“Terre selvagge” di Sebastiano Vassalli

IMG_20151030_104907Prima di iniziare a parlare di questo libro devo premettere che l’ho terminato diversi giorni fa, ma non ho potuto scriverne subito perché nel frattempo sono partita. Nel mio viaggio sono successe così tante cose che i miei ricordi, prima così chiari, si sono un po’ annebbiati e quindi purtroppo non riuscirò a raccontarvi questo romanzo come avrei voluto. Spero, comunque, di trasmettervi una buona parte delle emozioni che ho provato io nel leggerlo.

Terre Selvagge è un romanzo del 2014 di Sebastiano Vassalli, grandissimo autore italiano che ci ha lasciato lo scorso luglio. Mi ero già innamorata di questo autore leggendo La chimera, e il libro di cui vi parlo oggi non fa altro che confermare la sua bravura. Siamo nel 101 a.C., a seicentocinquantadue anni dalla fondazione di Roma, e vediamo fronteggiarsi i due eserciti più potenti dell’epoca: i Romani e i Cimbri, un popolo di “diavoli” che proviene dal nord Europa (precisamente dall’attuale Danimarca) e che da vent’anni nessuno riesce a sconfiggere, a differenza di quello che era accaduto ai Teutoni e agli Ambroni. La battaglia ha luogo nei Campi Raudii, in Piemonte. I Cimbri, biondissimi con gli occhi chiari si scontrarono con con l’esercito capeggiato dal console Gaio Mario vicino all’odierna Vercelli, nel territorio che una volta faceva parte della Gallia Cisalpina.
In questa cornice storica si vanno incrociando le storie di alcuni personaggi di fantasia e non: conosceremo il fabbro Tasgezio e sua madre Lunilla, che si rifiutano di lasciare il villaggio di Proh (ai piedi del monte Ros che col tempo è diventato Rosa) come hanno fatto tutti per non essere coinvolti nello scontro che sta per avere luogo; il vecchio capo dei Cimbri Agilo “l’Orso” con le sue figlie, la bella e strana Sigrun e Rhamis, compagna del forte guerriero Boiorige; gli amici Valerio e Stazio; approfondiremo la rivalità tra Mario e Silla; cercheremo di dare un senso alla presenza di un bellissimo cavallino bianco.

Vassalli racconta in maniera magistrale questo evento che cambiò la storia: l’arco che celebra la vittoria di Mario non esiste più, la zona è stata bonificata e a parte qualche elemento come il vecchio cartello che ricorda il villaggio di Proh, niente sembra ricordare più quella battaglia. Invece ricordare è importante perché, come dice Sebastiano Vassalli, quei fatti lontani hanno ancora molto da insegnarci. Tutto il nostro passato, in realtà, andrebbe ricordato, perché in teoria (e purtroppo solo in teoria) dovrebbe servire a non commettere più certi errori.
Io con la storia ho un rapporto di amore e odio: amo apprendere ma a scuola non andavo molto bene in questa materia, il fatto di doverla imparare per affrontare una verifica me la faceva odiare. Però mi piace molto leggere romanzi storici e per questo motivo ho letto Terre selvagge piano piano, dato che in alcuni punti mi è risultato un po’ ostico. Ma ne è valsa la pena, perché è un romanzo bellissimo.

La cosa più particolare di questo libro è che Sebastiano Vassalli non ci trascina indietro nel tempo, ci fa capire ad ogni passo che lui è un uomo del presente e da una prospettiva attuale ci sta raccontando una storia passata. L’effetto principale di questo espediente da lui adottato è la grande quantità di confronti tra passato e presente (su luoghi, nomi di cose, toponimi, ecc.), la consapevolezza che può avere della propria storia una persona che ha studiato bene i fatti. L’autore, in questo modo, rende più interessante ed accessibile una vicenda che ormai sembra così lontana da noi ma che, invece, non lo è poi così tanto.
Consiglio a tutti voi di leggerlo, anche se con calma, perché Vassalli è stato un grande autore italiano e accantonarlo sarebbe davvero un grave errore.

Titolo: Terre selvagge
Autore: Sebastiano Vassalli
Genere:
 Romanzo storico
Anno di pubblicazione:
 aprile 2014
Pagine: 297
Prezzo: 18 €
Editore: Rizzoli

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza

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2 pensieri su ““Terre selvagge” di Sebastiano Vassalli

  1. Monique ha detto:

    Anche io sono rimasta folgorata da “La chimera”, di cui ho visto anche una stupenda trasposizione teatrale fatta da Lucilla Giagnoni. Anche questo libro che racconti mi ispira, grazie del consiglio!

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