Da oggi in libreria “Acqueforti di Buenos Aires” di Roberto Arlt

Nel mio percorso universitario, almeno in quello della specialistica, ho deciso di affrontare lo studio della letteratura ispanoamericana perché avevo voglia di “cambiare aria” e scoprire cose nuove, e in quel periodo sono entrata in contatto con un mondo particolarissimo, di cui faceva parte lo scrittore Roberto Arlt (1900-1942), autore di diversi romanzi come El juguete rabioso o Los lanzallamas. Ma Arlt non nasce come scrittore o drammaturgo (ha scritto anche delle pièce teatrali), bensì come giornalista specialmente per El mundo, quotidiano di Buenos Aires.
Quando ho saputo dell’uscita della traduzione italiana delle sue Aguafuertes porteñas mi sono subito incuriosita e ho voluto leggerle, perché ho avuto la possibilità di studiarne qualcuna in lingua originale ma, si sa, quando sei appassionata di traduzione e letteratura, quello di confrontare originale e tradotto è quasi un bisogno. Così mi sono messa a sfogliarle.

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Acqueforti di Buenos Aires esce in libreria oggi, tradotto da Marino Maiani e Alberto Prunetti per Del Vecchio editore, e raccoglie tutte quelle considerazioni e descrizioni che Roberto Arlt fa con taglio giornalistico e quasi documentaristico (ma con la bellezza e l’incisività dell’acquaforte, da cui prende il nome) della sua Buenos Aires in un periodo, quello del primo Novecento, che la vede cambiare sempre più. Pensiamo alla metamorfosi di una città che accoglie nuovi edifici, nuove tecnologie, tante novità in generale che vanno a contrastare con la povertà già presente che ha un peso troppo grande per non lasciare che qualcuno ne venga inghiottito senza via d’uscita. Arlt ci parla di ladri, sofferenza, stranezze di Buenos Aires, spesso e volentieri con toni forti, e sembra quasi chiedersi se la modernizzazione di quel mondo serva poi a qualcosa, se c’è gente che ne resta comunque fuori. Però deve esserci sempre qualcuno che racconti questa vita, perché, come dice lo stesso autore, uno scrittore così «sta con gli uomini. Questo è quel che conta: stare nell’anima di tutti, assieme a tutti. Da qui la grande allegria: sapere di non essere solo».

Buona lettura!

Roberto Arlt nasce a Buenos Aires nell’aprile del 1900, da una famiglia di origini prussiane. Scrittore, drammaturgo e giornalista, ha avuto una vita tormentata e ricca di eventi, segnata dalla sofferenza per l’educazione severa impostagli in famiglia e da un profondo conflitto con la figura paterna, che ritroviamo infatti in molte sue opere. Espulso a otto anni dalla scuola perché troppo indisciplinato, continuò a studiare da autodidatta, svolgendo i più disparati lavori: imbianchino, commesso, facchino, e cominciando poi a scrivere per diversi giornali, fino a fare del giornalismo la sua professione. Rese conto dei propri viaggi e degli eventi politici del suo tempo proprio nei reportage scritti per i giornali, e fu tra l’altro testimone in prima persona degli eventi della guerra civile spagnola. La sua scrittura romanzesca rompeva con il tradizionalismo e per un certo tempo fu osteggiata, diventando poi modello per gli scrittori della generazione del boom, tra i quali Gabriel García Márquez, Isabel Allende e Jorge Luis Borges. Tra i romanzi più famosi: Il giocattolo rabbioso e I sette pazzi, entrambi già tradotti in Italia. Di grande valore anche i suoi racconti brevi e le sue numerose pièce teatrali.

[Roberto Arlt, Acqueforti di Buenos Aires, 1933,
ed. Del Vecchio, settembre 2014,
collana Formebrevi, pp. 304, brossura, 15 €]

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