…e felice anno nuovo!

Tantissimi auguri di un felice anno nuovo a tutti i lettori!

Che poi lo sappiamo che da un anno all’altro cambia poco, ma speriamo sempre che quello nuovo sia migliore ūüėČ

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In breve: “Le vergini suicide” di Jeffrey Eugenides

_Leverginisuicide_1316766474Di questo libro sono costretta a parlarvi solo “in breve” perch√© siamo in periodo di feste e tra un impegno e l’altro la mente non √® proprio fresca fresca, non perch√© non ci sia molto da dire. Volevo leggerlo da tanto tempo e finalmente ci sono riuscita. Devo dire che Le vergini suicide √® un romanzo molto particolare, narrato da voci esterne, da gente che conosceva le protagoniste: Mary, Lux, Bonnie, Therese e Cecilia Lisbon, cinque sorelle segnate da un tremendo destino: il suicidio. La prima a farlo √® Cecilia, che non ci riesce la prima volta e, per farla finita, √® costretta a riprovarci una seconda volta, le altre la seguiranno un anno dopo. L’autore, Jeffrey Eugenides, non ci fa mai capire che cosa abbia spinto le ragazze a compiere questo tragico gesto, possiamo solo leggere le ipotesi di chi le aveva conosciute e magari le voleva anche nella propria vita, qualcuno che poteva guardare da fuori quella strana famiglia in cui la madre non permetteva alle figlie di invitare amici a casa o di uscire coi ragazzi, in cui il padre, professore a scuola, non tentava neanche di reagire ai metodi da dittatrice della moglie. Si adeguavano tutti.

Sar√† stata colpa della madre troppo opprimente? Un virus della morte che ha colpito Cecilia e poi, diffondendosi nell’aria, √® passato alle altre quattro sorelle? Un sentimento di insofferenza nei confronti del mondo in cui sono costrette a vivere? Non possiamo saperlo, ma di certo c’√® che √® un libro piacevole, che tiene il lettore attaccato alle pagine che narrano di queste ragazze che resteranno bloccate nella loro adolescenza, non arriveranno mai a crescere perch√© decidono di abbandonare la vita troppo presto. Eugenides, con¬†descrizioni che vanno tra il thriller e il sogno, rappresenta quella casa e quella famiglia come qualcosa che sta in una bolla fuori dal mondo degli altri. La gente guarda i Lisbon da lontano, loro sembrano vivere in un altro tempo e in un altro posto, si isolano da tutto il resto, non si mischiano, quasi come se le ragazze potessero essere contagiate da qualcosa e dovessero restare pure.

Nelle induzioni della signorina Perl affiorano con insistenza sospetti di satanismo, o perlomeno di una forma blanda di magia nera. L’episodio dei dischi bruciati divenne il suo cavallo di battaglia. Citava spesso testi di musica rock che alludevano alla morte o al suicidio. La signorina Perl era in buoni rapporti con un disk-jockey della zona e trascorse un’intera notte ascoltando i dischi preferiti di Lux, un elenco fornito dai suoi compagni di scuola. Quella “ricerca” le frutt√≤ la scoperta di cui andava pi√Ļ fiera: una canzone dei Cruel Crux intitolata “La vergine suicida”. Trascriviamo qui il ritornello, anche se n√© la signorina Perl n√© noi siamo stati in grado di stabilire se l’album era fra quelli bruciati da Lux per ordine di sua madre:

“Vergine suicida, lei grida qualcosa.
A chi servir√† questa corsa all’olocausto?
Mi ha dato la sua verginità
√ą la mia vergine suicida.”

Adesso mi tocca vedere il film del 1999 di Sofia Coppola.
Voi l’avete letto o avete visto il film?

Titolo: Le vergini suicide
Autore: Jeffrey Eugenides
Traduzione:
 Cristina Stella
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1993 (2008 questa edizione)
Pagine: 266
Prezzo:¬†9,50 ‚ā¨
Editore: Mondadori

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

Auguroni di un buon Natale (SENZA consigli libreschi)

Come suggerisce il titolo di questo post, non ho intenzione di darvi consigli su quali libri regalare a Natale per il semplice motivo che non √® una cosa in credo. La gente ha gusti diversi, non possiamo fare una ripartizione dell’intera popolazione per genere, et√†, hobby, lavoro, ecc.. Io sono una persona di sesso femminile, ho venticinque anni, ma se mi regalate la Kinsella ve la tiro in testa. Come non √® detto che un uomo sulla sessantina debba per forza leggere di guerre e tragedie. Sono convinta che ognuno di noi sia un mondo a s√©, e in ogni caso chi ci dice che quella persona a cui vogliamo regalare l’ultimo di Grossman quel libro non ce l’abbia gi√†? Insomma, √® un bel pasticcio e non voglio farvi entrare nel panico, ma io ho scelto di non regalare libri per questo Natale. Poi, se volessi darvi qualche consiglio, sarebbe tardi, quindi evito proprio. Anzi no, solo uno, un po’ anomalo, ma riservato solo alle persone che amano leggere: al massimo regalate loro un buono da spendere come meglio credono in libreria!

