“Il canotto insanguinato” di Augusto De Angelis

WP_004295Come qualcuno di voi sa, spesso mi dedico alla riscoperta di autori italiani un po’ dimenticati e da un po’ di tempo mi è nata una passione per Augusto De Angelis, uno scrittore che ha vissuto in un periodo molto difficile della storia del nostro paese, quello fascista. Lui era un antifascista e per degli articoli scritti su un giornale fu arrestato; ma la sua fine arrivò nel 1944 quando, in seguito ad una discussione fu pestato da un repubblichino fino alla morte che arrivò qualche giorno dopo. La sua carriera, quindi, fu molto breve e comprende, tra le altre cose, circa una ventina di romanzi polizieschi in cui ricorre il personaggio del commissario Carlo De Vincenzi della squadra mobile di Milano. Alcuni dei suoi scritti vennero pubblicati postumi o ripubblicati negli anni Sessanta e ultimamente la Sellerio sta riproponendo parte di questi romanzi.

Il canotto insanguinato è del 1936, ma la casa editrice palermitana lo ha ripubblicato proprio nell’estate del 2014, sempre con la sua classica copertina blu e che tanto ci piace. La storia comincia quando viene ritrovato un canotto pieno di sangue e si sospetta che sia morta la signorina Paulette Garat, anche se non se ne trova il corpo. Il primo indiziato è il russo Ivan Kiergine, amante della donna, che però si rifiuta di parlare mostrando grande dignità e rispetto per Paulette. De Vincenzi lo interroga fino allo sfinimento, ma senza risultato, quindi lo libera e decide di portarselo dietro durante le indagini tra Milano, Sanremo, Nizza, Strasburgo e la Germania. Nel frattempo inizieranno ad accumularsi cadaveri e a comparire strani personaggi. Il commissario alla fine riuscirà a capire che cosa è realmente successo e cosa ne è stato della donna scomparsa.

Augusto De Angelis e la nipote Marcella (da wikipedia)

Quello che colpisce in questo romanzo è che, come era accaduto per Il mistero delle tre orchidee che abbiamo già affrontato, i cattivi sono sempre stranieri: in quella situazione politica l’Italia doveva mostrare di essere un paese giusto e in cui la giustizia funzionava. Niente delinquenti, insomma, quelli venivano da fuori. La storia non è assolutamente scontata e l’autore ci fa mettere nei panni del commissario, che assiste confuso alla serie di omicidi e fatti strani che gli si presenta. Noi fino alla fine accumuliamo indizi, ma ce ne manca uno che faccia incastrare bene i fatti tra loro e che dia un senso alla vicenda.

Il linguaggio, certo, non è modernissimo, ma è un giallo godibilissimo e sicuramente fatto meglio di molti gialletti odierni. Purtroppo, a parte qualche eccezione, oggi si mira eccessivamente all’aspetto psicologico dei personaggi lasciando in ombra la trama, che in un poliziesco deve essere la parte più importante, tanto che si può avere qualche difficoltà a collegare i fatti. È un romanzo che consiglio agli appassionati del genere e a chi volesse tornare indietro, fino ai primi del Novecento, per riscoprire autori che stiamo dimenticando e che si sono trovati a scrivere in condizioni in cui non era affatto facile.

Titolo: Il canotto insanguinato
Autore: Augusto De Angelis
Genere: Romanzo, poliziesco
Anno di pubblicazione: 1936, ripubblicato nel 2014
Pagine: 376
Prezzo: 14 €
Editore: Sellerio

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

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