“I Middlestein” di Jami Attenberg

Il cibo era fatto d’amore, e l’amore era fatto di cibo,
e se riusciva a fare smettere di piangere un bambino,
allora non c’era niente di sbagliato.

 

Qualche giorno fa mi sono lanciata nella lettura de I Middlestein di Jami Attenberg, un libro che nello scorso anno, proprio da quando è uscito, ha avuto un grandissimo successo. Come sapete, non amo seguire la massa, l’ho comprato poco tempo fa in offerta e me lo sono tenuto da parte in attesa del momento giusto per cominciarlo. E adesso che l’ho letto capisco bene perché sia piaciuto a tutti.

IMG_20151014_113927Edie Middlestein è un donna di origini ucraine che abita in America, una donna molto alta e molto grassa perché soffre di una grave dipendenza dal cibo. Ha un marito, Richard Middlestein, come lei sulla sessantina, e due figli già grandi, Robin e Benny, quest’ultimo sposato e con due figli prossimi alla maggiorità religiosa ebraica (sono tutti alle prese con i preparativi per la grande festa). Edie non è la classica pacioccona simpaticona, tutt’altro: è autoritaria, scontrosa, testarda. Sa bene che questo suo modo di vivere la sta pian piano uccidendo (ha subito vari interventi, compresi due stent nelle gambe per poter camminare), ma non fa nulla per sfuggire al destino cui va incontro. Il problema, però, non è che a poco a poco distrugge se stessa, quanto il fatto che sta portando a fondo con sé anche Richard. Il marito però non ce la fa, non è vecchio, ha ancora diversi anni da vivere e vuole viverli. Tutti i tentativi di far “guarire” Edie fatti dalla famiglia sono andati a vuoto (anche Rachelle, la moglie di Benny e nuora di Edie, sta provando ad aiutarla), e Richard non se la sente di mettere fine anche alla sua, di vita, quindi decide di farsi da parte, di chiedere il divorzio. E a quel punto sono i figli che devono prendere il controllo di tutto: Robin, simile alla madre nella sua scontrosità, e Benny, che preferisce lasciarsi scivolare le cose addosso e che conclude le sue giornate con uno spinello calmante.

I Middlestein sono ebrei e vivono nella loro comunità, una comunità che ufficialmente accetta questo divorzio ma che sotto sotto condanna Richard per aver abbandonato Edie, considerata nel momento nel bisogno in quanto malata e problematica. Lo condanna come fa anche Rachelle che addirittura lo vorrebbe escludere dalla vita dei suoi figli perché è un cattivo esempio per i ragazzi. È vero che Richard è, anch’egli, una persona particolare, che non è mai stata molto amorevole con i figli, che spesso crede che la migliore soluzione sia uno schiaffo ben assestato, ma cosa possono saperne gli altri di quello che sta provando? Non è solo un fatto di sesso, nonostante Richard abbia ancora molto da dare e ritrovarsi accanto continuamente una donna come Edie non lo soddisfi. Ma vuole vivere, vuole sentirsi amato, vuole avere il controllo una volta tanto, non vuole qualcuno che gli dia ordini e che lo faccia pentire per tutto ciò che fa. Non vuole più Edie.
Da un punto di vista attuale, comunque, i Middlestein sono una famiglia normale, se ne vedono tante così al giorno d’oggi. Infatti non è questo a renderlo un romanzo originale.

La storia è scandita dagli aumenti di peso di Edie, 70 chili, 80, 90, e così via, fino ai 160. E ogni capitolo è dedicato principalmente ad un personaggio di volta in volta diverso: uno è su Rachelle che organizza il b’nei mitzvah dei gemelli distratta dai problemi familiari, uno sul proprietario di un ristorante cinese che Edie frequenta spessissimo, un uomo che poi diventerà il suo fidanzato, e così via. Questi personaggi sono umani, come tutti noi hanno lati positivi e negativi, nessuno di loro può essere totalmente disprezzato o amato. Per questo motivo è molto semplice affezionarsi a loro.
La cosa più interessante del libro, secondo me, è lo stile della Attenberg, ironico, pungente e forte, con un grande uso di flashback e, soprattutto, di flashforward: l’autrice inserisce dei commenti a quello che – lei lo sa – succederà in futuro, qualcosa che è l’inevitabile conseguenza di ciò che è stato fatto prima. E questi brani sono pervasi dalla triste consapevolezza che le cose potevano andare solo in un certo modo, perché non è stato fatto nulla affinché la famiglia prendesse un’altra direzione. Come dire che adesso è troppo tardi.

I Middlestein è edito da La Giuntina, nata «nel 1980 quando Daniel Vogelmann decide di pubblicare La notte di Elie Wiesel che sarà il primo titolo della collana Schulim Vogelmann, dedicata da Daniel a suo padre, sopravvissuto ad Auschwitz. (…) La Giuntina è l’unica casa editrice europea specializzata in cultura ebraica che si rivolge a tutti i lettori con l’intento di far conoscere la storia e le tradizioni ebraiche, consapevole che solo una reciproca conoscenza tra le diverse culture e religioni può assicurare a tutti noi una convivenza pacifica all’insegna del rispetto».

Buona lettura!

Titolo: I Middlestein
Autore: Jami Attenberg
Traduzione:
 Rosanella Volponi
Genere:
 Romanzo 
Anno di pubblicazione:
 2014
Pagine: 224
Prezzo: 15 €
Editore: La Giuntina

Giudizio personale: spienaspienaspienasmezzasvuota


Jami Attenberg è nata nel 1971. È autrice di quattro romanzi. Laureata alla John Hopkins University, collabora con riviste e giornali tra cui il New York Times e Nerve. I Middlestein è il suo primo romanzo pubblicato in Italia di cui Jonathan Franzen ha scritto: «I Middlestein mi hanno conquistato fin dalle prime pagine, e una volta giunto alle ultime ho ammirato la compassione di Jami Attenberg e la sua maestria nel saper raccontare una storia».

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