“Le ho mai raccontato del vento del Nord” di Daniel Glattauer

9788807702174_quarta.jpg.448x698_q100_upscaleUn bel titolo, vero? Poetico, evocativo, un titolo che ti fa immaginare un libro profondo e magari che non tratti di baggianate. Questo è il motivo per cui l’ho preso. Peccato che poi, dentro, ci abbia trovato tutt’altro. Peccato davvero, perché pure la copertina mi piaceva moltissimo. Eppure un sacco di gente me ne aveva tessuto le lodi, “bellissimo”, “carinissimo”, “fa sognare”… Ma facciamo le cose per bene, raccontiamo prima di cosa parla, per chi ancora non lo avesse letto.

Un bel giorno Emmi Rothner deve inviare un’email all’indirizzo della rivista Like per disdire un abbonamento, ma invece di digitare “like” digita “leike” e la comunicazione arriva ad un certo Leo Leike, che alla terza lettera che gli arriva decide di dire finalmente alla signora che ha sbagliato indirizzo. Piano piano Emmi e Leo iniziano a chattare e a restare incuriositi l’uno dall’altra, perché dietro uno schermo non si vede con chi si ha a che fare e spesso si gioca ad immaginare le persone. Lei ha 34 anni ed è sposata con un uomo molto più grande di lei che ha due figli da un matrimonio precedente, lui ha 36 anni e si occupa di psicolinguistica e al momento del casuale “incontro” telematico sta svolgendo una ricerca sulla comunicazione dei sentimenti attraverso il linguaggio nelle email. Ma tutto questo non se lo dicono subito, anzi giocano a restare riservati, facendo un tentativo di incontrarsi “al buio”, senza descriversi, per vedere se in un bar affollato si riconoscono. E in effetti, anche non parlandosi, sembrano aver capito chi è l’altro. Ma andando avanti, oltre all’amicizia, sembra nascere qualcosa di nuovo che non si sa dove porterà Emmi e Leo.

Già come trama non mi sembra molto interessante, anche se da quello che avevo letto era più carina. Però si sa, sulla quarta di copertina cercano sempre di metterci cose belle per invogliarci, mica ci dicono “questo libro non ha niente di speciale, la storia è piatta”, no? È un semplice incontro casuale e telematico tra due persone, come potrebbero essercene tanti al giorno d’oggi. A chi non è mai capitato di mettersi a chattare con qualcuno che non si conosce di presenza? Forse non a Glattauer, che rende in maniera secondo me troppo forzata questa volontà di conoscersi. È poco spontaneo, sembra quasi che non venga da sé, che loro “debbano” e non “vogliano” sapere con chi stanno parlando.
A parte il fatto che non ci sono parti romanzate, il libro è tutto scritto sotto forma di raccolta di email, e dato che ogni tanto la stessa persona ne scrive due, o anche tre, di seguito si può far fatica a capire chi sia a parlare.

Per quanto riguarda i personaggi, devo dire proprio che Emmi è pessima. È una giovane donna che probabilmente si è volontariamente ingabbiata in un matrimonio che non le dà molto, anche se ha un marito devoto e due figli acquisiti che le vogliono bene. Forse non conosce altro nella vita, e riesce particolarmente antipatica, appiccicosa, gelosa e civettuola, ma di quella civetteria del tipo “lodami, lodami, che poi ti faccio sentire in colpa perché ti sei avvicinato troppo a me”. Rimprovera continuamente Leo se parte e non le dice nulla e lo accusa di vedersi con qualcuna, per poi pentirsene quando lui torna e le dice che è stato ad un congresso; spesso lo tratta male sfoderando un’ironia che ironia non è, dicendogli che probabilmente lui non capisce il suo senso dell’umorismo; indugia su dettagli del suo fisico accusando lui di pensare continuamente al sesso, quando è lei che tira fuori l’argomento per attirare l’attenzione dell’uomo. Ecco, Emmi è questo genere di donna, io non capisco chi possa trovarla simpatica e tifare per lei.
Leo invece lo trovo intelligente. Si informa continuamente del rapporto di Emmi con suo marito, perché se dovesse nascere qualcosa tra di loro non vuole rovinare una famiglia. Lei non fa altro che dirgli che è libera, esce con chi le pare, dorme fuori, fa quello che vuole e al marito va bene. Ma Leo fa uscire fuori la vera Emmi, forse perché essendo un esperto di linguaggio saprà pure usarlo bene in certe situazioni. Lui crolla solamente nei momenti in cui ha bevuto un po’, ma per il resto sa mantenere un certo distacco ed è l’unico dei due a sembrare una persona responsabile.

