“Il profumo” di Patrick Süskind

Non riuscivano a sentire il suo odore.
Avevano paura di lui.

 

Devo fare una premessa. Il mio giudizio è personale, lo ribadisco perché non voglio turbare quanti sono convinti che il loro parere sia il più giusto e non ammettono che qualcuno possa pensarla diversamente. Capita, a volte, che dici che una cosa non ti piace e vieni aggredito perché sbagli, perché quella cosa è bellissima e sei tu a non averla capita. Possibile che io non abbia capito, ma esprimo comunque la mia opinione. E come sapete non sono una stroncatrice di professione, anzi qui ci sono più libri a 5 stelline di quelli con una stellina sola.

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Mi sono addentrata nella lettura di un altro libro considerato (quasi) unanimemente un capolavoro, tanto che ci hanno fatto anche un film con nientepopodimentoché Dustin Hoffman e Alan Rickman, che nei prossimi giorni vedrò per capirci un po’ di più: Il profumo, scritto dal tedesco Patrick Süskind nel 1985. Il romanzo, che è stato per me una grandissima delusione forse per le aspettative troppo alte, è tutto incentrato su odori, profumi ed essenze, quindi se come me non avete buon naso non ci capirete nulla. No, non è vero, scherzo. Però qualcuno che lo ha letto dice che addirittura riusciva a percepire quegli odori durante la lettura. Io ho sentito solo l’odore del mio Kindle.

Siamo nella Francia del XVIII secolo, Jean-Baptiste Grenouille appena nato (a Parigi, città mefitica) viene subito abbandonato dalla madre tra i rifiuti. È un bambino molto strano che incute timore e suscita ribrezzo perché non ha alcun odore: nessun profumo di bimbo, fetore di pupù, niente. È tuttavia dotato di un grandissimo olfatto ed è incapace di provare sentimenti nei confronti degli altri o di se stesso. Per farla breve viene allevato in un orfanotrofio, nella bottega di un conciatore e poi riesce a farsi assumere dal grande profumiere italiano Baldini, che lo istruisce sul mestiere e gli dà il diploma di garzone, ma in cambio sfrutta il finissimo naso del ragazzo per creare ottime essenze a suo nome. Grenouille, acquisite le conoscenze che gli servono (egli, infatti, prima conosceva praticamente tutti gli odori in natura, ma non sapeva come estrarli dalle materie prime e riprodurli o conservarli), parte alla volta di Grasse, dove, è risaputo, si usano tecniche più complicate, per migliorare la sua preparazione, ma lungo la strada fa una lunghissima sosta in un posto privo di odori, poi passa da Montpellier dove un marchese gli fa creare un profumo che riproduca l’odore dell’essere umano e finalmente raggiunge la sua meta. A Grasse si fa assumere nella bottega di Madame Arnulfi, diventando secondo garzone (il primo era Druot). Dopo un po’ iniziano a susseguirsi strani omicidi: tutte ragazze bellissime, adolescenti e vergini che vengono ritrovate nude e coi capelli tagliati. Richis, secondo console e padre di una giovinetta con quelle caratteristiche, decide di portare via la figlia per farla sposare, consumare il matrimonio e quindi toglierla dalle grinfie del misterioso omicida. Ma la storia non andrà affatto come ce la aspettiamo.

L’idea di fondo di questo libro secondo me è geniale, e non faccio alcuno spoiler, avrete capito tutti (anche se molti di voi lo hanno già letto sicuramente, o hanno visto il film) chi è l’assassino e perché uccide le ragazze. Il problema è che la storia non si sviluppa bene, l’ho trovato proprio scritto male. Innanzitutto l’autore indugia troppo nelle parti meno importanti, ad esempio quella in cui Grenouille vive nella caverna senza odori per sette anni e racconta pagine e pagine di visioni, sogni e allucinazioni. Secondo me, metà di queste divagazioni oniriche poteva benissimo risparmiarsele. Al contrario, liquida con troppa velocità i punti cruciali, l’omicidio di alcune ragazze, le scoperte sconvolgenti sulla creazione di certi odori. A me viene in mente che Süskind non volesse rischiare di cadere nel ridicolo o che proprio non sapesse andare più in profondità. Poi di scritto male ci sono anche le frasi, spesso lunghissime e piene di congiunzioni e, così piene che poi deve riprendere il filo e ripetere da quale parte dovevamo andare avanti perché noi lettori ci siamo già confusi.
Lo stile probabilmente vuole richiamare quello pomposo dell’epoca in cui Il profumo è ambientato, ma a mio parere non ci riesce affatto, anzi risulta forzato e anacronistico. Ma, superata la fatica della lettura, la parte che secondo me è la peggiore è il finale. Io ovviamente non ve lo svelo, e qualsiasi cosa io possa lasciarmi scappare, vi assicuro che non ci arrivereste mai, per il semplice motivo che è letteralmente ridicolo. Immaginatemi mentre il Kindle mi dice che sono arrivata all’80% del romanzo, tutta confusa, che penso “Ommamma, che libro lento, ma dove vuole andare a parare?”, e poi improvvisamente scoppio a ridere quando arrivo alla fine. Appena ho finito di sbellicarmi, mi sono detta “Mah!?”. Quel finale è assolutamente disgustoso e con il resto del libro non c’entra niente. Ci sono altri libri disgustosi, e il fatto di suscitare nausea può essere lo scopo dell’autore e può fare di un romanzo un capolavoro, ad esempio La metamorfosi di Kafka, o La peste di Camus. Qui no, mi pare un disastro.

