“L’esatto contrario” di Giulio Perrone

E anche la verità, dopo tutto, cosa aggiungerebbe?
Potrebbe mai essere di conforto?
Forse no, ma ormai mi sembra impossibile
non andare avanti a cercarla.

 

IMG_20150717_154742Se è vero che il giallo moderno ha quasi sempre come protagonista un detective improvvisato, L’esatto contrario, romanzo di Giulio Perrone, edito da Rizzoli nel 2015, non fa eccezione.
Riccardo Magris è un giovane romano che si guadagna da vivere grazie all’affitto che gli pagano due ragazzi che vivono con lui, ad un programma su calciatori/bidoni che conduce in una radio e a delle recensioni che scrive periodicamente sulla rivista TuttoGiallo. Dieci anni prima la sua amica Giulia è stata uccisa presumibilmente dal suo professore universitario, un uomo con cui lei aveva rapporti e che è stato trovato proprio sul luogo del delitto: nei bagni della Sapienza. Il professor Morelli si è sempre dichiarato innocente ma, dieci anni dopo il delitto, appena uscito di galera, improvvisamente muore. Suicidio. Subito dopo muore anche il suo avvocato. Chissà se i due casi sono collegati. È quello che tenterà di scoprire Riccardo, inviato come un giornalista d’assalto da Dora, direttrice di TuttoGiallo con cui lui ha avuto una piccola storia, in virtù della sua vecchia conoscenza con Giulia e la sua famiglia. Il ragazzo combinerà qualche pasticcio, ma si avvicinerà molto alla soluzione.

Ho comprato questo romanzo i primi di giugno quando l’autore è venuto a presentarlo nella libreria vicino casa mia, quella che frequento soprattutto quando ci sono incontri interessanti. Quindi, ça va sans dire, me lo son fatto pure autografare e ho avuto la possibilità di conoscere questo editore/scrittore che per me era semplicemente uno dei miei contatti di Facebook. A parlarci di questo romanzo è venuto anche un relatore d’eccezione, Gian Mauro Costa, che qualcuno di voi conoscerà soprattutto per le avventure del suo Enzo Baiamonte targate Sellerio. Ma non divaghiamo, era solo per dirvi che con un personaggio così che faceva da apripista si è passato un bel pomeriggio.

Vi confesso che il protagonista mi è piaciuto molto, l’ho trovato simpatico e ben caratterizzato. Lui pensa alla Roma, alle recensioni di libri gialli e non disdegna un’occhiata alle gambe di una bella ragazza. Vive nella casa che gli ha lasciato suo padre insieme a Sandro, appassionato di Proust, e Rachele, una dominatrice per passione che spesso e volentieri se ne va in camera sua a sottomettere qualcuno che per questa cosa la paga anche. Ha uno zio che gli copre le spalle e ogni tanto gli dà soldi per aiutarlo dopo che ha perso il padre: è il simpaticissimo Italone, che chiude tutte le sue telefonate e i suoi messaggi con “nun fa’ cazzate” e che non vuole essere disturbato nemmeno quando sta guardando la partita più inutile del campionato del mondo.
Ma la storia è molto particolare, perché a tenere le redini di tutto è una persona che ha sempre e comunque il coltello dalla parte del manico. Non posso dirvi troppo, se no praticamente vi rovino la lettura di questo thriller molto carino, ma sappiate che solo all’ultimo capirete le ragioni di un titolo come L’esatto contrario. Io ho una fissa per i titoli, sin dall’inizio non faccio altro che chiedermi perché un autore abbia scelto proprio quelle parole per dare un nome alla sua creatura, e qui ho dovuto aspettare le ultime pagine per rendermi conto che spesso niente è come sembra e che le apparenze ingannano. Riccardo scoprirà solo in parte il lato oscuro di Giulia, di quella che tutti pensavano fosse una ragazza acqua e sapone ma che, invece, frequentava gente strana. Chissà se verrà tutto a galla! Fatto sta che io un seguito ce lo vedrei proprio bene.

Mi dispiace dire che ho dovuto togliere quasi una stellina al mio giudizio perché c’erano alcuni refusi nel libro che mi hanno disturbato la lettura. Rizzoli, icché ttu fai? Comunque mi sono divertita con questo libro leggero per un paio di giorni, perché l’ho proprio divorato. Se siete amanti del genere sono sicura che vi piacerà!
A questo punto, dato che l’esordio di Perrone autore non è stato affatto male, vediamo se questo “nuovo” autore sfornerà qualcos’altro.

