Pagina 69: “La casa degli spiriti”

Sono finalmente riuscita a leggere questo libro che mi è stato regalato ad agosto e che, ahimè, non avevo ancora letto. La casa degli spiriti è un romanzo del 1982 di Isabel Allende, in cui viene raccontata sostanzialmente la storia di una famiglia cilena (seguendo diverse generazioni) in un arco di tempo che va, orientativamente, dagli anni Venti fino al 1973. Esteban Trueba è un ragazzo con pochi mezzi che, col tempo, capisce come arricchirsi anche per sposare la bellissima Rosa Del Valle, di cui è innamorato. La ragazza, però, muore per sbaglio, come ha predetto la sua sorellina Clara, la chiaroveggente, e allora lui decide di trasferirsi nella sua tenuta di famiglia, “Le tre Marie”, cercando di rimetterla a posto dopo diversi anni di decadenza. La solitudine però lo attanaglia, e dopo essersi dedicato a mettere al mondo in giro una quantità di figli bastardi, torna alla capitale per chiedere in sposa Clara, sorella di Rosa, che intanto è cresciuta e ha previsto anche quello. Clara aveva deciso di non parlare più da quando aveva predetto la morte di Rosa, ma adesso ricomincia, si sposa e va a vivere col marito nella tenuta che ormai è tornata all’antico splendore, insieme alla sorella di lui, Férula, rimasta sola dopo la morte della madre. Da lì entreranno in scena sempre nuovi personaggi: Blanca, figlia di Esteban e Clara; Pedro Terzo, figlio dell’amministratore di Trueba, da sempre innamorato di Blanca; Jaime e Nicolás, figli di Clara; il conte de Satigny, un nobile capitato da quelle parti per caso che influirà molto sugli equilibri della famiglia; Alba, figlia di Blanca e Pedro Terzo; e tanti altri.

Tutti questi personaggi vivono le loro storie intrecciate in un periodo assolutamente non facile, quello della lotta tra il partito conservatore e la sinistra, che sfocia nel colpo di stato militare del 1973 guidato da Pinochet, in cui avranno una parte importante il Presidente e il Poeta, due figure che nel romanzo non hanno un nome ma che nella realtà rappresentano Salvador Allende e Pablo Neruda. La famiglia Trueba soffrirà grandi pene perché è praticamente spaccata a metà: Esteban diventa senatore ed è un personaggio di spicco della destra, mentre il resto della sua famiglia ha idee opposte e appoggia i proletari e gli operai: Blanca sostiene la lotta di Pedro Terzo, Alba pure, come Jaime e Nicolás, e non verranno fatti sconti quasi a nessuno.

La casa degli spiriti è la storia della famiglia Trueba, ma anche di Esteban Trueba, un uomo che tenta di tenere le redini della famiglia, di fare sempre la cosa che secondo lui è quella giusta e di farla fare agli altri, ma che alla fine si ritrova da solo e si ammorbidisce, capendo che non tutti sono uguali e ognuno desidera cose diverse. Ma lo capisce quando ormai è troppo tardi.
Il tutto raccontato da una Allende che fa onore alla letteratura sudamericana riproponendo quel realismo magico che ha imparato così bene da Gabriel García Márquez, pure troppo bene, secondo me, date le grandissime somiglianze con Cent’anni di solitudine. Ecco, probabilmente se non avessi letto prima quest’ultimo romanzo, avrei apprezzato di più La casa degli spiriti, lo avrei trovato originale, invece mi trovo a pensare che l’autrice abbia (involontariamente) preso troppo dal grande maestro. L’esoterismo, la chiaroveggenza, gli spiriti che girano per la casa, sono la caratteristica principale di un tipo di narrativa nata nell’America del sud, e sono elementi che in questo libro troviamo praticamente dappertutto.

È un libro davvero bello, di cui ovviamente consiglio la lettura e propongo la pagina 69, ma da cui mi aspettavo molto di più. Buona lettura!

La casa degli spiriti di Isabel Allende

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L’aveva vista avvicinarsi lentamente e quando aveva cercato di toccarla aveva buttato a terra il fagotto, disfacendolo ai suoi piedi. Lui si era chinato, l’aveva raccolto e aveva visto una bambina senza occhi che lo chiamava papà. Si era svegliato in angoscia ed era rimasto di cattivo umore per tutta la mattinata. A causa del sogno si era sentito inquieto, molto prima di ricevere la lettera di Férula. Entro in cucina per fare colazione, come tutti i giorni, e vide una gallina che andava beccando le briciole sul pavimento. Le tirò una pedata che le aprì la pancia, lasciandola agonizzante in un alone di trippe e di piume, starnazzante in mezzo alla cucina. Questo non lo calmò, anzi, aumentò la sua rabbia e sentì che cominciava a soffocare. Montò a cavallo e si recò al galoppo a sorvegliare gli armenti che stavano marchiando. In quel momento giunse a casa Pedro Secondo García, che era andato alla stazione di San Lucas a fare una commissione ed era passato dal paese per prendere la posta. Portava la lettera di Férula.
La busta aspettò tutta la mattina sul tavolo dell’entrata. Quando Esteban Trueba arrivò, andò direttamente a fare il bagno, perché era coperto di sudore e di polvere, impregnato dell’odore inconfondibile delle bestie terrorizzate. Poi sedette alla sua scrivania a fare dei conti e ordinò che gli servissero da mangiare su un vassoio. Non vide la lettera della sorella fino a notte, quando percorse la casa, come faceva sempre prima di andare a letto, per controllare che le luci fossero spente e le porte chiuse. La lettera di Férula era uguale a tutte le altre che aveva ricevuto da lei, ma quando la prese in mano seppe, ancora prima di aprirla, che il suo contenuto gli avrebbe cambiato la vita. Ebbe la stessa sensazione di quando aveva preso in mano il telegramma in cui sua sorella gli annunciava la morte di Rosa, anni prima.
L’aprì, sentendo che gli pulsavano le tempie a causa del presentimento. La lettera diceva brevemente che donna Ester Trueba stava morendo e che, dopo tanti anni trascorsi a curarla e a servirla come una schiava, Férula doveva sopportare che sua madre neppure la riconoscesse, mentre chiamava giorno e notte suo figlio Esteban, perché non voleva morire senza vederlo. Esteban non aveva mai amato realmente sua madre, né in sua presenza si sentiva a suo agio, ma la notizia lo lasciò trepidante. Capì che ormai non gli servivano più i pretesti sempre nuovi che inventava per non andarla a trovare, e che era giunto il momento d’intraprendere la strada del ritorno alla capitale e di affrontare per l’ultima volta quella donna che era presente nei suoi incubi, col suo rancido odore di medicine, le sue tenui lamentele, le sue interminabili preghiere, quella donna sofferente che aveva popolato di proibizioni e di terrori la sua infanzia e gravato di responsabilità e di colpe la sua vita di uomo.

“La casa degli spiriti” di Isabel Allende,
trad. Angelo Morino e Sonia Piloto Di Castri,
Feltrinelli, ed. 2012,
364 pagine, prezzo 9,50 €

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