In breve: “Le vergini suicide” di Jeffrey Eugenides

_Leverginisuicide_1316766474Di questo libro sono costretta a parlarvi solo “in breve” perché siamo in periodo di feste e tra un impegno e l’altro la mente non è proprio fresca fresca, non perché non ci sia molto da dire. Volevo leggerlo da tanto tempo e finalmente ci sono riuscita. Devo dire che Le vergini suicide è un romanzo molto particolare, narrato da voci esterne, da gente che conosceva le protagoniste: Mary, Lux, Bonnie, Therese e Cecilia Lisbon, cinque sorelle segnate da un tremendo destino: il suicidio. La prima a farlo è Cecilia, che non ci riesce la prima volta e, per farla finita, è costretta a riprovarci una seconda volta, le altre la seguiranno un anno dopo. L’autore, Jeffrey Eugenides, non ci fa mai capire che cosa abbia spinto le ragazze a compiere questo tragico gesto, possiamo solo leggere le ipotesi di chi le aveva conosciute e magari le voleva anche nella propria vita, qualcuno che poteva guardare da fuori quella strana famiglia in cui la madre non permetteva alle figlie di invitare amici a casa o di uscire coi ragazzi, in cui il padre, professore a scuola, non tentava neanche di reagire ai metodi da dittatrice della moglie. Si adeguavano tutti.

Sarà stata colpa della madre troppo opprimente? Un virus della morte che ha colpito Cecilia e poi, diffondendosi nell’aria, è passato alle altre quattro sorelle? Un sentimento di insofferenza nei confronti del mondo in cui sono costrette a vivere? Non possiamo saperlo, ma di certo c’è che è un libro piacevole, che tiene il lettore attaccato alle pagine che narrano di queste ragazze che resteranno bloccate nella loro adolescenza, non arriveranno mai a crescere perché decidono di abbandonare la vita troppo presto. Eugenides, con descrizioni che vanno tra il thriller e il sogno, rappresenta quella casa e quella famiglia come qualcosa che sta in una bolla fuori dal mondo degli altri. La gente guarda i Lisbon da lontano, loro sembrano vivere in un altro tempo e in un altro posto, si isolano da tutto il resto, non si mischiano, quasi come se le ragazze potessero essere contagiate da qualcosa e dovessero restare pure.

Nelle induzioni della signorina Perl affiorano con insistenza sospetti di satanismo, o perlomeno di una forma blanda di magia nera. L’episodio dei dischi bruciati divenne il suo cavallo di battaglia. Citava spesso testi di musica rock che alludevano alla morte o al suicidio. La signorina Perl era in buoni rapporti con un disk-jockey della zona e trascorse un’intera notte ascoltando i dischi preferiti di Lux, un elenco fornito dai suoi compagni di scuola. Quella “ricerca” le fruttò la scoperta di cui andava più fiera: una canzone dei Cruel Crux intitolata “La vergine suicida”. Trascriviamo qui il ritornello, anche se né la signorina Perl né noi siamo stati in grado di stabilire se l’album era fra quelli bruciati da Lux per ordine di sua madre:

“Vergine suicida, lei grida qualcosa.
A chi servirà questa corsa all’olocausto?
Mi ha dato la sua verginità
È la mia vergine suicida.”

Adesso mi tocca vedere il film del 1999 di Sofia Coppola.
Voi l’avete letto o avete visto il film?

Titolo: Le vergini suicide
Autore: Jeffrey Eugenides
Traduzione:
 Cristina Stella
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1993 (2008 questa edizione)
Pagine: 266
Prezzo: 9,50 €
Editore: Mondadori

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

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