Titolo: L’esatto contrario
Autore: Giulio Perrone
Genere: Romanzo giallo
Anno di pubblicazione: marzo 2015
Pagine: 227
Prezzo: 18,50 €
Editore: Rizzoli
Giudizio personale: spienaspienaspienasmezzasvuota


Giulio Perrone

vive a Roma, dove nel 2005 ha fondato la casa editrice che porta il suo nome. Insegna Organizzazione e gestione delle imprese culturali presso la facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma.

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Il 27 luglio 1913 nasceva Vittorio Sereni

Mille Miglia
Per fare il bacio che oggi era nell’aria
quelli non bastano di tutta una vita.
[…]
Folta di nuvole chiare
viene una bella sera e mi bacia
avvinta a me con fresco di colline.

Ma nulla senza amore è l’aria pura
l’amore è nulla senza la gioventù.

[Da “Gli strumenti umani”]

Vittorio Sereni (Luino, 27 luglio 1913 – Milano, 10 febbraio 1983), poeta e scrittore italiano.

“A un cerbiatto somiglia il mio amore” di David Grossman

La giovane commessa del negozio di abbigliamento
lo aveva osservato mentre si provava una camicia ed era arrossita.
Orah aveva pensato, orgogliosa:
A un cerbiatto somiglia il mio amore*
.

IMG_20150706_160305Coi romanzi di Grossman io ci vado molto cauta, ne leggo un ogni tanto perché voglio avere la sicurezza di averne sempre uno che ancora non ho letto. Sapere di averli letti tutti mi farebbe sentire smarrita, perché racconta storie di cui a volte si sente il bisogno. C’è chi dice che i suoi libri non siano semplici e scorrevoli, io posso dire che non ho mai avvertito tutta questa pesantezza e che, anzi, ho vissuto delle emozioni indimenticabili.

Oggi vi voglio parlare di A un cerbiatto assomiglia il mio amore, romanzo del 2008 di David Grossman, che secondo il mio modestissimo parere è uno dei più grandi scrittori di oggi. Siamo in Israele, protagonisti della storia sono Orah, Avram e Ilan che, sedicenni, si conoscono in ospedale, nel reparto di isolamento, durante la guerra dei sei giorni. Tra Orah e Avram si crea immediatamente un rapporto speciale ma, andando avanti col tempo, scopriamo che i tre, anche da adulti, sono rimasti molto legati e che addirittura i due ragazzi hanno fatto il servizio militare insieme e che a sposare Orah è stato Ilan. I due hanno avuto un figlio, Adam, ma Orah ha anche un figlio con Avram, Ofer, ed è proprio intorno a lui che gira tutta la storia. Il ragazzo si arruola per partecipare ad una campagna in Cisgiordania e la madre, terrorizzata dall’eventualità che possa arrivare qualcuno a comunicarle la notizia della morte del figlio in guerra, decide di fuggire in luoghi dove non ci sono telefoni, televisori e giornali portandosi dietro un Avram che non è più lo stesso ragazzo sognatore e pieno di vita di un tempo. Veniamo a sapere, infatti, che ha vissuto esperienze terribili quando è stato fatto prigioniero dai nemici, cose che lo hanno cambiato nel profondo e che lo hanno reso quasi un automa. Orah e Avram faranno una passeggiata lunga circa 800 pagine in cui lei racconterà a lui di quel figlio di cui non ha mai voluto sapere nulla e in cui verranno fuori verità troppo a lungo taciute.

Probabilmente Grossman, in alcuni punti, si dilunga nelle descrizioni dei paesaggi e della vegetazione, ma vi assicuro che questo libro è straziante. Questa è una di quelle storie che entrano dentro e non ti lasciano più. È narrata in terza persona ma si capisce che l’autore segue prevalentemente il punto di vista di Orah, una donna che vuole davvero ricomporre quello che nella sua anima gemella si è rotto. Avram, dopo quello che ha patito, sembra aver deciso consapevolmente di staccarsi dalla vita, di limitarsi a vederla da fuori senza parteciparvi attivamente; per questo motivo non ha mai voluto conoscere suo figlio Ofer, per lui sarebbe stato troppo importante, mentre invece vuole sopravvivere, ma non vivere. Credo che il personaggio di Avram sia meraviglioso, che dentro di lui ci sia quel ragazzino sensibile, vivace e dolce che era tanto tempo prima, ma che queste qualità siano state messe in una scatola di ferro resistente a (quasi) ogni tentativo di scasso. Ma il racconto di Orah lo aiuterà molto a capire che vale la pena vivere, che lì fuori c’è un figlio, che nonostante sia in pericolo, vale la pena di conoscere.