Se volete saperlo, il titolo deriva da un’email di Emmi, che chiede a Leo se gli ha mai raccontato del vento del nord, che le entra dalla finestra di notte e le fa sentire freddo. Ecco come sfornare un bel titolo togliendo dal suo vero contesto una frase bellina che, da sola, è scollegata da tutto quanto.

È già tornato dal teatro? Non riesco a dormire, stasera. Le ho mai raccontato del vento del Nord? Quando tengo la finestra aperta è insopportabile. Sarebbe bello se mi scrivesse qualche altra parola. Anche solo “Allora chiuda la finestra”. Al che ribatterei: Con la finestra chiusa non riesco a dormire.

Le ho mai raccontato del vento del nord è un libro che si legge velocemente, ma che a mio parere non ha niente di particolare. Un po’ noioso.

N.b. So che esiste un sequel, La settima onda. Se deciderò di farmi ancora del male lo leggerò.

Titolo: Le ho mai raccontato del vento del nord
Autore: Daniel Glattauer
Traduzione:
 Leonella Basiglini
Genere:
 Romanzo (epistolare?)
Anno di pubblicazione:
 2010
Pagine: 256
Prezzo: 15 €
Editore: Feltrinelli

Giudizio personale: spienasvuotasvuotasvuotasvuota

Annunci

6 pensieri su ““Le ho mai raccontato del vento del Nord” di Daniel Glattauer

  1. marisamoles ha detto:

    Non metterci il punto interrogativo: è un romanzo epistolare, proprio come quelli di un tempo dove, però, il mezzo è cambiato grazie alla tecnologia. Se ne hai letti altri del genere (ad esempio “Pamela” di Richardson), stiamo pur parlando di un romanzo rosa, nulla di impegnativo, ti sarai resa conto che gli ingredienti sono quelli tipici: ironia, civetteria, “dire di no ma intendere sì”, illusioni e disillusioni, ripensamenti … insomma, niente di particolarmente alto, non un capolavoro della letteratura, leggero, piacevole, giusto per passare il tempo. Personalmente l’ho gradito ma se non ti è piaciuto questo, non leggere il seguito: non ti faresti del male, semplicemente ti annoieresti molto di più.
    Ne avevo parlato qui: http://marisamoles.wordpress.com/2012/08/10/libri-le-ho-mai-raccontato-del-vento-del-nord-e-la-settima-onda-di-daniel-glattauer/ Non hai lasciato tracce di te quindi non so se avevi letto il post. 😉

    • Valentina ha detto:

      No, Marisa, infatti non ho letto il tuo post, dev’essermi sfuggito.
      È che la protagonista mi ha proprio irritata, le donne così mi danno fastidio, non saprei spiegartelo. Preferisco altre letture per passare il tempo 🙂

  2. Monique ha detto:

    Io lo avevo trovato simpatico, mi aveva fatto sorridere 🙂 E’ vero, non regala filosofiche riflessioni sul senso della vita, ma è una parentesi piacevole. Ho meno apprezzato il seguito, che comunque è sullo stesso stile, ma un libro dello stesso autore che, invece, ho trovato davvero terribile è “Per sempre tuo”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...