“Lacci” di Domenico Starnone

– Lacci di che tipo -, gli chiedo.
– Lacci per le scarpe. Mentre stavamo mangiando,
gli hai domandato se il mio modo di
allacciarmele l’avevo copiato da lui.

Una delle varie identità che vengono ipoteticamente attribuite ad Elena Ferrante è quella di Domenico Starnone, quindi, non avendo mai letto nulla di questo autore, giusto per informarmi ho letto Lacci, un suo romanzo del 2014 edito da Einaudi che affronta un argomento delicato e allo stesso tempo che può riguardare tutti.

Aldo e Vanda si sono sposati giovani e hanno avuto due figli, Sandro e Anna. Aldo, però, poco più che trentenne, conosce all’università in cui lavora una ragazza giovane, bella e spensierata, Lidia, con cui instaura una relazione sentimentale. Lo comunica alla moglie a cose fatte, quando ha già capito di essersi innamorato e addirittura lascia la sua famiglia per andare a vivere con la sua amante, benestante e per niente impegnativa. Lidia rappresenta per lui una fuga da una vita programmata troppo presto. Ma Vanda non fa altro che rinfacciargli di essersi sottratto alle sue responsabilità, soprattutto nei confronti dei figli che ormai, abitando addirittura in un’altra città, non vede quasi mai.

Lacci è diviso in più parti. La prima è rappresentata da una lunga lettera di Vanda ad Aldo, che si apre con «Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie». La donna non dà mai la colpa a Lidia per averle portato via il marito, ma sottolinea con rabbia tutti i suoi sbagli e il fatto di essere un perfetto irresponsabile. La seconda è narrata in prima persona da Aldo stesso che, ormai anziano, in occasione di un furto in casa scoperto al rientro delle vacanze, fa ordine tra le sue cose e tra i suoi pensieri, trovando le lettere che la moglie gli aveva scritto tanti anni prima e ritornando indietro con la mente per analizzare (e raccontarci) quello che ha fatto da giovane. Scopriamo così che Vanda deve averlo riaccolto in casa circa quattro anni dopo che lui è andato a vivere con Lidia, ma lo ha fatto per salvare le apparenze, l’onore o il matrimonio?
La terza parte, infine, è un lungo dialogo tra Sandro e Anna, i figli ormai grandi. Se lui è più pacato e – nonostante sappia molte cose che i genitori credevano fossero segreti – cerca di non creare questioni con la famiglia per quieto vivere, Anna, invece, è una ribelle, una donna arrabbiata sia col padre che con la madre per il male che entrambi, forse inconsapevolmente, le hanno fatto. Si trovano insieme nella casa di famiglia perché i genitori hanno chiesto loro di prendersi cura a turno del gatto mentre sono in vacanza.

Lacci è la storia di due persone che si legano troppo presto (forse non per l’epoca, ma per due caratteri di quel tipo) e che, anche se invecchiano insieme, lo fanno su due strade parallele: non s’incontrano mai, si guardano con diffidenza da lontano. È per questo motivo che Aldo s’innamora di un’altra, Vanda sarà una buona moglie e una buona madre, ma non è la sua compagna di vita. Ma alla “pesantezza” di Vanda fa da contrappeso la “pesante inconsistenza” del carattere di Aldo, un uomo che si risente perfino del fatto che la moglie si arrabbi perché se n’è andato con un’altra. Come dire: Vanda, ok, io mi sono innamorato di Lidia, sono andato a vivere con lei, ho lasciato te e i nostri bambini, ma c’è bisogno di farla tanto lunga? Ecco, un personaggio così, personalmente, suscita rabbia, e neanche poca.
I lacci di cui si parla nel libro sono «lacci invisibili che legano le persone le une alle altre», quelli familiari, coniugali, che «tengono in vita un matrimonio anche dopo l’amore», dopo che il marito torna a casa e si cerca di riprendere la vita da dove la si era interrotta un po’ di tempo prima.

Se devo essere onesta, Lacci mi ha lasciato molto perplessa, non mi è piaciuto. Credo che non scavi molto a fondo, che manchi di quella forza espressiva che ti fa appassionare ad una storia. È vero che fa detestare praticamente tutti i personaggi, ma non credo basti, perché la storia di fondo è semplice, ma quello che manca fa sì che resti una storia come tante, senza nulla di particolarmente esaltante.

Titolo: Lacci
Autore: Domenico Starnone
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2014
Pagine: 133
Prezzo: 17,50 €
Editore: Einaudi

Giudizio personale: spienaspienasvuotasvuotasvuota

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2 pensieri su ““Lacci” di Domenico Starnone

  1. marisamoles ha detto:

    Di Starnone ho letto solo “Ex cattedra”, racconti di scuola da cui è stata tratta, fra l’altro, la fiction con la Littizzetto. Non mi sono piaciuti né il libro né la fiction. Avendo letto la Ferrante onestamente non trovo fra i due affinità di stile. Questo libro mi attira, specialmente per la storia narrata. Non fatico a credere che a te non sia piaciuto… Non ti sei ancora sposata! 🙂

    Complimenti per il nuovo (almeno per me… come avrai capito sono poco presente negli ultimi tempi) look del blog, mi piace molto.
    Buon weekend end, cara Valentina. Un abbraccio.

    • Valentina ha detto:

      Ciao, ti ringrazio!
      Sai, non sono abituata a giudicare un libro in base alla mia esperienza diretta. Infatti quello che critico non è il tema, anzi l’autore è molto bravo a renderci i personaggi antipatici e a sottolineare le colpe di entrambi, colpe che riesco a comprendere.
      Quello che critico è il non scavare abbastanza nel loro animo, il restare troppo in superficie, la mancanza di intensità.

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