Ho letto altre recensioni di A un cerbiatto somiglia il mio amore e ho visto che molte persone si sono annoiate, ma soprattutto che si sono lamentate del finale enigmatico (“mi devo sorbire quasi 800 pagine per non capire se è vivo o morto?”). Vediamo di fare chiarezza: in questo libro non credo che il finale sia la cosa più importante. Non sto facendo uno spoiler. Non è importante sapere se quando Orah e Avram saranno tornati Ofer sia a casa sano e salvo o sia morto in guerra. La cosa importante è che quel figlio nasca davvero nel cuore di suo padre, e che quel cuore riesca ad aprirsi alla vita e alle persone che lo amano una volta per tutte.

Questo romanzo è un capolavoro ed è scritto con una potenza narrativa che difficilmente ho rintracciato in altre letture, probabilmente perché molti dei sentimenti descritti sono stati realmente provati da David Grossman. Leggiamo nella paginetta finale delle note che l’autore ha iniziato a scriverlo nel 2003, poco prima che il suo figlio maggiore Yonatan tornasse dal servizio di leva e che il minore, Uri, partisse a sua volta. Scrivere questo libro probabilmente gli faceva sentire di proteggere Uri, impegnato in guerra, come Orah, parlando di Ofer sentiva di preservarlo da una brutta fine. Ma nel 2006 Uri resta ucciso nelle ultime ore della seconda guerra del Libano. Dopo il lutto, il libro andava concluso, ma questa volta David Grossman sapeva esattamente di che cosa stava parlando, non stava semplicemente scrivendo una storia inventata.

Consiglio questo romanzo a tutte quelle persone che hanno voglia di provare emozioni forti e che non si spaventano di affrontare così tante pagine. Ve lo consiglio davvero, perché è un libro stupendo e non basterebbero 5 stelline per valutarlo.
Buona lettura!

Titolo: A un cerbiatto somiglia il mio amore
Autore: David Grossman
Traduzione:
 Alessandra Shomroni
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2008
Pagine: 781
Prezzo: 12 €
Editore: Mondadori – Oscar

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena


*Cantico dei cantici, 2,9. Ofer, in ebraico, significa “cerbiatto”.

Il 20 luglio del 1304 nasceva Francesco Petrarca

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond’io nudriva ‘l core
in sul mio primo giovenile errore
quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono,
del vario stile in ch’io piango et ragiono
fra le vane speranze e ‘l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.

(Incipit del Canzoniere)

Francesco Petrarca (Arezzo, 20 luglio 1304 – Arquà, 18/19 luglio 1374), scrittore, poeta, considerato, per «chiarezza», «splendore dello stile» e «misura ne’ sentimenti», il primo «artista» italiano.

“La ragazza del treno” di Paula Hawkins

C_4_articolo_2118361_upiImageppRachel è una donna di circa trent’anni, divorziata, senza un lavoro e schiava dell’alcool. Abita a casa di un’amica che la ospita perché lei non può permettersi di pagare un affitto o un motel. Il marito Tom l’ha lasciata qualche anno prima e si è messo con Anna, da cui ha anche avuto una figlia, Evie, ma Rachel non riesce a lasciarlo andare e spesso, quando è ubriaca, gli fa strane telefonate o gli manda messaggi di cui poi non ricorda nulla. Lui le ha sempre detto che la colpa è stata sua, che lei si è lasciata andare troppo e non poteva più aiutarla. Così di nascosto riceveva attenzioni da un’altra.
Rachel non dice alla sua amica di essere disoccupata, fa finta di andare tutti i giorni a lavorare e prende il treno. Durante le fermate le piace guardare le case della gente che abita vicino alle stazioni e immaginare le vite delle persone. Un giorno, però, la ragazza che lei, sognatrice, aveva ribattezzato Jess (ma che in realtà si chiama Megan) sparisce e dopo un po’ viene trovata morta. Rachel si mette un po’ in mezzo perché, pur non conoscendo Megan, è convinta di poter essere d’aiuto, di aver visto qualcosa, e tra i fumi dell’alcool sarà proprio lei ad avere la soluzione del mistero.

