“L’infinito nel palmo della mano” di Gioconda Belli

“Per vedere il mondo in un granello di sabbia
E il paradiso in un fiore selvatico
Tieni l’infinito nel palmo della mano
E l’Eternità in un’ora.”

(William Blake)

WP_004639L’infinito nel palmo della mano è un libro a cui mai mi sarei accostata di mia iniziativa, e non chiedetemi perché, non saprei rispondere. Forse sono poco propensa a leggere autrici donne oppure il titolo non mi diceva molto. Invece è successo questo: Paola di Un baule pieno di gente, tempo fa, ha organizzato un evento sul suo blog in cui chi dava l’adesione entro un certo termine veniva accoppiato ad un altro utente e doveva spedirgli un libro, a seconda degli interessi o della wishlist del ricevente. Il libro sospeso, s’intitolava l’iniziativa. E così Francesca mi ha mandato questo libretto, che ho veramente gradito, quindi brava Francesca, ci hai preso!

Gioconda Belli, giornalista, poetessa e scrittrice nata in Nicaragua nel 1948, ci racconta una storia che tutti conosciamo, ma lo fa in un modo particolare: affronta il tema della creazione soffermandosi su Adamo ed Eva. Chi erano? Che cosa facevano? Come mai sono stati condannati a soffrire, e con loro tutte le generazioni future?
Innanzitutto fu creato Adamo, da un mucchietto di terra che fu mossa da un soffio divino. Adamo si addormentò e da una sua costola nacque la donna, Eva. I due vissero felici e beati nel grande giardino, dove gli animali abitavano in armonia e li riconoscevano, dove c’era ogni genere di pianta e di fiore e dove niente li turbava. Elohim li aveva avvertiti solamente di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza. Ma sappiamo come andò a finire: Eva, incuriosita dal serpente, mangiò il fico (sì, per la Belli si tratta di un fico) e spinse Adamo a fare lo stesso. Improvvisamente la terra cominciò a tremare sotto i loro piedi e si trovarono espulsi da quella stupenda realtà che tanto bene conoscevano.

A questo punto comincia la parte più bella del romanzo, quella in cui vengono fuori le vere personalità di questi personaggi mitici che ci affascinano così tanto. L’uomo e la donna si trovano a fare i conti con la parte tragica della vita, imparano che alcuni animali vogliono attaccarli, che per tenersi in forze bisogna uccidere le bestie e mangiarle, conoscono il caldo e il freddo, la notte e il giorno. Ma, cosa bellissima e drammatica allo stesso tempo, scoprono l’amore e le pulsioni sessuali, segno che nel castigo c’è anche qualcosa di positivo.

Se non avessimo mangiato quel frutto, non avrei mai assaggiato un fico o un’ostrica, non avrei visto l’Araba Fenice risorgere dalle sue ceneri, non avrei conosciuto la notte, né avrei saputo cosa significa sentirmi sola quando tu non ci sei.

Eva sanguina; poi si unisce ad Adamo pensando che sia bello perché, dato che prima era stata posta dentro di lui, si possa tornare a stare così bene adesso che lui è dentro di lei; poi vede la sua pancia crescere e conosce il dolore e la gioia del parto. Nascono due gemelli, Caino e Luluwa, poi altri due, Abele ed Aklia, tutti diversi dai genitori perché hanno l’ombelico. Ed è proprio quando gli esseri umani iniziano a crescere e moltiplicarsi che si scopre il vero dolore, la gelosia, la morte.

Gioconda Belli (Managua, 9 dicembre 1948), poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense.

Non vi dico come finisce, posso solo dirvi che è qualcosa di geniale, qualcosa che richiama la letteratura sudamericana che unisce il magico al reale. Gioconda Belli sembra dirci che per cancellare i mali del mondo, invece di andare avanti, bisogna tornare indietro fino a quando non c’erano e riprendere da lì.
L’infinito nel palmo della mano è un romanzo delicato e forte allo stesso tempo. Quello che ho amato di più è stato il modo dell’autrice di rendere reali il primo uomo e la prima donna, di caratterizzarli e immaginare il loro smarrimento, le loro paure e la loro felicità, il loro non sapere assolutamente nulla di ciò che accade. Perché quando noi nasciamo e cresciamo sappiamo già a cosa andiamo incontro, un ragazzo sa che gli crescerà la barba, una donna sa come funzionano i cicli e che cosa è il parto. Immaginate l’Adamo e la Eva di cui parla la Belli, sono due persone che non hanno alcuna idea di ciò che stanno vivendo: una peluria che comincia a crescere, il dolore più o meno atroce in seguito ad una ferita, la pancia che comincia a crescere chissà per quale motivo, gli animali che li attaccano inferociti quando poco prima vivevano tutti insieme felicemente.

Il lettore s’immedesima nei protagonisti di questo racconto, ne percepisce le preoccupazioni, segue le loro vicende con grandissima curiosità e si lascia trasportare volentieri in questa storia che l’autrice ha avuto modo di conoscere leggendo antichi testi biblici nella biblioteca di un parente. A Gioconda Belli è venuto in mente di esplorare una storia nota da una prospettiva nuova, scoprendone risvolti ignoti, e sembra essere giunta alla conclusione che in realtà il peccato originale non è stato conseguente ad una disobbedienza. Guardiamolo da un altro punto di vista: Elohim stesso ha dato ad Adamo ed Eva la libertà di scegliere tra Bene e Male ed eventualmente di sbagliare, è stato lui a non impedire che succedesse, perché se avesse voluto che noi umani conoscessimo solo il Bene non avrebbe piazzato lì quell’albero e non avrebbe detto di non mangiarne i frutti. Forse ha voluto che iniziassimo a dare un nome alle cose, che scoprissimo l’amore e la sofferenza.

Chissà!

Titolo: L’infinito nel palmo della mano
Autore: Gioconda Belli
Traduzione:
 Tiziana Gibilisco
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2008 (2009 questa edizione)
Pagine: 197
Prezzo: 14 €
Editore: Feltrinelli

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza

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4 pensieri su ““L’infinito nel palmo della mano” di Gioconda Belli

  1. marisamoles ha detto:

    Davvero molto interessante. Quanto alla mela, in realtà ci sono più interpretazioni su quale tipo di frutto fosse quello dell’albero della conoscenza del Bene e del Male. C’è chi dice fosse un fico perché Adamo ed Eva si erano coperti la nudità con le foglie di fico, appunto. Nel Medioevo è prevalsa l’identificazione del frutto proibito con la mela perché in latino malum, che significa “mela”, rimanda anche al “male”, quindi al peccato.

    Buona serata, Valentina.

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