“Cinque stagioni” di Abraham Yehoshua

Tempo fa mi è stata regalata la Trilogia d’amore e di guerra di Abraham Yehoshua, un librone che racchiude tre romanzi che hanno in comune l’ambientazione e, in parte, la situazione politica d’Israele, ma non sono collegati, quindi si possono leggere in qualsiasi ordine. Come già saprete non amo affrontare più romanzi di uno stesso autore di seguito, perché poi mi viene a noia, quindi me li sono letti piano piano, due l’estate scorsa e uno la settimana scorsa. Dei primi due, L’amante e Un divorzio tardivo, abbiamo già parlato più o meno abbondantemente, adesso è la volta del terzo, Cinque stagioni. Il primo mi aveva appassionata, il secondo un po’ meno, ma era comunque bello, e il terzo, invece, mi ha lasciata indifferente.

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copLa storia, in soldoni, è questa. Molcho ha assistito la moglie per circa sette anni nella sua malattia, un tumore che era iniziato al seno, ma che dopo un’operazione che sembrava averlo sconfitto è ritornato e si è diffuso altrove. La moglie adesso è morta e lui sprofonda nel vuoto, deve iniziare a rifarsi la vita o a cercare di riprendere quella che conduceva precedentemente. È stato un infermiere impeccabile, ma adesso si ritrova solo con tre figli che, sebbene siano grandi, gli danno qualche preoccupazione. Allora, dopo pochissimo tempo dalla morte della moglie, tutti sembrano volergli trovare un’altra donna, anche perché ha solamente 51 anni. Prima gli si avvicina una consulente legale, con cui fa anche un piccolo viaggio, ma non succederà niente, poi un vecchio amico che non vedeva da tanto tempo gli propone di divorziare dalla moglie per darla in sposa a lui (e questo non mi è chiaro, perché nel romanzo sembra una cosa normalissima), e poi si ritrova invischiato nella storia di una russa che vuole essere rimpatriata.

Molcho in realtà non sa che cosa fare, perché sono gli altri a spingerlo verso nuove decisioni, dentro di sé non sente l’impulso di trovarsi una donna. Anche il desiderio, qualcosa che ormai ha dimenticato dovendo assistere una malata grave, ancora non torna. Dalla consulente viene addirittura accusato di aver fatto morire sua moglie con cure troppo amorevoli e assidue, di averla soffocata. In fondo sua moglie era completamente diversa da lui, era un’intellettuale, appassionata di arte, maniaca della pulizia, un po’ snob, mentre Molcho è l’esatto contrario. Leggendo il libro viene il dubbio che la consulente potesse avere ragione, che la moglie avesse annullato la sua personalità per far spazio al marito. Questo oltre al cancro, ovviamente.

E poi Molcho non è una bella persona, anzi è un personaggio che viene preso in antipatia facilmente, già quando, la moglie morta da poco, vuole rivendere le medicine che aveva comprato per lei e che non gli sono servite. È un uomo attaccato al denaro, un uomo che non fa quasi nulla perché lo vuole davvero, ma perché viene spinto dagli altri. Le persone gli fanno capire che può rifarsi una vita? Lui inizia a pensarci in quel momento, e quella sembra diventare la sua missione, anche se non capisce che cosa vuole realmente. Forse solo verso la fine riesce a capire che innanzitutto deve sentirsi pronto a ricominciare, quando si rende conto che qualsiasi cosa lui faccia la fa perché la moglie comanda ancora la sua mente, come se gli avesse dato delle regole da seguire per sempre: salutare tutti quelli che sono in casa la mattina prima di uscire, farsi la doccia sempre prima di andare a letto, non entrare in certi ristorantini perché sono sporchi, ecc..

Ma il punto centrale del libro credo sia questo: in seguito ad una perdita, dopo quanto tempo è lecito rifarsi una vita? Il momento X è troppo presto o troppo tardi? Si è portato il lutto per troppo poco? Molcho, anche se con altre parole, si fa queste domande, non sa se vuole davvero un’altra e soprattutto non sa se attirerà le critiche di qualcuno, specialmente di sua suocera che, sopravvissuta alla figlia, sta in una casa di riposo per anziani.

Cinque stagioni è diviso in cinque grandi capitoli che indicano proprio le stagioni dell’anno: inizia con l’autunno e finisce con l’autunno dell’anno successivo. Ognuna di queste parti racconta gli stati d’animo di quest’uomo che si trova ad affrontare qualcosa che non aveva pianificato e su cui non aveva riflettuto prima, il suo senso di inadeguatezza, ma anche la lotta che fa contro se stesso per ricominciare, per rinascere.
A me Yehoshua piace, come autore, ma se devo essere sincera questo libro non mi ha presa molto, e ciò è dovuto anche al fatto che la lettura non è per niente semplice per via dei troppi strafalcioni che non sono stati corretti. Ve ne riporto qualcuno:

  • Molcho fu stupito vedendola indossare abiti che l’aveva già vista portare in Israele (p. 860)
  • E così ritornarono alla scuola presso alla quale dei ragazzi giocavano al pallone (p. 957)

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Ovviamente le pagine indicate sono quelle della trilogia, non del romanzo in edizione singola. E questa cosa di “in fronte” al posto di “di fronte”, che sa molto di O sole mio sta ‘nfronte a te, si ripete più e più volte (più avanti, ad esempio, la stessa Ya’ara si siede in fronte alla tv). Io non sono la professoressa che deve correggere e quindi non le ho segnate tutte, ma davvero la lettura, con questi refusi/orrori non è affatto semplice e fluida. Einaudi, che mi combini? Io ti voglio bene! Comunque mi dicono dalla regia che chi ha letto il romanzo in edizione singola non ha trovato tutte queste bestialità, quindi si saranno drogati componendo la trilogia, ma solo con Cinque stagioni, perché i due precedenti erano impeccabili.

Detto quest, buona lettura, se avrete voglia di affrontare questo romanzo!

Titolo: Cinque stagioni
Autore: Abraham B. Yehoshua
Traduzione:
 Gaio Sciloni
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1987 (2007 questa edizione)
Pagine: 394
Prezzo: 12,50 €
Editore: Einaudi

Giudizio personale: spienaspienasvuotasvuotasvuota

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