Altrapagina: Storia di una che ha iniziato a leggere anche in digitale perché ci ha trovato una certa convenienza

Dopo un po’ di tempo sono tornata a scrivere su Altrapagina. Ho interrotto i miei post perché non ho avuto l’ispirazione adatta, dato che lì pubblico solo riflessioni. Diciamo che la mia testa non è stata così libera da altre cose per potersi anche mettere a riflettere. Adesso mi è arrivato un input, mi è stato chiesto, in base alla mia esperienza personale, com’è leggere con un ebook reader e quali sono, bene o male, i costi. Io ovviamente non conosco tutti dispositivi presenti sul mercato, ma ho potuto parlare del mio Kindle Fire, prodotto da Amazon. Non mi permetto di scrivere un manuale, perché suppongo di dover ancora scoprire tante sue funzionalità, anche se ce l’ho da due anni, ma spero di dare un’idea positiva, soprattutto a chi fa il reazionario perché la tecnologia lo spaventa.

Buona lettura!

Storia di una che ha iniziato a leggere anche in digitale perché ci ha trovato una certa convenienza

Ritorno sul tema della lettura in digitale perché quotidianamente noto che troppe persone criticano l’ebook senza mai averlo provato e non sanno, nei fatti, come funzioni. Non conosco alla perfezione la totalità dei dispositivi, che sono veramente tanti, ma posso parlare della mia personale esperienza con uno strumento che considero davvero utile.

Io sono un’amante del cartaceo, penso che niente possa eguagliare la sensazione stupenda che proviamo quando teniamo in mano un libro, ma poco più di due anni fa ho considerato che spendo troppi soldi per i libri. Io non posso entrare in una libreria solo per guardare i titoli esposti e uscire…

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“L’estate segreta di Babe Hardy” di Fabio Lastrucci

LEstate-Segreta-di-Babe-Hardy-Kindle-600x800Io sono una lettrice che non ha un genere preferito, leggo di tutto, ma di solito determinate categorie di romanzi le evito perché so di non poterle apprezzare fino in fondo. Questa volta, però, ho accettato una sfida con me stessa, mi sono cimentata con un horror-black, un romanzo del napoletano Fabio Lastrucci, uscito a luglio 2014, che unisce elementi fantastici al cosiddetto humor nero: L’estate segreta di Babe Hardy.

La storia di svolge ad Hollywood e i protagonisti non sono altro che Oliver “Babe” Hardy e Stan Laurel, il duo comico meglio conosciuto da noi come Stanlio e Ollio, ma s’incontrano, man mano che si va avanti, diversi personaggi del cinema come Mae West, Bela Lugosi e Mary Pickford.
Ad una delle tante feste organizzate da divi, Hardy, attratto dalla sensualità femminile, si ritrova contagiato da qualcosa di spaventoso che sembra quasi un virus, perché in poco tempo si diffonde tra attori, impresari, ecc.. Hardy e Laurel (come tanti altri) iniziano ad aver bisogno di sangue per nutrirsi, vedono strane aggressioni ed assistono alla sparizione di colleghi ed amici che la notte sono vivi e vivaci e la mattina si crogiolano in uno strano torpore. Dire che sono vampiri sarebbe un po’ come ammettere il problema, quindi preferiscono definirsi nonpiri. Tra un pasticcio e l’altro, il duo comico (che offre battute simpatiche ai lettori) dovrà fare i conti con la polizia che giustamente indaga su fatti strani che accadono in città, con santoni e occultisti che pretendono di curarli e perfino col padre di Laurel, il signor Jefferson, che si presenta dal figlio per riportarlo in Inghilterra e riconsegnarlo al teatro. Ma se gli attori sono stati tutti quanti colpiti dal vampirismo, il vero vampiro sembra essere uno degli ultimi personaggi che appaiono: qualcuno che pretende che il suo silenzio venga pagato oro.