Mi è capitato di leggere di gente che chiedeva consigli su cosa regalare a qualcuno che non ama leggere. Ma perché? Io ad esempio detesto il peperoncino, che dovrei dire se mi regalassero una cosa aromatizzata proprio al peperoncino? Oppure le persone che voglio sapere con cosa possono convincere a leggere il loro bambino di 7 anni che invece di stare con un libro in mano va fuori a giocare al pallone con gli amichetti. Ve lo dico io: leggere è bello, ma non imponetelo a nessuno, è una passione come tante (anche se amplia i nostri orizzonti e ci permette di esercitare meglio la mente), qualcuno può pure non averla. Non succede niente, il vostro bambino non è stupido solo perché preferisce giocare a calcetto!

Detto questo, vi faccio i miei migliori auguri di un felice Natale!
Ci risentiamo tra qualche giorno ūüôā

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“Il broker” di John Grisham

brokerVi √® mai capitato di dover iniziare un libro ma di non sapere esattamente di cosa avete voglia? A me √® successo raramente, ma la settimana scorsa √® diventato davvero un problema. Ho iniziato a girare per casa prendendo tutti i libri (sparsi tra la mia camera, quella dei miei e gli scaffali) e rimettendoli a posto un paio di minuti dopo perch√© non m’ispiravano. E ho scartato diversi bei romanzi, eh, ma niente, non riuscivo a trovare nulla che fosse in grado di soddisfarmi. Poi l’illuminazione: nel 2006 avevo comprato un libro di Grisham che esattamente da quel giorno √® rimasto l√¨ in attesa di essere letto, Il broker, quindi mi sono messa d’impegno e l’ho cominciato.
Anni fa leggevo molto spesso i romanzi di John Grisham perch√©, confesso, mi piacciono molto e hanno delle trame ben articolate ma per nulla pesanti. Poi, senza alcun motivo particolare, non mi ci sono dedicata per un po’ di tempo, ma doveva venire il momento in cui l’avrei ripreso!

Joel Backman √® un broker, un asso nel suo lavoro da cui ha tratto grandi ricchezze. Un giorno finisce nei guai per aver tentato un affare con tre ragazzi pakistani che creano un software in grado di “confondere” e manipolare dei satelliti che i cinesi hanno messo in orbita in gran segreto. Ma i tre ragazzi vengono misteriosamente uccisi, insieme ad un collaboratore del broker, che viene spedito in carcere, in isolamento, per vent’anni dopo che gli √® stata data la colpa di tutto. Ma Joel sconter√† solamente sei¬†anni della pena, perch√©, alla fine del suo mandato, il presidente Morgan decide (in cambio di una sostanziosa bustarella) di concedergli la grazia e la CIA lo manda lontano da Washington, in Italia, apparentemente per il programma di protezione testimoni. In realt√† √® stato proprio il capo della CIA ad avere l’idea di graziarlo, proprio per lasciarlo libero in modo che chi di dovere lo trovi e lo uccida, perch√© non sia mai che la CIA uccida un cittadino americano, mentre se lo fa un altro va bene.
Sfortunatamente, per quell’affare del software, Joel si √® fatto diversi nemici, arabi, israeliani, cinesi, e gli stessi americani, quindi prima passa un po’ di tempo a Treviso e poi a Bologna, dove viene seguito sempre da Luigi, quello che Marco Lazzeri (il nuovo nome di Joel) crede essere il suo contatto e protettore, ma che in realt√† √® il primo a pedinarlo e ad aspettare che qualcuno lo faccia fuori. Marco impara velocemente l’italiano, ma riesce a mettersi in contatto con la sua patria e, dopo aver fatto impazzire Luigi e i suoi colleghi della CIA, scappa e cerca di salvarsi grazie a uno dei suoi figli e a una donna italiana che far√† di tutto per aiutarlo.

