“I sette rimbalzi del destino” di Ferdinando Albertazzi e Paolo Garzella

12391048_10207308144773288_1482826379310944663_nCi sono delle tematiche che mi stanno molto a cuore, libri su certi argomenti che m’interessa molto leggere perché credo che la loro importanza, anche se il tempo passa, non diminuisca mai. Le storie della seconda guerra mondiale, sulla deportazione degli ebrei e sull’olocausto, nello specifico, sono per me continua fonte d’insegnamento e quando mi capita mi tuffo in questi temi che se hanno tanto da dare, fanno sempre e comunque molto male.
Qualche giorno fa, proprio prima di Natale, il portiere mi ha dato un pacchettino. Dato che non aspettavo nulla sono rimasta stupita nello scoprire che era passato per me un Babbo Natale che si chiama Pratibianchi edizioni, che ha voluto farmi dono di un libretto che esce in questi giorni, I sette rimbalzi del destino. Giorgio Perlasca fra le Stelle di David, di Ferdinando Albertazzi e Paolo Garzella e con illustrazioni di Roberto Tirelli.

Giorgio Perlasca (Como, 31 gennaio 1910 – Padova, 15 agosto 1992)

Ora, tutti sappiamo chi è Oskar Schindler, ma non tutti conoscono il meno famoso Giorgio Perlasca, l’italiano che salvò esattamente 5218 ebrei ungheresi dalla deportazione e quindi dalla morte spacciandosi per un console facente funzioni spagnolo. Perlasca era un commerciante che si trovò a lavorare nel ’42 in Ungheria in qualità di venditore per la SAIB (Società Anonima Importazione Bovini) ma dato che nel ’43 rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale di Mussolini fu ricercato dai tedeschi e si rifugiò presso l’ambasciata spagnola. L’ambasciatore Angel Sanz Briz lo aiutò ad ottenere una cittadinanza fittizia e un passaporto spagnoli, così iniziò a chiamarsi Jorge Perlasca. Nel ’44 Sanz Briz lasciò Budapest e Perlasca restò spacciandosi per il sostituto del console, in modo da continuare a gestire il traffico di centinaia di ebrei nascosti in case sicure.
Ne salvò 5218, ma una volta finita la guerra tornò in patria e continuò la sua vita senza troppi clamori. Fu solo nel 1987, oltre quarant’anni dopo, che delle donne ebree ungheresi, ormai trasferitesi in Israele, riuscirono a trovarlo e a dire al mondo chi era quel Giorgio Perlasca e che cosa aveva fatto, ma lui non se ne vantò mai. La sua fama durò solo poco più di quattro anni, perché morì nel 1992 per un attacco di cuore. Gli sono stati conferiti tantissimi riconoscimenti, e molti monumenti e simboli sono stati dedicati a quest’uomo che ha sfidato tutto per salvare delle vite.

Albertazzi e Garzella nel loro libro immaginano e ci raccontano degli aneddoti della giovinezza e anche della maturità di un uomo su cui tutti vorremmo sapere di più. Quello che mi ha colpito di più riguarda una discussione con l’ambasciatore Sanz Briz, in cui Perlasca decide di andare contro corrente (cioè contro i regimi) ispirato dai salmoni che risalgono la corrente senza venirne trascinati.

“Uno specchio di quanto sta succedendo agli ebrei: rastrellati in diverse città e paesi, vengono convogliati in quell’unico serpente che è il treno della deportazione” riflettè Giorgio.
Il console assentì, sconsolato.
“C’è una sola cosa, da fare subito”. Perlasca sentiva di dover agire in fretta.
“Sentiamo” lo incoraggiò Sanz Briz.
“Bisogna invertire il senso di quel percorso di morte, come se l’acqua del Danubio tornasse indietro per ramificarsi negli affluenti, restituendo loro l’identità”.
“Mi sembra improbabile che possa succedere…” dubitò Angel.
“L’acqua non può farlo, ma prendiamo i salmoni: risalgono la corrente, per andare a deporre le uova in posti sicuri e continuare ad esistere come specie. In certo modo, rendono possibile… l’impossibile” affermò Giorgio.

La stele dedicata a Giorgio Perlasca nel museo Yad Vashem di Gerusalemme (Israele). Fonte: wikipedia

I sette rimbalzi del destino riporta, alla fine, un’intervista a Luciana Amadio, moglie del figlio di Giorgio Perlasca che è presidente della Fondazione Perlasca, e un Alfabeto dei protagonisti, dei luoghi e degli eventi, in cui ad ogni lettera dell’alfabeto corrisponde una parola chiave che riguarda quel periodo tremendo.
Dalle pagine emerge il coraggio di un uomo che ha avuto il fegato di rischiare la propria vita e compiere atti illegali per salvare la vita di persone che senza alcuna colpa furono messe su dei treni e portate a morire. Del resto il Talmud riporta: “Chi salva una vita, salva il mondo intero”. Immaginiamo che ancora oggi c’è gente che nega che tutto questo sia avvenuto, cosa che fa rabbrividire.
Come ultima cosa vi voglio consigliare la visione del film Perlasca. Un eroe italiano, mandato in onda dalla RAI nel 2002 proprio nel giorno della memoria, in cui Giorgio Perlasca è impersonato da un bravissimo Luca Zingaretti. A me, ai tempi, piacque moltissimo e mi permise di scoprire questo grandissimo uomo.

Detto questo, con questa ultima recensione del 2015, vi auguro non solo buona lettura ma anche un felice anno nuovo. Spero che vi porti tanta fortuna e tante cose positive.

A presto!

Titolo: I sette rimbalzi del destino. Giorgio Perlasca fra le Stelle di David
Autore: Ferdinando Albertazzi, Paolo Garzella
Illustrazioni: Roberto Tirelli
Genere:
 Saggistica, Racconto
Anno di pubblicazione:
 2015
Pagine: 80
Prezzo: 9 €
Editore: Pratibianchi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

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