Lastrucci immagina un’intero sistema colpito dal vampirismo, sembra quasi una metafora (ironica e fantasiosa) di Hollywood vista come una sorta di giungla in cui si succhia il sangue alle persone, che vengono spremute fino all’osso. E l’iniziatore di questo virus potrebbe essere proprio Bela Lugosi, l’attore di cui resta memorabile l’interpretazione del conte Dracula.
L’idea del romanzo è molto carina, nonostante io di queste storie non ne legga molte perché appunto sono troppo fantasiose per me. L’autore ci permette di immaginare due personaggi così amati dal grande pubblico sotto una luce diversa, sovrannaturale, e lo fa disegnandoli esattamente come li vediamo sullo schermo. Sembra quasi di assistere ai loro sketch! I capitoli sono divisi in rulli, quasi come le parti di un film, anche questo stratagemma è da apprezzare, secondo me.

Credo che questo libro possa essere molto interessante per chi è amante di storie particolari, ma soprattutto per chi ha la passione del cinema, specialmente di quello dei primi del Novecento, un po’ come quello che ho letto tempo fa su Chaplin. Mostrare come certe persone famose si muoverebbero all’interno di uno scenario alternativo, ma senza perdere nessuna delle caratteristiche che le hanno resi celebri, è una bella sfida, superata alla grande da Lastrucci, che peraltro ha un modo di narrare fluido e divertente.
Da leggere!

Titolo: L’estate segreta di Babe Hardy
Autore: Fabio Lastrucci
Genere:
 Romanzo 
Anno di pubblicazione:
 2014
Pagine: 247
Prezzo: 9,90 €
Editore: Dunwich

Giudizio personale: spienaspienaspienasmezzasvuota

Pagina 69: “La casa degli spiriti”

Sono finalmente riuscita a leggere questo libro che mi è stato regalato ad agosto e che, ahimè, non avevo ancora letto. La casa degli spiriti è un romanzo del 1982 di Isabel Allende, in cui viene raccontata sostanzialmente la storia di una famiglia cilena (seguendo diverse generazioni) in un arco di tempo che va, orientativamente, dagli anni Venti fino al 1973. Esteban Trueba è un ragazzo con pochi mezzi che, col tempo, capisce come arricchirsi anche per sposare la bellissima Rosa Del Valle, di cui è innamorato. La ragazza, però, muore per sbaglio, come ha predetto la sua sorellina Clara, la chiaroveggente, e allora lui decide di trasferirsi nella sua tenuta di famiglia, “Le tre Marie”, cercando di rimetterla a posto dopo diversi anni di decadenza. La solitudine però lo attanaglia, e dopo essersi dedicato a mettere al mondo in giro una quantità di figli bastardi, torna alla capitale per chiedere in sposa Clara, sorella di Rosa, che intanto è cresciuta e ha previsto anche quello. Clara aveva deciso di non parlare più da quando aveva predetto la morte di Rosa, ma adesso ricomincia, si sposa e va a vivere col marito nella tenuta che ormai è tornata all’antico splendore, insieme alla sorella di lui, Férula, rimasta sola dopo la morte della madre. Da lì entreranno in scena sempre nuovi personaggi: Blanca, figlia di Esteban e Clara; Pedro Terzo, figlio dell’amministratore di Trueba, da sempre innamorato di Blanca; Jaime e Nicolás, figli di Clara; il conte de Satigny, un nobile capitato da quelle parti per caso che influirà molto sugli equilibri della famiglia; Alba, figlia di Blanca e Pedro Terzo; e tanti altri.

Tutti questi personaggi vivono le loro storie intrecciate in un periodo assolutamente non facile, quello della lotta tra il partito conservatore e la sinistra, che sfocia nel colpo di stato militare del 1973 guidato da Pinochet, in cui avranno una parte importante il Presidente e il Poeta, due figure che nel romanzo non hanno un nome ma che nella realtà rappresentano Salvador Allende e Pablo Neruda. La famiglia Trueba soffrirà grandi pene perché è praticamente spaccata a metà: Esteban diventa senatore ed è un personaggio di spicco della destra, mentre il resto della sua famiglia ha idee opposte e appoggia i proletari e gli operai: Blanca sostiene la lotta di Pedro Terzo, Alba pure, come Jaime e Nicolás, e non verranno fatti sconti quasi a nessuno.

