“Odore di chiuso” di Marco Malvaldi

11012431_1648227348724185_4819547067985941101_nQuando non sai cosa leggere, prendi un libro di Marco Malvaldi e goditelo per bene. Questo è quello che faccio in quei casi in cui davvero non so che pesci pigliare perché sono troppo indecisa. Stavolta mi è capitato tra le mani Odore di chiuso, un giallo, divertentissimo come al solito, del 2011 nella classica veste blu Sellerio. Questo l’ho preso un paio d’anni fa, quando ho deciso che dovevo recuperare tutti i romanzi non letti di questo autore e mi son fatta fare un bel pacchetto con quelli che mi mancavano.

Diversamente dalle altre storie del chimico/scrittore pisano, questa è ambientata alla fine dell’Ottocento e vede come protagonista Pellegrino Artusi, un signore grande, grosso e baffuto che – magari qualcuno di voi lo sa già – è realmente esistito, e fu uno scrittore, gastronomo e critico letterario italiano, famoso per aver scritto La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene. L’Artusi viene invitato nella maremma toscana dal barone Romualdo Bonaiuti, nel suo castello, perché il nobile avrebbe una certa idea di rendere la sua dimora un albergo, per guadagnare qualcosa, dato che ha qualche problemino. Ma poco dopo il suo arrivo, succede il pasticcio: il maggiordomo Teodoro viene trovato morto avvelenato in una stanza chiusa dall’interno e subito dopo il barone viene ferito da una schioppettata. Che sta succedendo? È quello che cercheranno di scoprire il delegato di polizia e il signor Artusi con l’aiuto di altri simpatici personaggi come l’intelligente Cecilia, figlia del barone, la baronessa (nonna) Speranza e lo pseudofotografo Ciceri.

L’autore qui usa un linguaggio un po’ antiquato per rimanere fedele all’ambientazione, ma spesso interviene il Malvaldi degli anni 2000 a chiamare le cose con il proprio nome (ci siamo capiti, no?) e ad alleggerire il tutto. Mi sono divertita tantissimo con i protagonisti, quelli più perspicaci e quelli meno intelligenti, come ad esempio il povero Gaddo, figlio del barone, appassionato di poesia, che un giorno in una stradina crede di incontrare il sommo Giosuè Carducci che di punto in bianco si mette a fare pipì, dando vita ad un improbabile dialogo:

– Ma cosa diavolo state facendo? – disse con voce tremante di rabbia e di sorpresa.
Per nulla turbato, il poeta cominciò:

Non vedi, caro, che stai disturbando?
Su un portone, tranquillo, sto pisciando.
Io piscio dove mi pare e quando voglio,
piscio sopra l’aiuola e sullo scoglio.
Piscio sulla moneta, e sopra il foglio,
piscio sul Vaticano e in Campidoglio;
e se continui a rompermi i coglioni,
piscio sul muso a te, e anche ai tu’ padroni.

La cosa che mi ha molto colpito è il modo in cui Malvaldi fa risolvere il mistero ai suoi personaggi. Pellegrino Artusi s’è portato dietro un libro di Sherlock Holmes (che non viene mai nominato, ma si capisce chiaramente di chi si parla) e questo serve quasi da ispirazione. Tra una conversazione e l’altra il gastronomo cita al delegato una frase che gli è rimasta impressa nella mente, un principio basilare del grande investigatore: “Eliminate l’impossibile. Quello che resta, per quanto improbabile, dev’essere per forza la verità”.
Detto questo, se state cercando qualcosa di divertente da leggere sotto l’ombrellone, eccovelo servito!

Titolo: Odore di chiuso
Autore: Marco Malvaldi
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2011
Pagine: 198
Prezzo: 13 €
Editore: Sellerio
Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

Annunci

3 pensieri su ““Odore di chiuso” di Marco Malvaldi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...