Da “Un individualista” di Italo Svevo

Ad una data età nessuno di noi è quello a cui madre natura lo destinava; ci si ritrova con un carattere curvo come la pianta che avrebbe voluto seguire la direzione che segnalava la radice, ma che deviò per farsi strada attraverso pietre che le chiudevano il passaggio.

Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz (Trieste, 19 dicembre 1861 – Motta di Livenza, 13 settembre 1928), scrittore e drammaturgo italiano, autore di numerosi romanzi, racconti brevi e opere teatrali.

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“Storia del nuovo cognome” (L’amica geniale vol. 2) di Elena Ferrante

WP_004641Lo sapete, l’ho detto e ridetto: non mi piace lasciare le cose a metà (a parte un certo libro di Francesco Piccolo che ho dovuto proprio abbandonare perché ne andava della mia salute mentale). Quindi, con un piccolo intervallo per distrarmi, ho deciso di continuare la saga de L’amica geniale di Elena Ferrante leggendo il secondo volume, Storia del nuovo cognome. Confesso che, a differenza del primo libro a cui avevo dato solo tre stelline, questo mi ha colpita in un modo che neanche immaginavo.

Per rinfrescarvi la memoria, vi rimando alla prima parte.

Eravamo rimasti al matrimonio di Lila, la quale vede indosso ad uno dei “rampolli” di una famiglia mafiosa del rione un paio di scarpe che lei stessa aveva disegnato e che significavano molto per lei. Questo rappresenta un chiaro segno che Stefano, il marito, si è piegato ai Solara o che addirittura ha stretto dei patti con loro. Inizia così, già al ricevimento di nozze, il declino di un matrimonio che probabilmente non doveva nemmeno essere celebrato. In questo libro cambiano tante cose, Elena e Lila crescono e la vita diventa sempre più difficile. Si sa, man mano che passano gli anni i problemi diventano sempre più reali e si aprono gli occhi sulla realtà che ci circonda. Questo è quanto succede alle due protagoniste: Lila si rende conto che non sta vivendo, ma che si limita a sopravvivere, rendendo le cose difficili a tutti e facendosi odiare, credendo di innamorarsi di un altro per poi capire troppo tardi (con un bambino in grembo) che era solo fumo, finendo per rovinarsi; Lenù, invece, continua a fare quello che ha sempre fatto, cioè studiare, cercare di andare bene a scuola e all’università e dimostrare di essere migliore dell’amica.

Continua, anche in questo secondo volume, questa competizione tra le due ragazze, che alla fine del libro hanno circa 23 anni. Ma è una competizione a senso unico: Elena cerca di dimostrare a se stessa e agli altri di essere più brava di Lila, di essere, in generale, la brava ragazza che non esce mai dai binari e di cui tutti si fidano; e quando si diploma, s’iscrive all’università e si laurea il suo prestigio aumenta: nel rione, lei è quella istruita a cui tutti chiedono consiglio, dalle cui labbra tutti pendono, perché ha studiato e si elevata ad un livello più alto. Addirittura sembrano essersi dimenticati di averla vista nascere e crescere e perfino i genitori le parlano con timore reverenziale. Lila invece vive il suo periodo romantico (in senso quasi letterario): si trova in mezzo ad una tempesta, porta le emozioni all’eccesso, ma finalmente si sente viva. Vuole lasciare suo marito per stare col suo amante (che è il ragazzo di cui era innamorata Elena), cosa che non può fare in quel tipo di società, neanche quando si scopre che anche Stefano ha una storia con un’altra. E dagli agi a cui era abituata finisce, sporca e malandata, a lavorare in una fabbrica di mortadelle.

