“I tre moschettieri” di Alexandre Dumas

«E ora, signori (…), tutti per uno e uno per tutti:
è questo il nostro motto, non è vero?»

 

12486043_10207370025720273_6372050001928090270_oQuesta volta ho avuto la meravigliosa idea di iniziare il nuovo anno col botto scegliendo una lettura tosta, quindi ho preso I tre moschettieri, che ho avuto tramite uno scambio e che aspettava messo da parte da almeno un annetto. Non potevo fare di meglio, probabilmente, perché, nonostante alcuni giorni abbia dovuto saltare il mio appuntamento col libro per vari motivi, mi sono trovata a leggere un libro meraviglioso, ricco di colpi di scena e scritto in uno stile che ormai non esiste più. Non ve ne ho parlato subito perché ho avuto tante, tante cose da fare e il tempo scarseggiava.

I tre moschettieri, di Alexandre Dumas (padre) con la collaborazione di Auguste Maquet, è un romanzo d’appendice (significa che uscì a puntate, nello specifico sul giornale Le Siècle) del 1844. Anche se, grazie alle varie trasposizioni sul grande e piccolo schermo, la storia la conosciamo tutti, facciamo un breve riassunto, brevissimo perché la vicenda è molto lunga e gli avvenimenti sono così tanti che non basterebbe un solo post se volessimo essere troppo precisi. Siamo in Francia, nell’anno 1625: il giovane D’Artagnan parte dalla Guascogna e si dirige a Parigi con un cavallo, pochi spiccioli e una lettera di raccomandazioni del padre (che però gli viene rubata) da far vedere al signor de Tréville, capo dei moschettieri. Il ragazzo, infatti, ha lo scopo di entrare nel corpo di guardia speciale del re Luigi XIII, ma, nonostante il capo dei moschettieri lo accolga anche senza la lettera, inizialmente non viene preso. Allora se ne va un po’ in giro e incontra casualmente Athos, Porthos e Aramis, i moschettieri più famosi del re che, sentendosi provocati, lo sfidano a duello. D’Artagnan, dovendo sostenere tre combattimenti, si ritrova invece a stringere amicizia con i tre ex-nemici, tanto che alla fine arrivano a combattere insieme contro le guardie del cardinale Richelieu e vengono lodati da Tréville.
Ma in questo romanzo succede di tutto: la regina Anna d’Austria ha un amante inglese, il duca di Buckingham, e il cardinale Richelieu, che vuole conquistare il trono di Francia, fa di tutto per mettere da parte Luigi XIII e incastrare sua moglie servendosi di una diabolica complice, Milady, una donna dalle varie identità che sembra essere un vero e proprio demonio in un corpo di fanciulla. D’Artagnan, che più avanti riuscirà a diventare moschettiere, con i suoi amici Athos, Porthos e Aramis (e i loro coraggiosi e fedeli domestici), per tutto il romanzo cercherà di compromettere le missioni di Milady (di cui anche Richelieu poi ha paura, capendo che è una mina vagante) e di punirla per tutte le cose orribili che ha fatto. Moriranno molte persone, si darà il via ad una guerra, ma si scopriranno anche tanti segreti: chi è Milady? qual è il passato di Athos? chi è l’amante di Aramis? chi è il famoso uomo con la cicatrice che ha rubato la lettera a D’Artagnan e continua ad apparire nei luoghi più impensati?

Alexandre Dumas padre (Villers-Cotterêts, 24 luglio 1802 – Puys, località di Dieppe, 5 dicembre 1870) Fonte: Wikipedia

Di Alexandre Dumas avevo già letto altro e considero Il conte di Montecristo non solo il mio romanzo preferito, ma anche uno dei più belli, complessi e geniali che siano mai stati scritti. Confesso anche che sono un’amante della letteratura francese dell’Ottocento, quindi quando ho cominciato questo libro sapevo già di andare sul sicuro. A parte la grande abilità nel caratterizzare i personaggi, va riconosciuta la maestria dell’autore nel creare una fitta rete di eventi in cui nulla viene lasciato al caso e, anzi, tutto viene approfondito: ogni cerchio che viene aperto poi si chiude, ogni storia viene portata a termine, ogni personaggio che fa il suo ingresso nella vicenda viene accompagnato alla fine in modo tale che sappiamo dov’è finito e cosa gli è successo. Ma soprattutto, ogni nodo viene sciolto. E questo è un bene per me che non amo i finali aperti. Voglio sapere tutto, non mi piace dovermi trovare ad immaginare come finirà il libro perché non amo il dubbio, voglio certezze, voglio che sia tu, autore, a dirmi che succede ai tuoi personaggi. E questo Dumas lo fa egregiamente.

La descrizioni dei luoghi in cui D’Artagnan, i suoi amici e i suoi nemici si muovono sono così particolareggiate da far sentire il lettore parte della vicenda. Alexandre Dumas ci racconta la sua storia alternando momenti di serietà a momenti di ironica leggerezza, strappandoci qualche sorriso.
Per quanto riguarda i personaggi, quelli che mi sono piaciuti di più sono Athos e Milady, protagonisti di una delle tante “storie celate” (leggendo capirete perché): lui così misterioso, affascinante, leale, tutto d’un pezzo, lei così perfettamente malvagia, calcolatrice e infida. Sono personaggi perfetti e diametralmente opposti: uno positivo, l’altra negativa.
Per quanto riguarda l’edizione Salani devo dire che mi è piaciuto molto il formato in copertina rigida e che ho trovato la traduzione molto precisa. Ovviamente non ho letto l’originale francese ma, essendo pignola, sono stata molto attenta e non c’è nulla che stoni.

Adesso guarderò il film del 1973, perché quello del 2011 l’ho visto e non mi piace particolarmente. Successivamente mi dedicherò alla ricerca di Vent’anni dopo (1845) e Il visconte di Bragelonne (1850), romanzi storici che completano la trilogia del ciclo dei moschettieri. E sono sicura che anche lì avrò delle bellissime sorprese.

Voi avete letto I tre moschettieri? Se non lo avete ancora fatto, prendetelo!
Buona lettura!

Titolo: I tre moschettieri
Autore: Alexandre Dumas
Traduzione:
 Giuseppe Belli Martino
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1844
Pagine: 767
Prezzo: 13,90 €
Editore: Salani

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

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6 pensieri su ““I tre moschettieri” di Alexandre Dumas

  1. Athenae Noctua ha detto:

    Ho amato molto più Il conte di Montecristo rispetto a quest’altro romanzo di Dumas, ma condivido il tuo entusiasmo per le atmosfere e il trattamento dei personaggi (Athos è davvero una grande personalità letteraria)!

    • Valentina ha detto:

      Anch’io! Il conte non si discute, infatti è il mio libro preferito in assoluto. Poi c’è più dramma, più pathos, è più serio. I tre moschettieri è più leggero.

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