“Il senso di una fine” di Julian Barnes

Lo confesso, questo autore mi era piaciuto così tanto in Amore, ecc. che l’altro giorno sono entrata in libreria e ho comprato un altro suo libro (insieme a tre Grossman). In concomitanza con la fine dell’anno ho letto, quindi, Il senso di una fine, romanzo del 2011 che col Capodanno però non c’entra niente.

WP_004271Julian Barnes torna a parlare del rapporto complicato tra due persone, ripropone il tema dei due amici, uno dei quali si mette con una ragazza che poi lo lascia e si mette con l’altro, ma qui la storia è diversa. Tony Webster è un ragazzo “insipido”, non particolarmente brillante, non particolarmente bello, non particolarmente niente, che ha tre amici fraterni: Alex, Colin e l’intelligentissimo e filosofico Adrian Finn. Un giorno conosce Veronica, una ragazza ipercritica che gli piace molto, si mette con lei e stanno insieme per un po’. Ad un certo punto lei comincia a chiedersi dove vada a parare tutta questa storia, se sia una cosa seria o un semplice godersi giorno per giorno senza fare progetti. I due si lasciano, ma subito dopo hanno un incontro amoroso, il primo, in realtà, perché durante la loro storia non ne avevano avuti. Ma a Tony non interessa, non si rimette con lei, quindi Veronica sparisce. Dopo qualche tempo a Tony arriva una lettera in cui Veronica e Adrian gli comunicano di essersi messi insieme; lettera a cui Tony risponde in maniera acida qualcosa come “spero che vi vada male, spero che lei si sia fatta mettere incinta e ti abbia fregato, non fatevi vedere mai più”. Improvvisamente, però, un giorno arriva la notizia che Adrian si è suicidato tagliandosi le vene.

A narrare la storia in prima persona sin dall’inizio è il Tony Webster adulto, ormai ultrassessantenne e calvo, che deve necessariamente ripercorrere con la mente il periodo della sua giovinezza per capire meglio le cause di un evento inatteso: gli è arrivata, tramite avvocati, la comunicazione che la madre di Veronica nel suo testamento gli ha lasciato dei soldi e il diario di Adrian. Ma come mai ce l’aveva lei? E perché gli chiede scusa? Tony (che ormai ha una figlia, un nipotino e una ex moglie), quindi, decide di mettersi alla ricerca di Veronica per recuperare il diario dell’amico di cui lei si è appropriata e fare chiarezza in quel passato che non ha mai dimenticato.

La vicenda raccontata ne Il senso di una fine, fondamentalmente, è la dimostrazione che la maggior parte delle volte ci pentiamo di quello che abbiamo fatto, dei giudizi che a caldo abbiamo dato senza conoscere realmente le situazioni. Il passato ritorna sempre in maniera prepotente, non è facile chiudere i conti. Nonostante il libro sia composto da 150 paginette, è una miniera di spunti di riflessione, a partire da quello sul concetto di tempo. Che cosa è il tempo, se non un accumulo di esperienze, persone, responsabilità? Quando nasciamo ci viene dato del tempo ma, come fa Adrian, noi quel tempo possiamo sospenderlo, decidere di non andare avanti e fermarci lì. Adrian, nell’estratto del suo diario che Tony riesce ad avere, fa un calcolo matematico inizialmente incomprensibile per spiegare questo concetto. Alla fine del libro questo calcolo, fatto di lettere sommate col segno +, acquista un senso, perché quelle lettere rappresentano qualcosa o qualcuno che si è andato accumulando nella vita di quel ragazzo che ha preferito mettersi da parte e interrompere la sua storia personale.

Il senso di una fine è vincitore nel 2011 del Man Booker Prize, il più importante premio letterario di lingua inglese. In alcuni momenti può risultare noioso perché – anche se a me non è pesato affatto – affronta certe questioni in maniera teorica e filosofica, ma a mio parere Barnes ha creato un piccolo gioiello che vi consiglio di leggere.

Titolo: Il senso di una fine
Autore: Julian Barnes
Traduzione:
 Susanna Basso
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2011
Pagine: 150
Prezzo: 10 €
Editore: Einaudi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza

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