“Memoria delle mie puttane tristi” di Gabriel García Márquez

Quella notte scoprii il piacere inverosimile
di contemplare il corpo di una donna addormentata
senza le urgenze del desiderio o gli intralci del pudore.

 

12109940_10206906524693037_7533081566726241760_oHo concluso due giorni fa un librone di circa 1200 pagine, ma non ne parlerò adesso perché ho bisogno di pensarci ancora su, è troppo complicato da gestire, anche perché credo di non essermene ancora fatta un’idea precisa. Nel frattempo, per disintossicarmi, ho letto un libro molto più piccolo ma non per questo stupido: Memoria delle mie puttane tristi di Gabriel García Márquez, che avevo in lista da molto tempo.

Confesso di non essere una grande amante di questo autore, anzi, non amo molto tutto ciò non è perfettamente reale (se avete letto Cent’anni di solitudine, saprete di cosa parlo: gente che invecchia fino a cento e passa anni o che sale al cielo e non torna più). Ma questo libro, molto breve, mi ha conquistata. È la storia di un giornalista e critico musicale che alla soglia dei novant’anni decide di regalarsi “una notte d’amore folle con un’adolescente vergine”, quindi si rivolge ad una tenutaria di una casa d’incontri che conosceva da tempo perché gliene trovi una. E la donna, Rosa, in effetti, trova una ragazzina che è così spaventata all’idea di perdere la verginità che deve essere sedata. L’uomo la trova lì nuda e addormentata sul letto, ma non ha il coraggio di svegliarla e, anzi, scopre che forse è più bello ammirare la sua bellezza che sfruttarla per il proprio piacere. Da quel momento il giornalista scopre l’amore, capisce che c’è qualcosa al di là del rapporto fisico, lui che ha sempre pagato le donne con cui è stato.
La ragazzina, soprannominata da lui Delgadina, gli fa un effetto positivo: gli permette di capire che nella sua vita ha perso tempo e sprecato la sua gioventù, che invece di cercare l’amore si è dato a donne che gli offrivano il loro corpo solamente per soldi. Da quel momento decide di ritrovare se stesso e vivere gli anni che gli restano come non ha fatto quando poteva, ovvero nella serenità.

Questo breve romanzo, narrato in prima persona dal protagonista, quasi come se fosse un diario, è ispirato – come è possibile evincere dalla frase che Márquez inserisce in epigrafe – ad un libro molto famoso di Yasunari Kawabata (premio Nobel per la letteratura 1968), La casa delle belle addormentate, incentrato sulla repressione del desiderio, in quanto racconta di uomini che frequentano una casa d’appuntamenti e giacciono con delle vergini addormentate senza poter copulare con loro, solo per il piacere di contemplarle.

Scherzi di cattivo gusto non bisogna farne; non sta bene neppure infilare le dita nella bocca delle ragazze che dormono.

(Incipit del romanzo di Kawabata, inserito in epigrafe in Memoria delle mie puttane tristi)

Non è solo la storia di un uomo che scopre l’esistenza dell’amore e che capisce che il non averlo mai provato lo ha segnato, ma è anche la rappresentazione dello scontro tra due forze opposte: quella del sentimento, mai conosciuto e per questo ora così potente, e quella del tempo che scorre, della decadenza e dell’avvizzimento dell’essere umano che ha ormai pochi anni a disposizione e vuole viverli andando nella direzione giusta. Il protagonista capisce da solo ciò che realmente vuole, ma la conferma gli arriva dalle parole di una donna che non vedeva da tempo, una ex prostituta che poi si è sposata con un cinese cambiando completamente genere di vita:

Non morire senza aver mai provato la meraviglia di scopare con amore.

Il giornalista, arrivato a novant’anni, vuole rassegnare le dimissioni, si prepara quasi alla fine della sua vita, ma la scoperta dell’amore fa nascere in lui il desiderio di continuare a vivere e, anzi, di iniziare a vivere per davvero. Potremmo quasi dire che l’amore è vita, una vita che inizia nel momento in cui ci si lascia andare.
Memoria delle mie puttane tristi è un libro particolare, già a partire dal titolo irriverente. Affronta un tema intimo e lo fa con leggerezza e con uno stile delicato, ma stiamo parlando di un grande autore. E solo uno scrittore di questo calibro può riuscire a non farci percepire che si sta quasi cadendo nella pedofilia, perché Delgadina ha quattordici, quindici anni. Per questo motivo bisogna mettere da parte il moralismo e abbandonarsi alle parole dell’ultimo romanzo di Gabriel García Márquez.

Buona lettura!

Titolo: Memoria delle mie puttane tristi
Autore: Gabriel García Márquez
Traduzione:
 Angelo Morino
Genere:
 Romanzo breve
Anno di pubblicazione:
 2004 (questa edizione 2014)
Pagine: 118
Prezzo: 5 €
Editore: Mondadori

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

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6 pensieri su ““Memoria delle mie puttane tristi” di Gabriel García Márquez

  1. rodixidor ha detto:

    Io invece amo Marquez che sa colorare di fantastico i ricordi ed il reale. Ho letto questo libricino ed anche io l’ho trovato molto delicato, una specie di testamento amoroso ed irreverente, come Gabo sapeva fare 🙂

  2. amaranthinemess ha detto:

    Ho letto questo libro anni fa (penso almeno un 5-6 anni) e non ne ho completamente memoria, l’ho completamente rimosso .___.

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