La vicenda in Storia del nuovo cognome diventa molto più dinamica rispetto al libro precedente, ma quello che sinceramente mi ha colpito più di tutto il resto è la rabbia che ho provato durante la lettura. C’è una chiara descrizione delle abitudini e del modo di vivere della gente in un rione di una grande città del sud nella metà del secolo scorso; la Ferrante ci fornisce, attraverso i suoi personaggi, uno spaccato della vita vera di quegli anni che, però, da qualche parte, oggi, si conduce ancora. Vediamo uomini che picchiano le mogli perché, lo danno per scontato tutti, una volta sposati ottengono il diritto di fare alla donna ciò che vogliono. E queste mogli lo sanno, infatti accettano tranquillamente la cosa. Vediamo poi l’ignoranza che porta le persone ad essere cattive, violente, ad avere paura di ciò che non conoscono, come una città lontana o un futuro migliore di quello che ci si aspettava. Questo Lila lo ha sempre saputo, perché è un gradino più su rispetto a tutti gli altri, ma ad accorgersene è proprio Elena che, già mentre fa il liceo, ma ancora di più quando torna dall’università, si ritrova in un mondo che non riesce più a riconoscere. Quasi non si ricorda più di essere nata e vissuta tra quella gente così povera dentro e fuori, e quando inizia a frequentare gente socialmente più importante capisce di essere sempre rimasta indietro rispetto a tutti: conoscere una ragazza che parla animatamente di politica col padre e guida la macchina, il suo fidanzato che la invita ad entrare nella sua camera come se fosse una cosa normale, vivere da sola felicemente in un’altra città, scrivere un libro, sono cose che non avrebbe mai immaginato di fare nella sua vita.

Elena Ferrante è davvero brava nella caratterizzazione dei personaggi, soprattutto quando riesce a fartene odiare e poi, improvvisamente, amare qualcuno. Il caso di Lila è lampante. Non ci piace quando è cattiva, quando comanda su tutto e su tutti nel rione, quando è sgarbata, ma poi… ecco che capiamo la sua disperazione, la sua infelicità, i suoi desideri irrealizzati e tutto diventa più chiaro. Ci immedesimiamo in lei e non riusciamo a non provare pena per questa ragazza che nella vita ha sbagliato quasi tutto e ha fatto la cattiva per resistere. Perché nella realtà del rione le donne sono quasi di contorno agli uomini, e a loro devono obbedire, quindi si è fatta forza e per non farsi schiacciare si è comportata con cattiveria. Ma tutto ha un limite, e quando nella sua vita arriva qualcuno che rompe gli equilibri tutto crolla, compresa lei. Non è cattiva come sembra, anzi credo sia il personaggio più bello. Soprattutto rispetto ad Elena e al vuoto interiore che la contraddistingue.

Questo libro è stato davvero una bella lettura e, dopo un piccolo intervallo, ho intenzione di andare avanti con la storia. Del resto, chi mi mette fretta? Preferisco continuare a fare come ho sempre fatto: non leggere due libri di uno stesso autore di seguito, perché ho paura che possa annoiarmi.

Buona lettura!
E, mi raccomando, attenzione alle ultime tre parole dell’ultima pagina: vi faranno cadere dalla sedia!

Titolo: Storia del nuovo cognome (L’amica geniale vol. 2)
Autore: Elena Ferrante
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2012
Pagine: 480
Prezzo: 19,50 €
Editore: e/o

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza

Il 23 aprile 1899 nasceva Vladimir Nabokov

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un breve viaggio di tre passi sul palato per andare a bussare, al terzo, contro i denti. Lo-li-ta. Era Lo, null’altro che Lo, al mattino, diritta nella sua statura di un metro e cinquantotto, con un calzino soltanto. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea punteggiata dei documenti. Ma nelle mie braccia fu sempre Lolita.

[Incipit di Lolita, v. Nabokov, 1955,
trad. B. Oddera, Mondadori, 1959]

Vladimir Vladimirovič Nabokov (Pietroburgo, 23 aprile 1899 – Montreux, 2 luglio 1977), scrittore, saggista, critico letterario, entomologo, drammaturgo e poeta russo naturalizzato statunitense.

