“Fatherland” di Robert Harris

WP_004649Quando metti in scambio un tuo libro e c’è una persona interessata che non ha nulla della tua wishlist da darti in cambio, accetti volentieri le sue proposte. Conoscevo, di nome, Robert Harris perché anni fa ho comprato Pompei, ma non l’ho ancora potuto leggere.Ho accettato di ricevere Fatherland perché m’incuriosiva la trama, basata su qualcosa che nel secolo scorso sarebbe potuta benissimo accadere.

Harris ci dice: immaginiamo che la seconda guerra mondiale sia stata vinta dai tedeschi, che la Germania regni su quasi tutta l’Europa e che Hitler, alla soglia dei 75 anni, voglia rinsaldare i rapporti con gli Stati Uniti d’America. In questa cornice ucronica, il poliziotto Xavier March inizia ad indagare sull’omicidio di un uomo che successivamente si scopre essere un gerarca nazista. Stranamente il caso viene tolto a March e trasferito ai piani più alti, ma lui continua lo stesso ad indagare insieme ad una giornalista americana (per metà tedesca), Charlie Maguire. Il capo della Kriminalpolizei, Arthur Nebe, lo lascia andare avanti avvertendolo che non potrà proteggerlo troppo a lungo.
March, che non è ben visto dal Reich perché non partecipa molto alla vita politica ma si limita a fare il suo lavoro, si compromette sempre di più: quello che inizialmente sembrava un traffico di opere d’arte si rivela essere qualcosa di molto più grosso, un tentativo di cancellare le prove degli accordi sulla soluzione finale.

Il romanzo è pieno di stralci di documenti veri e compaiono anche personalità realmente esistite, che permettono a Robert Harris di conferire veridicità al suo racconto. Ma l’autore ovviamente si ferma fino al punto in cui poteva succedere di tutto, cioè il 1942, come specifica nelle note alla fine. Poi, per fortuna, la storia è andata diversamente da questo libro. Fa comunque moltissima impressione leggere le comunicazioni e i resoconti dei ministri o dei capi della polizia che vanno in visita nei campi di concentramento. Raccontano la storia di moltissime persone strappate alla loro vita che vengono ammassate nei treni e portate in dei capannoni a fare le “docce”, di altri padiglioni in cui si raccolgono indumenti, gioielli, capelli, per farne qualcos’altro. È qualcosa di agghiacciante.

Anche se è fantapolitica, la narrazione è credibile. E l’aspetto più bello di questo romanzo credo sia il concetto che, secondo Harris, la verità debba necessariamente venire a galla. L’impero, fondato sull’ideale di un pazzo, per un po’ di tempo sta in piedi, ma poi inizia a scricchiolare: vengono fuori i documenti riguardanti eventi atroci ignorati da molti e perfino alcuni membri delle forze dell’ordine (come il protagonista) non credono più in certe cose.

«Cosa si può fare» disse «se si dedica la vita a smascherare i criminali, e a poco a poco ci si accorge che i veri criminali sono quelli per cui si lavora? Cosa si può fare quando tutti ti dicono di non preoccuparti perché tanto non ci puoi fare niente ed è successo molto tempo fa?»
Adesso Charlie lo guardava in un modo diverso. «Immagino che si perda la ragione.»
«Oppure può succedere di peggio. La si può ritrovare.»

(pag. 211)

Ed è molto bella la figura di Xavier March, un uomo che non si rispecchia nell’uniforme nera delle SS che indossa, con un matrimonio fallito alle spalle ed un figlio, fervente mini-nazista, che non lo stima, anzi lo denuncia e lo tradisce. March è un agente a cui interessa la verità, ma che non può svolgere il suo lavoro in un clima di menzogne, in cui si fa di tutto per coprire i fatti invece di farli venire fuori.

La lettura di Fatherland si è rivelata molto piacevole e la consiglio a chiunque dovesse avere del tempo libro, perché si resta letteralmente incollati alle pagine. Consiglio inoltre di vedere il film tratto da questo romanzo nel 1994, Delitto di stato, con Rutger Hauer e Miranda Richardson.

Buona lettura!

Titolo: Fatherland
Autore: Robert Harris
Traduzione:
 Roberta Rambelli
Genere:
 Romanzo, Thriller fantapolitico
Anno di pubblicazione:
 1992
Pagine: 370
Prezzo: 8,80 €
Editore: Mondadori – Oscar

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza


 

Robert Harris (1957), laureato alla Cambridge University, è stato giornalista alla BBC, e uno dei più noti commentatori dell'”Observer” e del “Sunday Times”. È diventato famoso in tutto il mondo nel 1992 con Fatherland, ridefinendo e ampliando i confini del thriller. Successo confermato da Enigma (1996), Archangel (1998), Pompei (2003), Imperium (2006) e Conspirata (2010) – primi due volumi della trilogia sull’antica Roma -, Il ghostwriter (2007), da cui è stato tratto un celebre film diretto da Roman Polanski, e L’indice della paura (2011).
Prima di dedicarsi interamente alla narrativa ha scritto numerosi saggi, fra cui una celebre inchiesta sui falsi diari del Führer, I diari di Hitler (2002). Tutte le sue opere sono edite in Italia da Mondadori. L’autore vive a Kintbury, in Inghilterra, con la moglie e i quattro figli.
Nel 2013, L’ufficiale e la spia ha vinto il National Book Awards come miglior romanzo dell’anno.

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