“La cameriera di Artaud” di Verónica Nieto

COVER Prov LA CAMERIERASiamo negli anni Quaranta, in un ospedale psichiatrico francese durante l’occupazione nazista. Amélie Lévy è una ragazzina che a causa di certi disturbi della personalità viene ricoverata nell’istituto di Rodez. La madre non se ne occupa poi tanto, all’inizio le ha detto che sarebbe stata lì per poco, ma il tempo è passato e le sue lettere arrivano sempre più di rado. La giovane passa le sue giornate leggendo libri o aiutando in cucina, ma un giorno arriva un nuovo ospite del manicomio: l’artista Antonin Artaud. Il direttore dell’ospedale decide che sarà proprio Amélie a occuparsi di lui e a diventare la sua cameriera personale. La ragazza inizia a leggere i libri che le vengono prestati da Artaud e a cambiare la sua visione del mondo: se prima, anche solo leggendo la Bibbia, vedeva le lettere che diventavano formichine e se ne andavano via, adesso la sua realtà si ferma e assume contorni sempre più definiti. Amélie riuscirà ad andare dritta verso la guarigione e verso la configurazione di un’identità propria.

Antonin ArtaudAntonin Artaud fu un commediografo, scrittore, attore teatrale e regista francese, vissuto dal 1896 al 1948 e famoso soprattutto per il Teatro della crudeltà, una forma di teatro da lui ideata che presupponeva l’abbandono di qualsiasi elemento non concordante alla fine della rappresentazione in favore di uno spettacolo in cui movimento, gesto, luce e parola si fondessero completamente. Leggendo la sua biografia, veniamo a sapere che da piccolo soffrì di una grave forma di meningite che fu considerata la causa di molti altri disturbi, tra cui diversi episodi di depressione e la dipendenza da oppiacei. Nel romanzo di Verònica Nieto viene raccontata quella parte della sua vita in cui è stato ricoverato nel sanatorio di Rodez del dr. Ferdière (che appare tra i personaggi), alla quale giunge precisamente nel 1943 (e da cui andrà via nel 1946, due anni prima di morire). In questa clinica, il direttore, sperimentò la tecnica dell’elettroconvulsione e dell’arte terapia; la prima, nello specifico, al tempo era vista come l’unico modo possibile per curare determinati disturbi psichici.

La storia, ne La cameriera di Artaud, è vista dalla prospettiva di Amélie (e narrata da lei in prima persona), che, data la sua origine ebraica, deve mutare il suo cognome in Levier per essere un po’ meno riconoscibile. Questa è una cosa interessante, perché sarà parte dei disturbi di personalità della ragazza: c’è quasi uno sdoppiamento tra Amélie Levier, quella che entra a Rodez, e Amélie Lévy, quella che era prima di arrivare al sanatorio e quella che probabilmente tornerà ad essere quando ne uscirà, dopo l’incontro con Artaud.
Il lettore si ritrova nei meandri della mente umana, e soprattutto i personaggi si muovono in uno spazio chiuso dove forse non tutti sono così pazzi come vogliono lasciar credere. La protagonista vive un percorso di crescita individuale che la Nieto, col suo stile delicato, ci fa vivere insieme a lei soffermandosi spesso su ciò che non è ovvio, ciò che potrebbe apparire secondario e meno importante. L’autrice vuole affrontare il tema della vita negli istituti psichiatrici, ma lo fa con garbo e soprattutto con leggerezza e a volte una velata ironia.

La cameriera di Artaud è un romanzo non lunghissimo ma molto interessante, pubblicato da Valigie Rosse nella collana Gli Asteroidi (diretta da Tiziano Camacci), e uscirà tra qualche giorno, a luglio 2015. La collana è contraddistinta da una nota musicale in apertura, una sorta di di introduzione firmata da un cantautore italiano. Questa volta, ad occuparsene, è stato Tommaso Novi, voce, piano e fischio del gruppo Gatti Mezzi, che scrive:

Passiamo molto tempo a interrogarci sulla propria follia, nel tentativo di distinguere i sogni dalla realtà e nella ricerca di qualcuno da amare.

Quando avremo mollato ogni ormeggio che ci tiene composti e immobili in questa melma di normalità, nessuno ci priverà della dignità, niente ci impedirà di consumare la vita con gioia e coraggio, se porteremo dentro di noi la storia di Amélie Levier.

La terremo dentro al nostro orecchio, Amélie, comoda, serena. Lei potrà sussurrarci che i veri folli sono là fuori, lontani dai nostri sensi. I veri folli si ammazzano a vicenda al gioco stolto della guerra ignorando la poesia e le nuvole di zucchero.

Buona lettura!

Titolo: La cameriera di Artaud
Autore: Verónica Nieto
Traduzione:
 Alessio Casalini
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2015
Pagine: 160
Prezzo: 12 €
Editore: Valigie Rosse

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

 


camarera-artaud-premio-novela-villa-libro-ese-limite-difuso-cordura-locura_1_699847Verónica Nieto è nata nella provincia di Cordoba in Argentina, ma si è presto trasferita in Spagna dove attualmente vive. Nel 2000 si è laureata presso l’Università di Malaga e successivamente, nel 2003, si è laureata in Teoria della letteratura e Letterature Comparate presso l’Università di Barcellona. Ha poi intrapreso la strada dell’editoria. Al momento lavora per le redazioni di Círculo de Lectores, Libros del Asteroide o Galaxia Gutenberg. Ha scritto racconti e romanzi che hanno avuto un ottimo successo di pubblico e ricevuto numerosi premi, tra questi La camarera de Artaud che vede ora la prima traduzione italiana.

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