Pareri positivi o negativi, il libro è comunque famoso e fa parlare di sé, si fa ricordare. In questo Patrick Süskind ha colto nel segno. Il profumo per me è stato una perdita di tempo, anche se mi piace fare anche brutte esperienze. Non vi dico di non leggerlo, a voi potrebbe piacere. Spesso capita che siamo così presi dalla foga del libro che non ci accorgiamo di quante falle ci siano “nel sistema” (Faletti docet). Purtroppo io questa foga non l’ho avuta e quindi ho avuto tutto il tempo per capire cosa c’era che non andava. Il mio non è un semplice “non mi piace”, ho cercato di spiegare i motivi per cui a mio parere non è un bel libro. Sempre motivare le proprie opinioni, no? 😉 Anzi, se lo avete letto, sono ben felice di confrontarmi con voi!

Titolo: Il profumo
Autore: Patrick Süskind
Traduzione:
 Giovanna Agabio
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1985 (questa edizione 2012)
Pagine: 272
Prezzo: 9,90 €
Editore: Longanesi – Collana: La Gaja scienza

Giudizio personale: spienasvuotasvuotasvuotasvuota

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6 pensieri su ““Il profumo” di Patrick Süskind

  1. Antonio ha detto:

    A me piacque, ma non abbastanza da indurmi a scrivere un articolo per il mio blog (e quindi, col senno di poi, forse devo dedurne che non mi piacque? Boh). Mi limitai a segnalare la canzone dei Nirvana, “Scentless apprentice”, ispirata (a quanto pare) dal romanzo.
    Una cosa è certa: non si tratta di un romanzo che rileggerò. 🙂

  2. Monique ha detto:

    L’ho letto e inizialmente lo trovavo inquietante e assurdo e ho dovuto riprenderlo in mano una seconda volta per superare questo attimo di smarrimento. Alla fine, posso dire che mi era piaciuto leggerlo, mi piaceva più che altro quest’idea legata al mondo degli odori che, da biologa, trovavo affascinante. Il finale, è vero, mi ha lasciato senza parole!

  3. La Strega ha detto:

    Dunque, vediamo se riesco a riordinare le idee…

    Partendo dal punto più facile tra quelli che hai elencato, ovvero il linguaggio, io personalmente ho percepito la catena di semplici congiunzioni coordinate come l’imitazione di un linguaggio semplice e diretto, non arzigogolato insomma, proprio del protagonista. Grenouille interagisce poco tramite il linguaggio e si limita ad allineare uno dopo l’altro tutto quello che percepisce, che immagina e che, infine, non percepisce.

    Per quanto riguarda il finale, io l’ho trovato veramente col botto. ^^ Concordo con te sul fatto che sia brusco, ma non si può dire che lo si possa dimenticare facilmente no? Anzi…

    Forse il motivo per cui il libro ti è piaciuto così poco è che ti aspettavi che fosse un giallo (o almeno, questo è quello che traspare dalle tue parole), quando invece è un “romanzo delle sensazioni”, se vogliamo, incentrato soprattutto sul mondo – io ci aggiungerei anche animalesco – degli odori e delle sensazioni. Un libro senza dubbio particolare (e del quale sicuramente molti parlano benissimo solo perché non hanno il coraggio di fare il contrario), che può tranquillamente non piacere. 🙂

    • Valentina ha detto:

      In realtà quando mi accingo a leggere un libro non mi aspetto niente, quindi non mi aspettavo un giallo, sapevo un po’ a cosa andavo incontro. Non mi è piaciuto il finale perché mi ha fatta ridere, quando l’autore di certo non voleva farlo sembrare così assurdo.

      Per quanto riguarda il linguaggio, beh, se voleva ricalcare quello del protagonista che poi non lo usava molto doveva evitare tantissime parole che Grenouille non avrebbe neanche conosciuto. Poi questa coordinazione forzata a mio parere rende la lettura più difficile, non la semplifica di certo, perché perdi il filo.

      😉

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