Inutile dire che questa storia si fa seguire e scorre velocemente. Con i libri di Grisham, leggendo, si ha sempre l’impressione di vedere un film, √® inevitabile che v’immaginiate le scene, anche perch√© dalle sue opere sono state tratte diverse trasposizioni cinematografiche. Strano che per questo non l’abbiano fatto, ma mai dire mai. Credo che sarebbe davvero un bel film.
√ą una di quelle vicende avvincenti, che ti tengono col fiato sospeso. √ą bello soprattutto il fatto che buona parte del libro sia ambientata in Italia, immaginate la fatica che deve fare il protagonista per imparare la nostra lingua, che non √® che sia poi cos√¨ semplice, soprattutto per uno che parla inglese! Inizialmente ad insegnargli √® Ermanno, uno studente che si presta a questa “sceneggiata”, poi Francesca, una professoressa di lingue e guida turistica che insegna a Joel l’italiano per arrotondare. Il metodo della donna per√≤ √® particolare, s’impara sul campo, tra le vie di Bologna, si chiacchiera davanti ad un caff√® o ad un pranzetto in qualche ristorantino, si ammirano insieme le opere d’arte della citt√†. Ed √® molto interessante, perch√© sembra di camminare per le strade di Bologna e noi lettori ci mettiamo quasi nei panni di quest’uomo che tenta di afferrare qualche parola dalle conversazioni delle persone che incontra in giro, e che spesso e volentieri non capisce nulla.

Qualche difettuccio, per√≤, il libro ce l’ha. Il finale √® un po’ troppo rapido, secondo me poteva soffermarcisi di pi√Ļ, mentre, al contrario, parla moltissimo dei progressi che fa Joel/Marco con la lingua italiana, di come gli piaccia fare lunghe passeggiate, imparare i nomi delle strade e assimilare il concetto che se in Italia bevi un cappuccino dopo le dieci e mezza del mattino puoi destare qualche sospetto. Che poi √® verissimo!
Consiglio comunque la lettura de Il broker a chiunque si volesse rilassare un po’ senza nulla di troppo impegnativo, perch√© a parte questi due punti negativi √® davvero un bel libro.

Titolo: Il broker
Autore: John Grisham
Traduzione:
 R. Pera
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2005
Pagine: 345
Prezzo:¬†8,50 ‚ā¨
Editore: Mondadori

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza

“La mia musica nel silenzio” di Andrea Pontiroli

Stavolta parliamo di un romanzo edito da Ellera Edizioni, che abbiamo conosciuto un po’ di tempo fa con La scomparsa di Massimiliano Arlt, il primo elemento di una collana chiamata Letteratura italiana sommersa, di cui fanno parte autori emergenti. La mia musica nel silenzio √® la seconda opera inserita in questa collana (√® uscito pochi giorni fa), ed √® scritto da Andrea Pontiroli che fa il suo esordio con un libro che lascia il segno.

Copertina-ebook-La-mia-musica-nel-silenzio-Andrea-Pontiroli-600x800-225x300Tommaso √® un ragazzino che √® stato educato fin da piccolissimo dal padre violinista allo studio del violino. Un giorno perde il padre e sua madre lo manda a vivere a Parigi a casa di un grande artista, Andr√© Moul√¨, che, insieme alla moglie e al suo Xavier, lo accoglie come un figlio e gli permette di perfezionare le sue grandi doti. Anche Xavier studia il violino, infatti inizialmente c’√® competizione tra i due ragazzi, una competizione che per√≤ poi si trasforma in qualcosa di diverso. Xavier diventa per Tommaso un fratello, un amico, un compagno di vita che, tuttavia, non potr√† fare a meno di ferire ripetutamente. I due condivideranno tutto, esperienze, dolori, successi e insuccessi, ma l’unico ad andare avanti col violino sar√† Tommaso, dotato di una tecnica incredibile (di artisti cos√¨ ne nasce uno ogni secolo) e di una sensibilit√† musicale che non ha eguali. Xavier capisce che quella che non √® la sua strada e smette di suonare, cadendo prima nello sconforto per poi capire cosa vuole realmente dalla vita. I due, ormai quasi ventenni, resteranno uniti, a dispetto delle distanze (Tommaso si trasferisce a New York perch√© ormai ha raggiunto una notevole fama), ma quello che li divider√† definitivamente e romper√† i loro equilibri √® Marianne, amata da entrambi.