“L’infinito nel palmo della mano” di Gioconda Belli

“Per vedere il mondo in un granello di sabbia
E il paradiso in un fiore selvatico
Tieni l’infinito nel palmo della mano
E l’Eternità in un’ora.”

(William Blake)

WP_004639L’infinito nel palmo della mano è un libro a cui mai mi sarei accostata di mia iniziativa, e non chiedetemi perché, non saprei rispondere. Forse sono poco propensa a leggere autrici donne oppure il titolo non mi diceva molto. Invece è successo questo: Paola di Un baule pieno di gente, tempo fa, ha organizzato un evento sul suo blog in cui chi dava l’adesione entro un certo termine veniva accoppiato ad un altro utente e doveva spedirgli un libro, a seconda degli interessi o della wishlist del ricevente. Il libro sospeso, s’intitolava l’iniziativa. E così Francesca mi ha mandato questo libretto, che ho veramente gradito, quindi brava Francesca, ci hai preso!

Gioconda Belli, giornalista, poetessa e scrittrice nata in Nicaragua nel 1948, ci racconta una storia che tutti conosciamo, ma lo fa in un modo particolare: affronta il tema della creazione soffermandosi su Adamo ed Eva. Chi erano? Che cosa facevano? Come mai sono stati condannati a soffrire, e con loro tutte le generazioni future?
Innanzitutto fu creato Adamo, da un mucchietto di terra che fu mossa da un soffio divino. Adamo si addormentò e da una sua costola nacque la donna, Eva. I due vissero felici e beati nel grande giardino, dove gli animali abitavano in armonia e li riconoscevano, dove c’era ogni genere di pianta e di fiore e dove niente li turbava. Elohim li aveva avvertiti solamente di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza. Ma sappiamo come andò a finire: Eva, incuriosita dal serpente, mangiò il fico (sì, per la Belli si tratta di un fico) e spinse Adamo a fare lo stesso. Improvvisamente la terra cominciò a tremare sotto i loro piedi e si trovarono espulsi da quella stupenda realtà che tanto bene conoscevano.

A questo punto comincia la parte più bella del romanzo, quella in cui vengono fuori le vere personalità di questi personaggi mitici che ci affascinano così tanto. L’uomo e la donna si trovano a fare i conti con la parte tragica della vita, imparano che alcuni animali vogliono attaccarli, che per tenersi in forze bisogna uccidere le bestie e mangiarle, conoscono il caldo e il freddo, la notte e il giorno. Ma, cosa bellissima e drammatica allo stesso tempo, scoprono l’amore e le pulsioni sessuali, segno che nel castigo c’è anche qualcosa di positivo.

Se non avessimo mangiato quel frutto, non avrei mai assaggiato un fico o un’ostrica, non avrei visto l’Araba Fenice risorgere dalle sue ceneri, non avrei conosciuto la notte, né avrei saputo cosa significa sentirmi sola quando tu non ci sei.

Eva sanguina; poi si unisce ad Adamo pensando che sia bello perché, dato che prima era stata posta dentro di lui, si possa tornare a stare così bene adesso che lui è dentro di lei; poi vede la sua pancia crescere e conosce il dolore e la gioia del parto. Nascono due gemelli, Caino e Luluwa, poi altri due, Abele ed Aklia, tutti diversi dai genitori perché hanno l’ombelico. Ed è proprio quando gli esseri umani iniziano a crescere e moltiplicarsi che si scopre il vero dolore, la gelosia, la morte.

Gioconda Belli (Managua, 9 dicembre 1948), poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense.

