“Che tu sia per me il coltello” di David Grossman

Amore è il fatto che tu sei per me il coltello
col quale frugo dentro me stesso.

(Ripreso da “Lettere a Milena” di Kafka)

 

12377764_10207275472236495_7826730866705230007_oDavid Grossman rappresenta per me una sicura oasi di pace, lo tengo lì da parte per i momenti bui. Poco tempo fa mi sono trovata mentalmente stressata, ho affrontato tante letture complicate e non sempre piacevoli, quindi ho dovuto concedermi un attimo di tregua leggendo Che tu sia per me il coltello, pescato a caso tra i libri di questo autore. Il romanzo non è proprio recentissimo, ma è stato scritto nel 1998 ed è arrivato in Italia nel ’99 grazie a Mondadori.
La storia è molto semplice: Yair un giorno, in un gruppo di persone, vede una donna che cerca di isolarsi dagli altri, Myriam, e qualche giorno dopo le scrive una lettera proponendole di instaurare un rapporto epistolare. Sembra un vero colpo di fulmine tra le loro anime: iniziano a conoscersi in maniera particolare, aprendo il loro cuore all’altra persona. Il problema è che a lungo andare questa cosa sembra sfuggire di mano a Yair, il quale sente che le parole di Myriam aprono un solco dentro di lui, costringendolo ad una svolta.

Entrambi sono sposati, entrambi hanno un figlio, ma riescono a tirar fuori la loro vera essenza solo attraverso le lettere che si scambiano. La cosa importante in questo romanzo non è un incontro finale tra i due protagonisti, ma il modo in cui un foglio di carta e una penna riescano ad essere una cura contro il grigiore della vita. Non c’è vergogna, né pudore o falsità tra Yair e Myriam, ma trasparenza e profondità. Chissà, probabilmente in un’altra vita sarebbero potuti essere una coppia. O forse, invece, no.
Il libro è diviso in tre parti: nella prima (che forse all’inizio è un po’ più difficile da superare) ci sono le lettere di Yair, dalle quali però si evincono le risposte di Myriam. E c’è, ovviamente, la prima lettera, quella da cui tutto ha inizio.

Myriam,
tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi. A dire il vero ho cercato di non scrivere, sono già due giorni che ci provo, ma adesso mi sono arreso.
Ti ho vista l’altro ieri al raduno del liceo. Tu non mi hai notato, stavo in disparte, forse non potevi vedermi. Qualcuno ha pronunciato il tuo nome e alcuni ragazzi ti hanno chiamato “professoressa”. Eri con un uomo alto, probabilmente tuo marito. È tutto quello che so di te, ed è forse già troppo. Non spaventarti, non voglio incontrarti e interferire nella tua vita. Vorrei piuttosto che tu accettassi di ricevere delle lettere da me.

Come ho detto prima, è un vero e proprio colpo di fulmine tra anime, Yair non riesce a non scriverle, non può trattenersi perché dall’espressione e dai gesti di quella donna capisce che lei, con la sua penna, può essere il coltello con cui colpire nel vivo delle sue ferite per tirare fuori il vero se stesso.
La seconda parte del romanzo è dedicata a Myriam, che scrive su un quaderno le parole che vorrebbe dire al suo amico, mentre nella terza le parti dei due protagonisti s’incastrano e si sovrappongono fino a quando tutta la tensione che si accumula sembra essere rilasciata in maniera esplosiva.
Yair e Myriam scoprono l’importanza dell’immaginazione, scoprono quanto possano essere importanti le parole. Ma attraverso queste lettere si può anche mentire, si può nascondere la parte peggiore di sé, anche perché non è detto che quel lato della nostra personalità sia necessariamente il più importante.

Come vorrei pensare a noi come due persone che si sono fatte un’iniezione di verità, per dirla, finalmente, la verità.

Che tu sia per me il coltello è un libro che lascia dentro una marea di sensazioni che si confondono tra loro, tra le quali è particolarmente difficile mettere ordine. O, almeno, a me ha fatto quest’effetto. Ho lasciato passare un po’ di tempo prima di parlarne, l’ho addirittura finito prima di capodanno, e nonostante ciò non sono riuscita a dire tutto quello che avrei voluto. Credo sia una lettura un po’ complicata per chi nei libri cerca svago o leggerezza, è un romanzo che cattura, in cui bisogna fare molta attenzione, perché non bisogna seguire la trama ma soppesare le parole, capire l’importanza di ognuna di esse.

Buona lettura!

Titolo: Che tu sia per me il coltello
Autore: David Grossman
Traduzione:
 Alessandra Shomroni
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1998
Pagine: 330
Prezzo: 10 €
Editore: Mondadori – Oscar

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza

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5 pensieri su ““Che tu sia per me il coltello” di David Grossman

  1. Fra ha detto:

    Grossman bravissimo, per carità, ma ho retto a fatica gli sproloqui di Yair. Stavo per lanciare il Kindle dalla finestra, poi è arrivata Myriam e mi sono calmato 😀

    • Valentina ha detto:

      Ahahahaha in effetti all’inizio prende meno. Comunque, per quanto mi sia piaciuto, non credo sia il più bello dei suoi. Non li ho ancora letti tutti ma, ad esempio, “A un cerbiatto somiglia il mio amore” lo considero di gran lunga più bello.

      • Fra ha detto:

        Quando mi riprenderò dallo shock emotivo causato da Yair (dopo un anno non è ancora passato), leggerò volentieri un altro libro di Grossman 😀

  2. rodixidor ha detto:

    Questo libro di Grossman (che non ho letto) ha diviso i lettori, se ne è tanto parlato nei blog ed ho letto recensioni specie di lettrici che si dividono in chi lo ha amato e chi invece lo ha odiato.

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