Confesso che ho letto questo libro in pochissimo tempo, innanzitutto perch√© sono un’amante della musica, ma soprattutto perch√© mi piacciono le sensazioni forti, mi piace quando un autore con le sue parole riesce a farti provare quello che stanno vivendo i suoi personaggi. Quella di Tommaso e Xavier √® una storia drammatica, con dei momenti di felicit√†, s√¨, ma √® una storia in cui non vince nessuno. Tommaso √® una persona fondamentalmente sola che si chiude spesso nel suo mondo fatto di musica e silenzio; Xavier cerca di rompere le barriere che suo fratello si √® creato intorno, √® pi√Ļ aperto, ma non sempre ci riesce. Per esprimere le loro emozioni i due ragazzi adottano mezzi diversi: Tommaso suona in modo coinvolgente, ha quel qualcosa in pi√Ļ che distingue un bravo musicista da un vero artista, mentre Xavier scrive, scrive sempre, ma non si sa cosa. Ad un certo punto scopriamo che tutti quegli appunti altro non erano che vari stralci del suo primo libro che poi il ragazzo dedica a suo fratello e in cui racconta la vita che hanno vissuto e che avrebbero potuto vivere.

Ma Xavier scriver√† un secondo libro, quasi come se fosse un saluto a Tommaso, dedicato ad un fratello ormai perso per sempre e “alla sua musica nel silenzio”. Ma il silenzio di Tommaso √® pieno di riflessioni: perch√© ha scelto questa strada?, perch√© suo padre ha deciso per lui o √® quello che realmente vuole? A differenza di Xavier, Tommaso non va avanti, resta sempre ancorato alla sua musica, mentre tutto il resto si evolve, cambia. Ma il violino rappresenta per lui l’unico modo di sopravvivere:

Forse non desideravo una vita normale, dopotutto non sapevo nemmeno cosa fosse, non avrei saputo che cosa farmene. Sapevo che quando suonavo il violino non lo facevo perché così avevano desiderato i miei genitori naturali, né perché Xavier e André mi consideravano un grande violinista. Lo facevo per me, perché mi era necessario come respirare, perché riuscivo a esprimere tutto quello che provavo dentro di me e non ero in grado o avevo paura di comprendere. Perché mi faceva sentire vivo.

L’unica cosa che lo distrae √® l’amore, ma non quello che crede di provare per Virginia, una pianista americana conosciuta ad un concorso, bens√¨ quello per Marianne, che √® la ragazza di ¬†Xavier. I due fratelli non riescono a odiarsi, l’amore tra i tre ragazzi √® troppo forte per essere messo da parte, √® troppo intenso per non portare alla distruzione dei loro rapporti. Ma come pu√≤ finire una storia cos√¨ complicata? Lo scoprirete leggendo questo libro che ho trovato davvero bello e scritto molto bene. Quando mi √® stato presentato e mi √® stato detto che Pontiroli aveva uno stile “ossessivo” non ho capito di cosa si trattasse e ho voluto vederci chiaro; ho scoperto che la narrazione √® molto veloce, i pensieri di Tommaso scorrono via rapidamente ed √® difficile non mettersi nei suoi panni e farsi trascinare da questo turbine di emozioni.

Davvero un bel libro che consiglio a tutti!

Titolo: La mia musica nel silenzio
Autore: Andrea Pontiroli
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2014
Pagine: 290
Prezzo:¬†4,99 ‚ā¨
Editore: Ellera
Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

 

Andrea Pontiroli è nato e cresciuto a Milano, con brevi intermezzi a Detroit, in Australia e a New York. Dopo avere studiato economia e relazioni internazionali a Milano e Londra, ha vissuto a Bangkok, in Ruanda e in Burundi, lavorando per diverse organizzazioni umanitarie. Tornato in Italia, ha lavorato per una ONG che fornisce assistenza medica alle popolazioni colpite da conflitti e catastrofi naturali; si è poi trasferito a Bruxelles, dove vive tuttora.

Pagina 69: “Addio alle armi”

Finalmente ho trovato un po’ di tempo per dedicarmi a una lettura che puntavo da tanto, il mio amato Hemingway. Ho scelto, per√≤, il momento sbagliato, proprio quando avevo la febbre e la testa non mi accompagnava molto, quindi all’inizio √® stato un po’ noioso. Addio alle armi √® diviso in cinque parti ma, malati o in salute, la prima √® la meno interessante di tutte, poi decolla.