Non vi dico come finisce, posso solo dirvi che è qualcosa di geniale, qualcosa che richiama la letteratura sudamericana che unisce il magico al reale. Gioconda Belli sembra dirci che per cancellare i mali del mondo, invece di andare avanti, bisogna tornare indietro fino a quando non c’erano e riprendere da lì.
L’infinito nel palmo della mano è un romanzo delicato e forte allo stesso tempo. Quello che ho amato di più è stato il modo dell’autrice di rendere reali il primo uomo e la prima donna, di caratterizzarli e immaginare il loro smarrimento, le loro paure e la loro felicità, il loro non sapere assolutamente nulla di ciò che accade. Perché quando noi nasciamo e cresciamo sappiamo già a cosa andiamo incontro, un ragazzo sa che gli crescerà la barba, una donna sa come funzionano i cicli e che cosa è il parto. Immaginate l’Adamo e la Eva di cui parla la Belli, sono due persone che non hanno alcuna idea di ciò che stanno vivendo: una peluria che comincia a crescere, il dolore più o meno atroce in seguito ad una ferita, la pancia che comincia a crescere chissà per quale motivo, gli animali che li attaccano inferociti quando poco prima vivevano tutti insieme felicemente.

Il lettore s’immedesima nei protagonisti di questo racconto, ne percepisce le preoccupazioni, segue le loro vicende con grandissima curiosità e si lascia trasportare volentieri in questa storia che l’autrice ha avuto modo di conoscere leggendo antichi testi biblici nella biblioteca di un parente. A Gioconda Belli è venuto in mente di esplorare una storia nota da una prospettiva nuova, scoprendone risvolti ignoti, e sembra essere giunta alla conclusione che in realtà il peccato originale non è stato conseguente ad una disobbedienza. Guardiamolo da un altro punto di vista: Elohim stesso ha dato ad Adamo ed Eva la libertà di scegliere tra Bene e Male ed eventualmente di sbagliare, è stato lui a non impedire che succedesse, perché se avesse voluto che noi umani conoscessimo solo il Bene non avrebbe piazzato lì quell’albero e non avrebbe detto di non mangiarne i frutti. Forse ha voluto che iniziassimo a dare un nome alle cose, che scoprissimo l’amore e la sofferenza.

Chissà!

Titolo: L’infinito nel palmo della mano
Autore: Gioconda Belli
Traduzione:
 Tiziana Gibilisco
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2008 (2009 questa edizione)
Pagine: 197
Prezzo: 14 €
Editore: Feltrinelli

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza

Coerenza

Una stupida coerenza è l’ossessione di piccole menti, adorata da piccoli uomini politici e filosofi e teologi. Con la coerenza una grande anima non ha, semplicemente, nulla a che fare. Tanto varrebbe che si occupasse della sua ombra sul muro. Dite quello che pensate ora con parole dure, e dite domani quello che il domani penserà con parole altrettanto dure, per quanto ciò possa essere in contraddizione con qualunque cosa abbiate detto oggi.

[Ralph Waldo Emerson, Fiducia in se stessi,
Ibis 2003]

Ralph Waldo Emerson (Boston, 25 maggio 1803 – Concord, 27 aprile 1882), filosofo, scrittore, poeta e saggista statunitense

 

Lo Strega 2015 e il candidato fantasma: Elena Ferrante

Qualcuno di noi, quest’anno, ha dato vita a delle campagne (o ha appoggiato quelle di altri) per far accedere alle candidature al premio Strega anche gli ebook, ma purtroppo non si è arrivati a nulla. Probabilmente non è ancora arrivato il momento di un’entrata in grande stile del libro digitale nella letteratura riconosciuta e premiata. Comunque, la lista dei partecipanti allo Strega 2015 è stata completata e questi sono i 26 candidati (che il 16 aprile diventeranno 12):

  1. Stalin + Bianca (Tunué) di Iacopo Barison
    Presentato da Fulvio Abbate e Roberto Ippolito
  2. Non sono un assassino (Newton Compton) di Francesco Caringella
    Presentato da Raffaele Nigro e Sergio Santoro