La casa degli spiriti è la storia della famiglia Trueba, ma anche di Esteban Trueba, un uomo che tenta di tenere le redini della famiglia, di fare sempre la cosa che secondo lui è quella giusta e di farla fare agli altri, ma che alla fine si ritrova da solo e si ammorbidisce, capendo che non tutti sono uguali e ognuno desidera cose diverse. Ma lo capisce quando ormai è troppo tardi.
Il tutto raccontato da una Allende che fa onore alla letteratura sudamericana riproponendo quel realismo magico che ha imparato così bene da Gabriel García Márquez, pure troppo bene, secondo me, date le grandissime somiglianze con Cent’anni di solitudine. Ecco, probabilmente se non avessi letto prima quest’ultimo romanzo, avrei apprezzato di più La casa degli spiriti, lo avrei trovato originale, invece mi trovo a pensare che l’autrice abbia (involontariamente) preso troppo dal grande maestro. L’esoterismo, la chiaroveggenza, gli spiriti che girano per la casa, sono la caratteristica principale di un tipo di narrativa nata nell’America del sud, e sono elementi che in questo libro troviamo praticamente dappertutto.

È un libro davvero bello, di cui ovviamente consiglio la lettura e propongo la pagina 69, ma da cui mi aspettavo molto di più. Buona lettura!

La casa degli spiriti di Isabel Allende

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L’aveva vista avvicinarsi lentamente e quando aveva cercato di toccarla aveva buttato a terra il fagotto, disfacendolo ai suoi piedi. Lui si era chinato, l’aveva raccolto e aveva visto una bambina senza occhi che lo chiamava papà. Si era svegliato in angoscia ed era rimasto di cattivo umore per tutta la mattinata. A causa del sogno si era sentito inquieto, molto prima di ricevere la lettera di Férula. Entro in cucina per fare colazione, come tutti i giorni, e vide una gallina che andava beccando le briciole sul pavimento. Le tirò una pedata che le aprì la pancia, lasciandola agonizzante in un alone di trippe e di piume, starnazzante in mezzo alla cucina. Questo non lo calmò, anzi, aumentò la sua rabbia e sentì che cominciava a soffocare. Montò a cavallo e si recò al galoppo a sorvegliare gli armenti che stavano marchiando. In quel momento giunse a casa Pedro Secondo García, che era andato alla stazione di San Lucas a fare una commissione ed era passato dal paese per prendere la posta. Portava la lettera di Férula.
La busta aspettò tutta la mattina sul tavolo dell’entrata. Quando Esteban Trueba arrivò, andò direttamente a fare il bagno, perché era coperto di sudore e di polvere, impregnato dell’odore inconfondibile delle bestie terrorizzate. Poi sedette alla sua scrivania a fare dei conti e ordinò che gli servissero da mangiare su un vassoio. Non vide la lettera della sorella fino a notte, quando percorse la casa, come faceva sempre prima di andare a letto, per controllare che le luci fossero spente e le porte chiuse. La lettera di Férula era uguale a tutte le altre che aveva ricevuto da lei, ma quando la prese in mano seppe, ancora prima di aprirla, che il suo contenuto gli avrebbe cambiato la vita. Ebbe la stessa sensazione di quando aveva preso in mano il telegramma in cui sua sorella gli annunciava la morte di Rosa, anni prima.
L’aprì, sentendo che gli pulsavano le tempie a causa del presentimento. La lettera diceva brevemente che donna Ester Trueba stava morendo e che, dopo tanti anni trascorsi a curarla e a servirla come una schiava, Férula doveva sopportare che sua madre neppure la riconoscesse, mentre chiamava giorno e notte suo figlio Esteban, perché non voleva morire senza vederlo. Esteban non aveva mai amato realmente sua madre, né in sua presenza si sentiva a suo agio, ma la notizia lo lasciò trepidante. Capì che ormai non gli servivano più i pretesti sempre nuovi che inventava per non andarla a trovare, e che era giunto il momento d’intraprendere la strada del ritorno alla capitale e di affrontare per l’ultima volta quella donna che era presente nei suoi incubi, col suo rancido odore di medicine, le sue tenui lamentele, le sue interminabili preghiere, quella donna sofferente che aveva popolato di proibizioni e di terrori la sua infanzia e gravato di responsabilità e di colpe la sua vita di uomo.