La storia √® in parte autobiografica, ma non si riesce a distinguere bene quali siano gli eventi inventati da quelli realmente vissuti dall’autore, perch√© pure quelli veri sono un po’ falsati. Siamo nel periodo della battaglia di Caporetto e Frederic Henry √® un tenente americano che svolge l’attivit√† di conducente di ambulanze durante la prima guerra mondiale. √ą venuto in Italia spinto dai suoi ideali, per partecipare ad una guerra che poi non sembra cos√¨ bella come aveva immaginato. Un giorno conosce l’affascinante infermiera inglese Catherine Barkley, di cui piano piano s’innamora. Poi viene ferito e trasferito altrove, ma la donna riuscir√† a farsi mandare pi√Ļ vicino a lui, anche se non possono confessare la loro storia, perch√© non permessa.
Il 24 ottobre del 1917 gli italiani crollano a Caporetto e Fred, insieme ad altri soldati, si ritrova in mezzo a parte dell’esercito che batte in ritirata, e al momento di attraversare il Tagliamento viene interrogato e quasi fucilato da chi aveva il compito di eliminare tutti gli ufficiali considerati disertori. Ma riesce a scappare e a raggiungere la sua Catherine che intanto √® arrivata a Stresa, ed √® incinta.¬†Da l√¨ inizia la fuga di questi due innamorati che devono riuscire a non farsi trovare e a sopravvivere in un clima di guerra e pregiudizi.

I personaggi, come in molti romanzi di Ernest Hemingway sono cupi, ingrigiti da situazioni che non permettono loro di vivere felicemente.¬†Le descrizioni della guerra sono sempre meravigliose, ed √® normale che sia cos√¨ perch√© l’autore certe situazioni le ha vissute in prima persona, ma quello che mi ha colpito di pi√Ļ √® il suo modo di raccontare l’amore. Lo fa in un modo trattenuto, non ci sono passioni travolgenti e disperate: Fred e Catherine sembrano recitare una parte che portano avanti fino alla fine. All’inizio la loro relazione √® occasionale, si vedono, chiacchierano, si piacciono un po’ ma non si spingono pi√Ļ in l√† di questo. Improvvisamente poi nasce qualcosa di diverso, si scoprono innamorati davvero, ma ovviamente Hemingway non era¬†uno che scriveva romanzi rosa e soprattutto scriveva in un periodo in cui forse c’era molta pi√Ļ riservatezza sui sentimenti.

Addio alle armi¬†√® stato pubblicato per la prima volta nel 1929, ma in Italia usc√¨ solamente nel 1948 perch√© era ritenuto offensivo nei confronti delle forze dell’ordine del periodo fascista. L’edizione che possiedo io fa parte della collana I grandi romanzi ed √® uscito col Corriere della Sera diversi anni fa; vi √® inoltre una bellissima introduzione di Fernanda Pivano che racconta anche del suo rapporto con Hemingway. Il romanzo √® veramente bello e voglio condividere con voi la pagina 69 del mio volume.

Addio alle armi di Ernest Hemingway

WP_004105Il sole tramontava e la giornata diventava fresca. Dopo cena sarei andato a trovare Catherine Barkley. Avrei voluto che fosse qui ora. Avrei voluto essere con lei a Milano. Mi sarebbe piaciuto mangiare al Cova e poi scendere per via Manzoni nella sera calda e attraversare e girare lungo il Naviglio e andare in albergo con Catherine Barkley. Forse sarebbe venuta. Forse avrebbe finto che fossi il suo ragazzo che era stato ucciso e saremmo entrati dalla porta principale e il portiere si sarebbe tolto il berretto e io mi sarei fermato al bancone del concierge per prendere la chiave e lei mi avrebbe aspettato all’ascensore e sarebbe salito adagio adagio clicchettando a ogni piano, e poi il nostro piano e il ragazzo avrebbe aperto la porta e si sarebbe fermato l√¨ e lei sarebbe uscita e io sarei uscito e saremmo scesi lungo il corridoio e io avrei messi la chiave nella porta e l’avrei aperta e sarei entrato e poi avrei preso il telefono e avrei chiesto di mandarmi una bottiglia di Capri bianco in un secchiello d’argento pieno di ghiaccio e si sarebbe sentito il ghiaccio contro il secchiello mentre arrivava nel corridoio e il cameriere avrebbe bussato e io avrei detto lo lasci fuori dalla porta per favore. Perch√© noi non avremmo avuto niente addosso per via del caldo, e la finestra aperta e le rondini che volavano sui tetti delle case e dopo, quando fosse buio e si andasse alla finestra, pipistrellini alla caccia sulle case e gi√Ļ vicino agli alberi e avremmo bevuto il Capri, e la porta chiusa a chiave e quel caldo e solo un lenzuolo e tutta la notte e ci saremmo amati tutta la notte nella calda notte a Milano. Cos√¨ avrebbe dovuto essere. Avrei mangiato in fretta e sarei andato a trovare Catherine Barkley.

“Addio alle armi” di Ernest Hemingway,
trad. Fernanda Pivano
RCS Editori, su licenza di Arnoldo Mondadori Editore, ed. 2002,
377 pagine