  3. Il paese dei coppoloni (Feltrinelli) di Vinicio Capossela
    Presentato da Eva Cantarella e Gad Lerner

  4. Il dolore del mare (Nutrimenti) di Alberto Cavanna
    Presentato da Giuliano Montaldo e Ferruccio Parazzoli

  5. La sposa (Bompiani) di Mauro Covacich
    Presentato da Dacia Maraini e Sandro Veronesi

  6. I Nuovi Venuti (Clichy) di Giorgio Dell’Arti
    Presentato da Corrado Augias e Giuseppe De Rita

  7. Storia della bambina perduta (e/o) di Elena Ferrante
    Presentato da Serena Dandini e Roberto Saviano

  8. Final cut (Fandango) di Vins Gallico
    Presentato da Renato Minore e Luca Ricci

  9. Chi manda le onde (Mondadori) di Fabio Genovesi
    Presentato da Silvia Ballestra e Diego De Silva

  10. 24:00:00 (Il Foglio) di Federico Guerri
    Presentato da Simonetta Bartolini e Wilson Saba

  11. La ferocia (Einaudi) di Nicola Lagioia
    Presentato da Alberto Asor Rosa e Concita De Gregorio

  12. La meteora di luglio (Biblioteca dei Leoni) di Adriano Lo Monaco
    Presentato da Maurizio Cucchi e Paolo Ruffilli

  13. Monte Sardo (Rubbettino) di Dante Maffia
    Presentato da Paolo Ferruzzi e Luciano Luisi

  14. Il genio dell’abbandono (Neri Pozza) di Wanda Marasco
    Presentato da Francesco Durante e Silvio Perrella

  15. Don Riccardo (Mursia) di Loredana Micati
    Presentato da Angela Padellaro e Roberto Zaccaria

  16. Se mi cerchi non ci sono (Manni) di Marina Mizzau
    Presentato da Umberto Eco e Angelo Guglielmi

  17. Gli amici che non ho (Codice) di Sebastiano Mondadori
    Presentato da Antonio Pascale e Lorenzo Pavolini

  18. La Repubblica di Santa Sofia (Tullio Pironti) di Pietro Paolo Parrella
    Presentato da Bruno Luiselli e Marcello Rotili

  19. L’estate del cane bambino (66thand2nd) di Mario Pistacchio e Laura Toffanello
    Presentato da Antonella Sabrina Florio e Luca Nicolini

  20. Come donna innamorata (Guanda) di Marco Santagata
    Presentato da Salvatore Silvano Nigro e Gabriele Pedullà

  21. Sans blague (Nulla die) di Eugenio Sbardella
    Presentato da Bruno Cagli e Vittorio Emiliani

  22. Via Ripetta 155 (Giunti) di Clara Sereni
    Presentato da Massimo Onofri e Domenico Starnone

  23. I dirimpettai (Baldini&Castoldi) di Fabio Viola
    Presentato da Piero Gelli e Filippo La Porta

  24. Autunnale (Book Sprint) di Dario Voltolini
    Presentato da Michele Mari e Paola Mastrocola

  25. XXI Secolo (Neo) di Paolo Zardi
    Presentato da Giancarlo De Cataldo e Valeria Parrella

  26. Dimentica il mio nome (Bao Publishing) di Zerocalcare
    Presentato da Daria Bignardi e Igiaba Scego

Che cosa ne pensate?
Una cosa che emerge da questa lista è che ben venticinque titoli sono in lotta contro un fantasma: Elena Ferrante. Su Altrapagina da un po’ di tempo mi sto interrogando su chi potrebbe essere questa persona, che non posso definire donna né uomo, non conoscendone l’identità. Per questo motivo, nell’attesa di farmi un’idea precisa leggendo tutto ciò che arriverò a leggere, ho raccolto le ipotesi più accreditate su chi possa essere. Vi va di leggere?
Che idea vi siete fatti?

Elena Ferrante, questa sconosciuta: le ipotesi sulla sua identità

Chi non ha mai sentito parlare di Elena Ferrante? Da qualcuno è stata definita “la scrittrice fantasma nota a tutti”. In effetti l’autrice, da diversi anni, fa impazzire il pubblico dei lettori italiani ed esteri, ma nessuno sembra sapere chi sia. Solo i suoi editori, Sandro e Sandra Ferri, da ben 23 anni sono a conoscenza della vera identità di questa persona che è diventata un fenomeno letterario ed è pure candidata al Premio Strega 2015.

