“A un cerbiatto somiglia il mio amore” di David Grossman

La giovane commessa del negozio di abbigliamento
lo aveva osservato mentre si provava una camicia ed era arrossita.
Orah aveva pensato, orgogliosa:
A un cerbiatto somiglia il mio amore*
.

IMG_20150706_160305Coi romanzi di Grossman io ci vado molto cauta, ne leggo un ogni tanto perché voglio avere la sicurezza di averne sempre uno che ancora non ho letto. Sapere di averli letti tutti mi farebbe sentire smarrita, perché racconta storie di cui a volte si sente il bisogno. C’è chi dice che i suoi libri non siano semplici e scorrevoli, io posso dire che non ho mai avvertito tutta questa pesantezza e che, anzi, ho vissuto delle emozioni indimenticabili.

Oggi vi voglio parlare di A un cerbiatto assomiglia il mio amore, romanzo del 2008 di David Grossman, che secondo il mio modestissimo parere è uno dei più grandi scrittori di oggi. Siamo in Israele, protagonisti della storia sono Orah, Avram e Ilan che, sedicenni, si conoscono in ospedale, nel reparto di isolamento, durante la guerra dei sei giorni. Tra Orah e Avram si crea immediatamente un rapporto speciale ma, andando avanti col tempo, scopriamo che i tre, anche da adulti, sono rimasti molto legati e che addirittura i due ragazzi hanno fatto il servizio militare insieme e che a sposare Orah è stato Ilan. I due hanno avuto un figlio, Adam, ma Orah ha anche un figlio con Avram, Ofer, ed è proprio intorno a lui che gira tutta la storia. Il ragazzo si arruola per partecipare ad una campagna in Cisgiordania e la madre, terrorizzata dall’eventualità che possa arrivare qualcuno a comunicarle la notizia della morte del figlio in guerra, decide di fuggire in luoghi dove non ci sono telefoni, televisori e giornali portandosi dietro un Avram che non è più lo stesso ragazzo sognatore e pieno di vita di un tempo. Veniamo a sapere, infatti, che ha vissuto esperienze terribili quando è stato fatto prigioniero dai nemici, cose che lo hanno cambiato nel profondo e che lo hanno reso quasi un automa. Orah e Avram faranno una passeggiata lunga circa 800 pagine in cui lei racconterà a lui di quel figlio di cui non ha mai voluto sapere nulla e in cui verranno fuori verità troppo a lungo taciute.

Probabilmente Grossman, in alcuni punti, si dilunga nelle descrizioni dei paesaggi e della vegetazione, ma vi assicuro che questo libro è straziante. Questa è una di quelle storie che entrano dentro e non ti lasciano più. È narrata in terza persona ma si capisce che l’autore segue prevalentemente il punto di vista di Orah, una donna che vuole davvero ricomporre quello che nella sua anima gemella si è rotto. Avram, dopo quello che ha patito, sembra aver deciso consapevolmente di staccarsi dalla vita, di limitarsi a vederla da fuori senza parteciparvi attivamente; per questo motivo non ha mai voluto conoscere suo figlio Ofer, per lui sarebbe stato troppo importante, mentre invece vuole sopravvivere, ma non vivere. Credo che il personaggio di Avram sia meraviglioso, che dentro di lui ci sia quel ragazzino sensibile, vivace e dolce che era tanto tempo prima, ma che queste qualità siano state messe in una scatola di ferro resistente a (quasi) ogni tentativo di scasso. Ma il racconto di Orah lo aiuterà molto a capire che vale la pena vivere, che lì fuori c’è un figlio, che nonostante sia in pericolo, vale la pena di conoscere.

Ho letto altre recensioni di A un cerbiatto somiglia il mio amore e ho visto che molte persone si sono annoiate, ma soprattutto che si sono lamentate del finale enigmatico (“mi devo sorbire quasi 800 pagine per non capire se è vivo o morto?”). Vediamo di fare chiarezza: in questo libro non credo che il finale sia la cosa più importante. Non sto facendo uno spoiler. Non è importante sapere se quando Orah e Avram saranno tornati Ofer sia a casa sano e salvo o sia morto in guerra. La cosa importante è che quel figlio nasca davvero nel cuore di suo padre, e che quel cuore riesca ad aprirsi alla vita e alle persone che lo amano una volta per tutte.