“La casa degli spiriti” di Isabel Allende,
trad. Angelo Morino e Sonia Piloto Di Castri,
Feltrinelli, ed. 2012,
364 pagine, prezzo 9,50 €

“Le ho mai raccontato del vento del Nord” di Daniel Glattauer

9788807702174_quarta.jpg.448x698_q100_upscaleUn bel titolo, vero? Poetico, evocativo, un titolo che ti fa immaginare un libro profondo e magari che non tratti di baggianate. Questo è il motivo per cui l’ho preso. Peccato che poi, dentro, ci abbia trovato tutt’altro. Peccato davvero, perché pure la copertina mi piaceva moltissimo. Eppure un sacco di gente me ne aveva tessuto le lodi, “bellissimo”, “carinissimo”, “fa sognare”… Ma facciamo le cose per bene, raccontiamo prima di cosa parla, per chi ancora non lo avesse letto.

Un bel giorno Emmi Rothner deve inviare un’email all’indirizzo della rivista Like per disdire un abbonamento, ma invece di digitare “like” digita “leike” e la comunicazione arriva ad un certo Leo Leike, che alla terza lettera che gli arriva decide di dire finalmente alla signora che ha sbagliato indirizzo. Piano piano Emmi e Leo iniziano a chattare e a restare incuriositi l’uno dall’altra, perché dietro uno schermo non si vede con chi si ha a che fare e spesso si gioca ad immaginare le persone. Lei ha 34 anni ed è sposata con un uomo molto più grande di lei che ha due figli da un matrimonio precedente, lui ha 36 anni e si occupa di psicolinguistica e al momento del casuale “incontro” telematico sta svolgendo una ricerca sulla comunicazione dei sentimenti attraverso il linguaggio nelle email. Ma tutto questo non se lo dicono subito, anzi giocano a restare riservati, facendo un tentativo di incontrarsi “al buio”, senza descriversi, per vedere se in un bar affollato si riconoscono. E in effetti, anche non parlandosi, sembrano aver capito chi è l’altro. Ma andando avanti, oltre all’amicizia, sembra nascere qualcosa di nuovo che non si sa dove porterà Emmi e Leo.

Già come trama non mi sembra molto interessante, anche se da quello che avevo letto era più carina. Però si sa, sulla quarta di copertina cercano sempre di metterci cose belle per invogliarci, mica ci dicono “questo libro non ha niente di speciale, la storia è piatta”, no? È un semplice incontro casuale e telematico tra due persone, come potrebbero essercene tanti al giorno d’oggi. A chi non è mai capitato di mettersi a chattare con qualcuno che non si conosce di presenza? Forse non a Glattauer, che rende in maniera secondo me troppo forzata questa volontà di conoscersi. È poco spontaneo, sembra quasi che non venga da sé, che loro “debbano” e non “vogliano” sapere con chi stanno parlando.
A parte il fatto che non ci sono parti romanzate, il libro è tutto scritto sotto forma di raccolta di email, e dato che ogni tanto la stessa persona ne scrive due, o anche tre, di seguito si può far fatica a capire chi sia a parlare.

Per quanto riguarda i personaggi, devo dire proprio che Emmi è pessima. È una giovane donna che probabilmente si è volontariamente ingabbiata in un matrimonio che non le dà molto, anche se ha un marito devoto e due figli acquisiti che le vogliono bene. Forse non conosce altro nella vita, e riesce particolarmente antipatica, appiccicosa, gelosa e civettuola, ma di quella civetteria del tipo “lodami, lodami, che poi ti faccio sentire in colpa perché ti sei avvicinato troppo a me”. Rimprovera continuamente Leo se parte e non le dice nulla e lo accusa di vedersi con qualcuna, per poi pentirsene quando lui torna e le dice che è stato ad un congresso; spesso lo tratta male sfoderando un’ironia che ironia non è, dicendogli che probabilmente lui non capisce il suo senso dell’umorismo; indugia su dettagli del suo fisico accusando lui di pensare continuamente al sesso, quando è lei che tira fuori l’argomento per attirare l’attenzione dell’uomo. Ecco, Emmi è questo genere di donna, io non capisco chi possa trovarla simpatica e tifare per lei.
Leo invece lo trovo intelligente. Si informa continuamente del rapporto di Emmi con suo marito, perché se dovesse nascere qualcosa tra di loro non vuole rovinare una famiglia. Lei non fa altro che dirgli che è libera, esce con chi le pare, dorme fuori, fa quello che vuole e al marito va bene. Ma Leo fa uscire fuori la vera Emmi, forse perché essendo un esperto di linguaggio saprà pure usarlo bene in certe situazioni. Lui crolla solamente nei momenti in cui ha bevuto un po’, ma per il resto sa mantenere un certo distacco ed è l’unico dei due a sembrare una persona responsabile.

