dick e Nicole continuano a viaggiare accompagnando degli amici a Parigi, ed è lì che la donna inizia a dare segni di cedimento tentando di far del male al marito e ai figli, così lui si allontana anche per rendere omaggio al padre appena morto. Al ritorno passa da Roma e incontra Rosemary, che rappresenta ancora per lui una tentazione, a cui finalmente cede. La cosa però non lo fa stare bene e così inizia il suo graduale declino tra alcool, solitudine, sogni infranti e il fallimento totale di un uomo che prometteva davvero tanto.

Il romanzo ha tantissimi elementi autobiografici, a partire proprio dai Diver, ispirati a Fitzgerald stesso e a sua moglie Zelda (problemi mentali, separazione, ecc.), oltre che ai loro amici Murphy. L’atmosfera di noia che pervade la storia è quella che avevo trovato anche in Fiesta di Hemingway, e in fondo non erano annoiati quegli americani che se ne andavano in giro per la Spagna a guardare la corrida e sbevacchiare, o quelli che stavano sulla riviera francese, tra mare, barche e compere? E Fitzgerald, con grande maestria riesce ad analizzare queste persone e la loro psicologia, mettendone a nudo i difetti ma facendole sembrare quasi normali. Il linguaggio che l’autore usa è moderno, e colpisce nelle descrizioni soprattutto dei pensieri dei personaggi principali.
La narrazione è divisa in parti: nella prima si racconta la vita in riviera e la partenza di alcuni membri dopo la breve vacanza, ma è come se mancasse qualcosa, come se ci fossero delle informazioni importanti che ci mancano per far quadrare tutto; nella seconda, infatti si va indietro di molti anni e si scopre la vita precedente di Dick, della conoscenza con Nicole e del loro matrimonio. La terza ed ultima parte è, secondo me, il romanzo vero e proprio, quello che viene dopo le due premesse fatte, il presente e il futuro di Dick, una sorta di alter ego dell’autore, che finisce per perdere tutto e cadere in una vita ordinaria e triste nell’America che tanto tempo prima aveva lasciato in cerca di fama.

Forse questo non è un romanzo che va letto in qualsiasi periodo della vita, credo che sia uno di quelli che devi leggere quando sei ben disposto. Non è semplice, spesso, immedesimarsi in personaggi che possono suscitarti repulsione e, in particolare, qui, l’immedesimazione non arriva subito, bisogna metterci un po’. Come ho già detto, le informazioni su Dick e gli altri arrivano poco alla volta, per questo è necessario andare avanti piano piano e fare il punto della situazione per arrivare a percepire quella malinconia che si nasconde tra le righe. Fitzgerald è davvero un grandissimo autore. E io che non avevo voluto leggerlo fino ad ora!

Titolo: Tenera è la notte
Autore: Francis Scott Fitzgerald
Traduzione:
 Vincenzo Latronico
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1934 (Con questo editore febbraio 2013)
Pagine: 490
Prezzo: 14 €
Editore: Mimimum Fax

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

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10 pensieri su ““Tenera è la notte” di Francis Scott Fitzgerald

  1. leduenellie ha detto:

    Lessi Tenera è la Notte anni fa eppure le ambientazioni sono ancora talmente vivide nella mia memoria, quasi come se ci fossi stata anche io in Riviera! Con la tua recensione mi hai fatto tornar voglia di riviverla, quasi quasi mi butto nella rilettura, questa volta in inglese 🙂

  2. La Strega ha detto:

    Molti tendono a nutrire antipatia per Fitzgerald petché lo conoscono solamente per “The Great Gatsby”. In realtá é molto diverso da come ce lo si immagina, come hai scoperto anche tu. 🙂

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