La ragazza del treno è un romanzo di Paula Hawkins uscito il mese scorso per Edizioni Piemme. È un thriller molto particolare che, nonostante io non sia una grande amante del genere, mi è piaciuto abbastanza. Mi ha affascinato soprattutto l’espediente di creare un personaggio non lucido, una donna che non sa mai se quello che ha visto sia reale o solo un ricordo falsato, una persona che tutti gli altri cercano di manipolare a loro vantaggio giocando sul fatto che lei non è in grado di esserci sempre con la testa. Rachel si è data all’alcool prima di divorziare da Tom, quando tentava di rimanere incinta senza mai avere successo, e non aveva neanche i soldi per tentare approcci scientifici e mirati. Poi non ne è più uscita, e gli altri la trattano quasi con compassione.

La storia è narrata quasi sotto forma di diario da tre persone, quelle che più hanno da dire: Rachel, Megan e Anna. In questo modo seguiamo anche gli ultimi spostamenti di Megan prima della sua scomparsa e scopriamo pure che le vite delle tre donne non erano poi così separate, ci sono dei personaggi con cui tutte e tre hanno avuto a che fare. Basta cogliere gli indizi che la Hawkins sparge qua e là per risolvere il caso.
Confesso di averci messo un po’ ad entrare nella storia, l’inizio è stato un po’ noiosetto, ma quando ho capito il meccanismo sono andata avanti come un treno, per restare in tema. L’ho letto in tre giorni, nell’ultimo specialmente non riuscivo a staccarmi dalle pagine, perché la storia è tutto un crescendo di emozioni: prima l’autrice ci fa tutte le premesse del caso, ci dà le indicazioni per andare avanti, e alla fine “dobbiamo” per forza mettere tutto insieme per capire che cosa sia successo in realtà e perché certe persone abbiano tutto questo interesse a prendersi gioco di Rachel e liquidarla solo come un’alcolizzata.

Consiglio La ragazza del treno soprattutto come lettura estiva, sotto l’ombrellone, perché è un ottimo passatempo e la storia è interessante. Ma Piemme coi thriller ci sa fare, quindi vi potete fidare.
Buona lettura!

Titolo: La ragazza del treno
Autore: Paula Hawkins
Traduzione:
 Barbara Porteri
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 giugno 2015
Pagine: 378
Prezzo: 19,50 €
Editore: Piemme

Giudizio personale: spienaspienaspienasmezzasvuota

“Un’opera di bene” di Gianfranco Martana

Copertina-ebook-Opera-di-bene-Gianfranco-Martana600x800-225x300Vi ricordate di Ellera edizioni? Ne abbiamo parlato ben due volte, in occasione della prima e della seconda uscita della collana Letteratura Italiana Sommersa che raccoglie testi di autori emergenti: La scomparsa di Massimiliano Arlt e La mia musica nel silenzio. Il terzo romanzo di questa collana è Un’opera di bene di Gianfranco Martana, uscito alla fine di giugno, e come per le altre due uscite mi fa davvero tantissimo piacere farvelo conoscere.

Diego Venturini è un famoso scrittore salernitano che però non ama avere contatti col mondo, l’unica eccezione è il nipote venticinquenne Alfredo (figlio di suo figlio Ignazio, morto suicida qualche anno prima) che va a trovarlo la domenica per aiutarlo in certe faccende. Un giorno si presenta a casa sua Teresa Esposito, una donna disperata che gli racconta di aver perso da poco tempo suo figlio Lorenzo di dieci anni in un incidente stradale e gli chiede di scrivere un racconto in suo onore. Diego la manda via in malo modo, ma poi, convinto da Alfredo, la cerca e stringe un patto con lei, perché non lavora mica gratis: ogni ora di lavoro di Diego corrisponderà a due ore di lavori domestici svolti da Teresa. Ma le cose non vanno come dovrebbero, perché le informazioni che la donna raccoglie dagli amichetti del bambino sono molto strane e lei stessa è sfuggente. Verranno a galla moltissimi segreti e verità taciute anche nella famiglia Venturini, e i risvolti della vicenda saranno inevitabilmente drammatici.