La Ferrante, per chi non lo sapesse, ha sempre dichiarato che i suoi libri esistono come entità indipendenti, che…

Continua a leggere su Altrapagina…

“Purtroppo ti amo” di Federico Pacini

“Le fotografie di Pacini sono calibrate e discrete nel loro messaggio,
non chiassoso né retorico, quasi silenzioso anzi,
di un silenzio che sa farsi strada nelle menti”

(Elio Grazioli)

“E’ la qualità dell’attenzione che da importanza al soggetto”
(Burk Uzzle)

 

foto_28Oggi vi voglio parlare di un libro che per me rappresenta una novità, in quanto si tratta di una pubblicazione di fotografia. Ho voluto sfogliarlo perché riguarda una città che ho conosciuto da circa un anno e di cui mi sono innamorata, Siena. Ultimamente mi sono recata più volte da quelle parti perché ho trovato un bellissimo complesso termale tra le colline senesi, ma sono andata pure a visitare la stessa Siena che – ve lo dico qualora non ci foste stati – è di una bellezza travolgente. Se parlate coi senesi (almeno, quelli che ho conosciuto io) vi diranno che è come se fosse un paesone, perché non è grandissima, ma camminare per le viuzze, vedere piazza del Campo con il palazzo pubblico, oppure ammirare il Duomo è qualcosa di indimenticabile. Per non parlare dell’aspetto mangereccio, sul quale potrei dilungarmi, ma non lo faccio per non tediarvi.

Torniamo al libro. Sto parlando di Purtroppo ti amo di Federico Pacini, senese, che attraverso le immagini ci racconta una storia diversa da quella che impariamo da semplici turisti. Il compito della sua ricerca è quello di mostrarci il lato patetico della realtà, qualcosa che solitamente passa in secondo piano o che non viene affatto notato. Pacini pone la sua attenzione su cose e persone che spesso vengono trascurate ed emerge un senso di perdita, di solitudine che stride con l’immagine che abbiamo di una Siena elegante e ricca di tradizioni. L’autore cattura il “vecchio”, la decadenza quasi nascosta di una città bellissima.

Immagine

Il suo messaggio non ha bisogno di essere chiarito, è completamente affidato alla fotografie e s’insinua nelle nostre menti per poi giungere a destinazione e farci percepire i collegamenti. Ma questo senso del negativo è riscattato dal sentimento di comunità che emerge dalle immagini.

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La rappresentazione visiva avviene attraverso il sentimento, come ci spiegano Elio Grazioli e Burk Uzzle nell’introduzione alla sequenza fotografica. Personalmente non mi ero mai dedicata a libri di questo genere, ma è stata un’esperienza che mi ha arricchito. Sono solita leggere libri pieni di parole e non mi sono mai soffermata troppo sull’importanza della componente iconica: le immagini hanno un loro significato che noi osservatori/lettori dobbiamo cogliere aprendo la nostra mente.

Titolo: Purtroppo ti amo
Autore: Federico Pacini (con testi di Elio Grazioli e Burk Uzzle)
Genere:
 Fotografia
Anno di pubblicazione:
 2013
Pagine: 128
Prezzo: 32 €
Editore: Quinlan

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

 

 

Federico Pacini (1977) ha vinto i seguenti premi internazionali: Second place PX3 competition 2010 – Prix de la Photographie Paris for the book 00001735.tif Second place with Honorable Mension IPA 2009 International Photography Awards Lucie Awards (New York, Lincoln Centre, 19th October 2009) for the Book 00001735.tif. Nel 2014 Purtroppo ti amo si è aggiudicato una delle due segnalazioni al merito, per il miglior fotolibro dell’anno, al prestigioso Premio Hemingway.

Biografia completa: QUI