“Lamento di Portnoy” di Philip Roth

Voi non potete nemmeno immaginare come reagiscono certi individui
dopo aver scontato una pena di quindici, vent’anni in obbedienza al
concetto che qualche idiota sciagurato si è fatto dell’idea del “bene”.

 

arton38901Finalmente riesco a scrivere la recensione di questo libro che ho letto insieme alle mie amiche e colleghe blogger Simona Scravaglieri ed Elena Tamborrino, ovvero @LeggendoLibri e @ExLibris2012, per #letturecondivise (lo abbiamo letto e commentato insieme su Twitter, se volete potete trovare tutto con l’hashtag #Portnoy). Si era deciso di leggerlo perché qualcuno lo aveva proposto, poi questo qualcuno non si è più unito a noi e siamo andate avanti insieme a qualcun altro che si è aggiunto strada facendo. Comunque ci facciamo sempre letture interessanti, insieme. E ci ho messo un po’ prima di scrivere qualcosa perché ho avuto di mezzo una vacanza e tanti pensieri, anche su questo libro che non sono riuscita a capire subito se mi è piaciuto o no.

Lamento di Portnoy è un monologo ininterrotto di Alexander Portnoy diretto al suo psicanalista, il dottor Spielvogel. Alex è un ragazzo ebreo sulla trentina che è stato cresciuto dalla sua famiglia in un regime di inibizione e repressione di qualsiasi istinto: chiedi scusa, ringrazia, questo si fa, quello non si fa, perché non sei come gli altri ragazzi ebrei? perché non ti sposi con una bella ragazza e fai tanti figli?, ecc.. Il padre è un agente assicurativo, il cui interesse primario è fare soldi, e che odia il suo capo ma pubblicamente lo venera. La madre, invece, è apprensiva, perfezionista e maniaca dell’ordine e della pulizia. Alex ogni tanto cerca di ribellarsi a tutta questa perfezione, ma poi viene sopraffatto e si trova sempre a chiedere scusa senza capire bene il perché. Ogni famiglia ha i suoi difetti, ma quando cresci in questo modo inevitabilmente da grande arrivi ad avere dei problemi.

Nello specifico Alex già da ragazzino inizia a non credere in Dio, non riesce a legarsi a nessuna ragazza nonostante sia stato con tantissime, e nell’adolescenza (ma anche dopo) è ossessionato dalle pugnette, è il suo modo di fuggire dalla perfezione che gli viene imposta, quasi una scappatoia. Va a rifugiarsi continuamente in bagno giustificando il tutto con dei problemi di stomaco destando la preoccupazione e i sospetti della famiglia, ma deve sfogarsi in qualche modo, a causa di una famiglia che ci ha messo così tanta costanza e dedizione nell’opprimerlo.

Ma che cos’altro erano, Le chiedo, tutte quelle norme e regole dietarie, proibito qui, proibito là, a cos’altro servivano se non a dare a noi piccoli bambini ebrei la possibilità di abituarci a essere repressi? Esèrcitati, tesoro, esèrcitati, esèrcitati, esèrcitati. Ma l’inibizione mica cresce sugli alberi, sa, – richiede pazienza, richiede concentrazione, richiede un genitore devoto, dédito, pronto a sacrificarsi, e un bambino attento, volonteroso, diligente, per creare nel giro di soli pochi anni un essere umano realmente a culo stretto, rattenuto.

Questa è stata la mia prima esperienza con Philip Roth, un autore che viene sempre messo in mezzo quando si fanno i pronostici per il Nobel, ma che ancora non lo ha vinto. Onestamente non ho mai parlato, perché non conoscendolo ho preferito non dire nulla, però questo libro non mi ha dato un’idea precisa dello scrittore. Ho gradito molto lo stile ironico e sottile, la simpatia del personaggio di Alex Portnoy, e ho un po’ cercato di mettermi nei suoi panni rifacendomi anche a persone che conosco oppure ho conosciuto. Credo che un individuo dovrebbe avere la libertà di svilupparsi e formarsi da solo, ecco, la famiglia dovrebbe limitarsi a dare delle basi, a spiegare come si progredisce, ma non dovrebbe metterti su dei binari da cui t’impone di non uscire. Il concetto di giusto e sbagliato è spesso soggettivo, ognuno di noi è un mondo a sé, e la logica conseguenza di un tale tipo di castrazione dell’identità di una persona è la devianza. In questo caso Alex si rifugia nell’ossessione per il sesso (mi si perdonino le tante s), ma si porta dietro la difficoltà ad avere rapporti stabili e normali con le persone in generale e con le donne in particolare.

Probabilmente la storia in sé, limitandosi a leggere il libro per quello che è, può risultare scialba e ordinaria, ma il punto di forza del Lamento di Portnoy è, secondo me, la sua inclusione in un contesto di epoche e tradizioni di un certo tipo. Qui il protagonista è ebreo, ma potrebbe benissimo avere un altro credo, perché le religioni, si sa, sono tutte un insieme di regole che ci si impone di seguire per guadagnarsi, poi, una ricompensa di qualche tipo. E il periodo è quello degli anni ’60, che anche se parliamo dell’America, non è caratterizzato comunque da una mentalità aperta come potrebbe essere quella di oggi.
Ma quasi dimenticavo di spiegarvi – come spesso faccio – il perché del titolo. La spiegazione la trovate all’inizio di qualsiasi edizione del libro, ma io ve la riporto qui di seguito (è come se fosse stata scritta proprio dal dottor Spielvogel dopo aver conosciuto Alex, primo a soffrirne):

Lamento di Portnoy [da Alexander Portnoy (1933 – )] Disturbo in cui forti impulsi etici e altruistici sono perennemente in conflitto con violenti desideri sessuali, spesso di natura perversa. Dice Spielvogel: “Gli atti di esibizionismo, voyeurismo, feticismo, autoerotismo e coito orale sono assai frequenti; tuttavia, in conseguenza della ‘moralità’ del paziente, né le azioni né le fantasie producono un’autentica gratificazione sessuale, ma contribuiscono piuttosto ad alimentare il senso di colpa e il timore di espiazione, particolarmente sotto forma di castrazione.” (Spielvogel, O. “The Puzzled Penis”, Internationale Zeitschrift für Psychoanalyse, vol. XXIV, p. 909). Spielvogel ritiene che molti dei sintomi si debbano far risalire ai legami che si formano nel rapporto madre-figlio.

Lamento di Portnoy è una storia coinvolgente, un esempio di letteratura erotica leggera e divertente che vale proprio la pena di affrontare!

Titolo: Lamento di Portnoy
Autore: Philip Roth
Traduzione:
 Roberto C. Sonaglia
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1969 (2005 questa edizione)
Pagine: 240
Prezzo: 10,50 €
Editore: Einaudi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

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2 pensieri su ““Lamento di Portnoy” di Philip Roth

  1. Un baule pieno di gente ha detto:

    Philip Roth è un autore rischioso.
    Di lui dico spesso che è in grado di passare dalle stelle alle stalle con gran facilità.
    A volte risulta eccessivamente volgare, e pensavo che questo romanzo appartenesse a questa categoria. Anche se poi sta tutto nell’individuare un senso, una funzionalità in ciò che scrive… l’importante è che non sia fine a se stesso.
    Non so in che misura sia presente l’aspetto erotico, spero che non serva solo a provocare il lettore, perché in tal caso credo che mi indisporrebbe.

    • Valentina ha detto:

      Sì? Io leggerò altro in futuro 🙂
      No, non c’è solo l’aspetto erotico, o meglio, c’è ma è per spiegare la reazione di questo individuo alle continue imposizioni della famiglia.

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