Avevo letto la scheda che lo definiva un noir e ci ho messo un po’ a capire perché, dato che per buona parte del libro non succede quasi nulla che faccia pensare ad omicidi o reati, ma alla fine ecco la rivelazione. Il problema, come spesso accade nella vita, è sempre lo stesso: essere troppo impulsivi, fidarsi della prima cosa che ci viene detta, anche se da un estraneo, e fare un due più due che non sta in piedi e che ci porta a conclusioni che solo apparentemente sono corrette. Senza considerare l’ansia e la rabbia che ci fanno perdere il lume della ragione. È proprio questo che succede ad Alfredo in Un’opera di bene. Al ragazzo hanno sempre detto che il padre si è impiccato perché Diego era stato un genitore opprimente e non lo aveva lasciato libero di coltivare e concretizzare le sue passioni facendolo iscrivere ad economia e tarpandogli le ali. Per questo motivo Alfredo ha sempre provato nei confronti del nonno un affetto freddo, quasi aspettasse un buon motivo per fargli pagare il fatto di avergli tolto un padre. Ma la verità non è mai in superficie, bisogna scavare più a fondo per scoprirla, non fermarsi alle apparenze.

Ho trovato il modo di scrivere di Gianfranco Martana estremamente piacevole, leggero ma non banale. Non si perde mai in discussioni inutili, ma si limita a fornirci elementi importanti ai fini della storia. Anche i personaggi risultano ben caratterizzati, soprattutto quello di Diego (che mi è piaciuto tanto), un vecchietto un po’ orso, che sotto sotto ha un grande cuore ma non lo dimostra perché è passato attraverso tantissime brutte situazioni, molte delle quali non sono mai state raccontate al nipote. Come si spiegherebbe, infatti, il grande affetto di Matilde (la madre di Alfredo, nuora di Diego) nei suo confronti che stride così tanto con il comportamento di suo figlio verso il nonno? Ma questo lo scoprirete leggendo.
Anche il finale è interessante, c’è una rivelazione particolarmente importante che ha fatto sì che questo libro mi lasciasse tanta tristezza dentro. Non posso dire troppo perché rischierei di rovinarvi la lettura, ma dirò solamente che alla fine arriva il colpo di grazia: quando la situazione è già terribile e drammatica, sembra quasi che tutte le cose brutte siano accadute per una menzogna, una delle due importanti bugie su cui è basata tutta la storia, il che rende ancora più tragica la vicenda. Ma a me i drammi piacciono, quindi ho trovato pane per i miei denti.

Che dire? Ellera non pubblica di continuo, ma quando lo fa, lo fa col botto. Questo romanzo mi è piaciuto tantissimo, anche perché la scrittura è al centro della trama. Complimenti a Martana e ad Ellera che ce lo ha fatto conoscere!

Titolo: Un’opera di bene
Autore: Gianfranco Martana
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: giugno 2015
Pagine: 221 (formato mobi e epub)
Prezzo: 4,99 €
Editore: Ellera Edizioni – Collana “Letteratura italiana Sommersa”
Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena


Gianfranco Martana è nato a Napoli e ha vissuto a Salerno prima di trasferirsi a Brighton, dove insegna italiano. Ha conseguito un dottorato in Italianistica con una tesi su Letteratura e Cinema, una sua sceneggiatura ha ricevuto una menzione al Premio Solinas e ha scritto, prodotto e girato un cortometraggio con Alessandro Haber selezionato in numerosi festival italiani ed europei. Alcuni suoi racconti sono presenti in raccolte, riviste e ebook di diversi editori. Il suo racconto Come Quando Fuori Piove ha vinto la prima edizione del premio “Il Giardino di Babuk”.

Concorso letterario “Racconta gli animali”

Avete mai provato a scrivere qualcosa? Qualcuno di voi ama inventare storie? Io personalmente non l’ho mai fatto perché non ho abbastanza creatività, anche se confesso che mi piacerebbe molto.

Oggi vi voglio parlare di un concorso curato dalla scrittrice e blogger Eleonora Della Gatta di cui mi è arrivata la comunicazione qualche giorno fa: “Racconta gli animali“, indetto dalla casa editrice Historica e sponsorizzato dal sito Cultora.it.

Se volete partecipare non dovete fare altro che scrivere un racconto sugli animali e inviarlo in formato Word all’indirizzo indicato nel comunicato esteso entro l’1 ottobre 2015. L’elaborato deve essere di massimo 8 cartelle dattiloscritte e i racconti vincitori verranno pubblicati a spese di Historica edizioni in un’antologia che verrà presentata a Roma il prossimo dicembre alla manifestazione “Più libri più liberi“.

QUI trovate il comunicato e QUI il link dell’evento su Facebook.

Forza! Chi vuole provarci?