Se volete saperlo, il titolo deriva da un’email di Emmi, che chiede a Leo se gli ha mai raccontato del vento del nord, che le entra dalla finestra di notte e le fa sentire freddo. Ecco come sfornare un bel titolo togliendo dal suo vero contesto una frase bellina che, da sola, è scollegata da tutto quanto.

È già tornato dal teatro? Non riesco a dormire, stasera. Le ho mai raccontato del vento del Nord? Quando tengo la finestra aperta è insopportabile. Sarebbe bello se mi scrivesse qualche altra parola. Anche solo “Allora chiuda la finestra”. Al che ribatterei: Con la finestra chiusa non riesco a dormire.

Le ho mai raccontato del vento del nord è un libro che si legge velocemente, ma che a mio parere non ha niente di particolare. Un po’ noioso.

N.b. So che esiste un sequel, La settima onda. Se deciderò di farmi ancora del male lo leggerò.

Titolo: Le ho mai raccontato del vento del nord
Autore: Daniel Glattauer
Traduzione:
 Leonella Basiglini
Genere:
 Romanzo (epistolare?)
Anno di pubblicazione:
 2010
Pagine: 256
Prezzo: 15 €
Editore: Feltrinelli

Giudizio personale: spienasvuotasvuotasvuotasvuota

In breve: “La famiglia Tortilla” di Marco Malvaldi

9788859204480Giorni fa ho visto che su Amazon c’era questo libro di Malvaldi che non conoscevo in offerta a 1,99 €, quindi l’ho preso senza sapere di cosa parlasse, come faccio sempre con questo autore. Mi aspettavo il classico giallo alla toscana e invece mi sono ritrovata a leggere una divertentissima guida gastronomica di Barcellona. Nei suoi vari viaggi in quella città, Malvaldi ha avuto la possibilità di capire bene quali sono i punti forti della località e quali sono i posti in cui è meglio andare a mangiare, e, insieme a qualche intervento di suo figlio Leonardo, ce li consiglia nel suo solito stile frizzante.
La famiglia Tortilla non è altro che la famiglia Malvaldi!

Ne parlo in breve perché, come capirete, non c’è molto da dire su una guida, ma ne voglio parlare ugualmente perché se siete appassionati della Spagna, siete stati o volete andare a Barcellona, questo libriccino non ve lo dovete perdere. Io personalmente non ci sono mai stata, ma nonostante questo mi sono divertita un mondo con queste poche paginette.

Titolo: La famiglia Tortilla
Autore: Marco Malvaldi
Genere:
 Guida gastronomica
Anno di pubblicazione:
 2014
Dimensioni: 102 Kb, formato Kindle
Prezzo: 4,50 €
Editore: EDT

Giudizio personale: spienaspienaspiena

La condizione di una vita piena

Se non sappiamo immaginarci diversi da come siamo e assumere questo secondo io, non possiamo imporci una disciplina, nonostante che ne possiamo accettare una da altri. La virtù attiva, in quanto distinta dall’accettazione passiva della regola vigente, è perciò teatrale, consapevolmente drammatica, la capacità di indossare una maschera. È la condizione di una vita strenua, piena.

William Butler Yeats (1865-1939), da Autobiografia;
citato in Thomas R. Nevin, Simone Weil: Ritratto di un’ebrea che si volle esiliare,
trad. Giulia Boringhieri,
Bollati Boringhieri, Torino, 1997, p. 420

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