Pagina 69: “Un divorzio tardivo”

Un divorzio tardivo è un romanzo dell’israeliano Abraham Yehoshua del 1982. Ho finito di leggerlo un po’ di tempo fa e ve ne propongo la pagina 69 per darvi un’idea dello stile usato dall’autore in questo libro. Badate bene che io non possiedo il libro singolo, ma ho la Trilogia d’amore e di guerra in cui questo è il secondo elemento, quindi prendo la sessantanovesima pagina di conto, che nel mio volumone sarebbe la 455 circa.
La storia in breve è questa: Yehudà Kaminka è fuggito tanti anni prima da Israele, perché la moglie Na’omi è impazzita e ha tentato di ucciderlo, infatti ora si trova in una sorta di manicomio/casa di cura (ma pur essendo “pazza” sembra la più lucida di tutti). Adesso torna in patria perché negli Stati Uniti si è rifatto una vita, ha una donna, Connie, e un bambino in arrivo, ma deve chiudere col suo passato, precisamente deve ultimare le pratiche di divorzio da Na’omi. Il tutto si svolge in nove giorni (l’ultimo è Pasqua), nove giorni in cui l’uomo diventa quasi un figlio osservato da i suoi figli che si comportano da genitori, in cui lui sembra non voler fare quello che è venuto a fare e cercare qualsiasi pretesto per non dare quel taglio netto al rapporto con la moglie. Yehudà non riesce a separarsi da quella moglie che aveva tanto amato ma che poi è diventata così difficile da gestire che quel sentimento si è trasformato in odio reciproco. Un modo per sfuggire al problema però, alla fine, lo trova.
Lo stile di questo romanzo è molto complicato, manca quasi totalmente la punteggiatura e la lettura è abbastanza lenta e difficoltosa, ma ne vale la pena perché mediante questo espediente si trasmettono al lettore gli stati d’animo che pervadono il libro, quali l’ansia, l’angoscia o l’inquietudine. Ogni capitolo prende il nome di uno dei giorni in cui si svolge la vicenda ed è raccontato da un personaggio diverso attraverso una sorta di monologo interiore misto a dialoghi riportati frettolosamente perché, si sa, i pensieri vanno veloci. Mi è piaciuto molto, ma non più de L’amante.
Detto questo non mi resta che lasciarvi all’estratto, in cui a parlare è Israel Kedmi, marito di Yael, la figlia di Yehudà. Kedmi è avvocato ed è lui ad occuparsi del divorzio dei suoceri. Buona lettura!

Un divorzio tardivo di Abraham Yehoshua

td– Le ho detto che sei qui e che stai bene e lei mi ha chiesto se soffri ancora di quel male al collo e le ho detto che io non ho visto nessun male allora lei ha chiesto se la tua presenza non disturba i bambini e io le ho detto al contrario i bambini sono felici che tu sia qui ma le ho raccontato che fai fatica ad abituarti al fuso orario d’Israele le ho dato il testo dell’accordo e ne ho tessuto le lodi e lei mi ha chiesto se lo deve leggere le ho detto che è nostro dovere professionale non far firmare alle persone documenti e contratti prima che li abbiano letti tanto quelle mica ci capiscono nulla almeno che sappiano di aver letto senza capire invece di non aver letto senza capire ah ah ah… (ma nessuno ride con me) lei ha tentato di leggere ma non ha potuto perché i suoi occhiali si sono rotti o il cane li ha mangiati bisogna far qualcosa Yael e perciò gliel’ho letto io. È stata a sentire senza dir nulla le ho spiegato tutti i particolari e come si salvaguardano tutti i suoi diritti ho parlato davvero con cautela e gentilezza ma lei non ha particolarmente reagito solo ha chiesto una volta di te Yael…
– Perché non sono venuta anch’io…
– Proprio così, ma le ho spiegato… ha capito… le ho detto che ci andrai domani o dopodomani siamo d’accordo che ci penserà su e firmerà e consegnerà tutto a te… certo il tempo stringe, gliel’ho spiegato con gentilezza e con dolcezza… potrei avere un’altra tazza di tè sono stanco morto ho corso tutta la sera dietro a un assegno…
– Non firmerà… – si lascia sfuggire il vecchio, disperato, ed esce dalla stanza e io sento che in fondo ha ragione.
– Perché? – protesto, – a me non è parso che… allora io posso avere questo tè o bisogna porgere richiesta scritta?
Yael mi porta il tè le mani le tremano va a togliere la bambina dal seggiolone la porta a letto Gadi mi fa vedere il disegno che ha fatto, delle grosse donne sotto la pioggia.
– Splendido il tuo disegno… – e gli do un bacio e lo mando a letto.
Il padre di Yael è scomparso. Yael mi guarda con ostilità.
– Cosa ti succede?
– Non lo so… oggi sono distrutto…
– Si vede…
– Qualcosa mi ha sfinito…
E sono davvero stanco morto non è possibile che sia solo per via di quel maledetto assegno oggi qualcosa mi ha messo addosso spavento forse il mondo stesso… quei vicoli in rovina… la vecchia nuda nell’acqua gialla… la paglia che mi si è infilata nei capelli…
Mi alzo guardo la poca posta arrivata qui accendo la tivù una sfinitezza mi colma tutto gli occhi mi si chiudono non afferro nemmeno una parola, Yael sparecchia la bambina è già a letto. Spengo le luci mi spoglio e mi metto il pigiama passo l’assegno nel taschino del pigiama cerco un giornale mi sento ancora più debole entro nel letto, mi tiro fino al collo la grande coperta.

“Un divorzio tardivo”, Abraham Yehoshua (1982)
trad. Gaio Sciloni
Einaudi, ed. 2005
366 pagine, prezzo 12 €

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