Questo romanzo è un capolavoro ed è scritto con una potenza narrativa che difficilmente ho rintracciato in altre letture, probabilmente perché molti dei sentimenti descritti sono stati realmente provati da David Grossman. Leggiamo nella paginetta finale delle note che l’autore ha iniziato a scriverlo nel 2003, poco prima che il suo figlio maggiore Yonatan tornasse dal servizio di leva e che il minore, Uri, partisse a sua volta. Scrivere questo libro probabilmente gli faceva sentire di proteggere Uri, impegnato in guerra, come Orah, parlando di Ofer sentiva di preservarlo da una brutta fine. Ma nel 2006 Uri resta ucciso nelle ultime ore della seconda guerra del Libano. Dopo il lutto, il libro andava concluso, ma questa volta David Grossman sapeva esattamente di che cosa stava parlando, non stava semplicemente scrivendo una storia inventata.

Consiglio questo romanzo a tutte quelle persone che hanno voglia di provare emozioni forti e che non si spaventano di affrontare così tante pagine. Ve lo consiglio davvero, perché è un libro stupendo e non basterebbero 5 stelline per valutarlo.
Buona lettura!

Titolo: A un cerbiatto somiglia il mio amore
Autore: David Grossman
Traduzione:
 Alessandra Shomroni
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2008
Pagine: 781
Prezzo: 12 €
Editore: Mondadori – Oscar

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena


*Cantico dei cantici, 2,9. Ofer, in ebraico, significa “cerbiatto”.

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7 pensieri su ““A un cerbiatto somiglia il mio amore” di David Grossman

  1. rodixidor ha detto:

    Rieccolo, da un po’ non leggevo di Grossman in rete, e pure c’è stato un periodo in cui lo trovavi citato dovunque. Non ho mai letto Grossman e non so bene per quale è il motivo, forse perché me ne hanno parlato troppo, ma prima o poi dovrò leggere qualcosa.. Specialmente le amiche me ne parlano molto, al punto tale che una volta mi ero convinto che le donne possono essere divise in due categorie: quelle che amano Grossman e quelle che lo odiano, senza possibilità di altra alternativa. E dalla tua appassionata recensione so in quale gruppo vai a collocarti. 🙂

    • Valentina ha detto:

      Sì, in effetti c’è stato un momento in cui se ne parlava moltissimo ed era proprio questo che mi spingeva a non leggerlo. Appena non ne hanno parlato più ho cominciato. Poi è vero che è più letto dalle donne, probabilmente perché parla di cose a cui una donna può essere più sensibile, ma non per questo è uno scrittore femminile che dice cose banali. Questo libro credo sia un vero e proprio capolavoro, anche perché in parte è frutto di un’esperienza personale dell’autore.
      Io sono tra quelli che lo amano, a parte un suo libro che non mi è piaciuto: “Col corpo capisco”.

      • rodixidor ha detto:

        Le tue recensioni sanno essere obiettive al di là del coinvolgimento personale. Anche io ho il tuo stesso atteggiamento verso i “best seller”, forse è venuto anche per me il momento giusto per leggere Grossman. Buona giornata 🙂

  2. marisamoles ha detto:

    Complimenti Valentina. Dalla tua splendida recensione traspare il tuo amore – si può dir così?- per l’autore e in particolare per questo libro. Un romanzo che, tuttavia, non leggerei, almeno in questo momento. Ho bisogno di un po’ di leggerezza e da quanto ho capito, questo non è un romanzo con tale caratteristica.
    Buona giornata. Un abbraccio.

    • Valentina ha detto:

      Grazie, Marisa!
      Sì, Grossman è uno degli autori che preferisco, perché credo abbia un modo di arrivare al cuore della gente che è molto raro da trovare in altri libri. Soprattutto, spesso si affida al non detto, lasciando che siamo noi lettori a capire quello che in realtà ci vuole dire.
      Non è affatto un romanzo leggero, quindi ci vuole volontà e soprattutto bisogna beccare il momento giusto. Personalmente amo i romanzi pesanti e in estate mi lascio andare molto più facilmente.
      Un bacione!

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