“Fahrenheit 451” di Ray Bradbury

Forse i libri possono aiutarci a uscire un po’ da queste tenebre.
Potrebbero impedirci di ripetere sempre gli stessi errori pazzeschi! (…)
Dio, Millie, non vedi? Un’ora al giorno, due ore, con questi libri, e forse…

 

Immaginate di vivere in un mondo in cui v’insegnano a pensare e ad agire in un certo modo. Voi non vi ponete nemmeno il problema se fare determinate cose sia giusto o meno, deve essere giusto per forza, perché lo dice la legge. Un giorno, però, incontrate una persona che provoca uno squarcio nelle vostre certezze, i dubbi iniziano ad affollare la vostra mente e s’insinua in voi il germe della ribellione.

12525597_10207547063586109_2008238742075024548_oÈ un po’ quello che succede a Guy Montag, un uomo di circa trent’anni che fa il milite del fuoco in un mondo in cui i pompieri appiccano gli incendi, invece di spegnerli. Ormai le case sono tutte antincendio, ad essere bruciati sono i libri e la carta stampata in generale. Nessuno si ribella, la cultura non esiste. L’addestramento per i pompieri viene fatto tramite film e i cittadini, nelle loro case, hanno sulle pareti enormi schermi televisivi che riempiono le loro giornate. Non c’è più il gusto di fare una passeggiata, di sentire il profumo dei fiori o di guardare il cielo azzurro, in strada si va solo in macchina, sfrecciando perché tanto non c’è nessuno che attraversa. La gente corre, fa lavori di routine, è passiva e indifferente, un po’ come Mildred, la moglie di Guy, che non è altro che una presenza che si aggira per casa. Ma un giorno l’uomo passa qualche momento con Clarisse, un’adolescente sua vicina di casa che sembra molto stravagante perché passeggia, parla di uno zio che ricorda i tempi in cui c’era la carta, annusa i fiori ha il piacere di chiacchierare con gli altri.
Dopo un po’ la ragazza misteriosamente scompare, dicono che sia morta, ma quel poco di tempo passato con lei è servito a far nascere in Montag un sentimento nuovo, tanto che un bel giorno, chiamato ad appiccare il fuoco in casa di una vecchia donna che preferisce morire bruciata insieme ai suoi libri piuttosto che abbandonarli, ruba uno di quei volumi e se lo porta a casa. L’uomo, da lì, non riuscirà più a vivere secondo le regole che gli hanno sempre imposto e cercherà di combattere secondo le sue possibilità.

«Cercavo d’immaginarmi» riprese Montag «che cosa si deve provare, a vedere i vigili del fuoco, intendo, bruciare la nostra casa, i nostri libri.»
«Noi non abbiamo libri di sorta.»
«Ma, e se li avessimo?»

Avevo da tanto tempo Fahrenheit 451 nella mia lista personale, ma me lo hanno regalato quest’estate e sono riuscita a leggerlo solo adesso. Ray Bradbury ambienta la sua storia fantascientifica in un futuro imprecisato sicuramente posteriore al 1960. Descrive una realtà distopica, cioè una realtà in cui mai vorremmo trovarci a vivere perché ci spaventa. Ed è proprio questo che Fahrenheit 451 provoca nel lettore: un senso di paura e angoscia, perché è impossibile non mettersi nei panni del protagonista.
Furono tante le cose che ispirarono Bradbury nella scrittura di questo romanzo così particolare. Innanzitutto, l’annientamento della cultura messo in atto con la distruzione della Biblioteca di Alessandria, con il rogo dei libri durante il regime nazista o durante le Grandi Purghe con la repressione guidata da Stalin, in cui anche molti scrittori e poeti furono arrestati e giustiziati. Per quanto riguarda i media, invece, l’autore li vide sempre (soprattutto la televisione) come una minaccia verso la cultura, li considerava una sorta di distrazione dalle cose più importanti. Sviluppò una certa avversione che viene rappresentata in Fahrenheit 451 nelle figure di Mildred e delle sue amiche, che sono quasi completamente succubi degli enormi schermi che hanno nelle loro case. Addirittura uno dei sogni più grandi di Millie è quello di avere tutte e quattro le pareti del suo salotto completamente ricoperte da questi schermi, quasi a creare l’effetto di sentirsi dentro casa i personaggi che appaiono in televisione.

Il titolo di questo libro si riferisce alla temperatura che secondo Bradbury doveva raggiungere la carta per bruciare. In realtà ci sono tantissimi tipi diversi di carta a seconda dello spessore. Questo non viene mai spiegato nel testo, il numero appare solamente sull’elmetto del protagonista Montag.
Quando consideriamo che a Montag basta qualche breve colloquio con una ragazzina per sentir nascere dentro di sé il dubbio se il suo sia un modo di vivere giusto o sbagliato, capiamo che non doveva essere poi così convinto di ciò che gli è sempre stato insegnato. Le sue convinzioni non dovevano essere così forti da farlo sentire al sicuro e felice. Bradbury descrive una realtà sicuramente portata all’estremo (purtroppo nel mondo reale niente è impossibile), ma il protagonista della sua storia a mio avviso vuole rappresentare la speranza che in certe situazioni non tutto è perduto, che spesso ci comportiamo in un certo modo solo per abitudine e perché non ci fermiamo a riflettere. Ma abbiamo sempre e comunque la capacità di pensare, probabilmente ci serve un piccolo input. In questo momento non possono non tornarmi alla mente gli eventi recenti della distruzione di opere d’arte in siti archeologici molto importanti tra Iraq e Siria, ad opera di gente che ha determinate convinzioni. Magari anche tra loro, un giorno, verrà fuori un Guy Montag a cui verrà qualche dubbio su quale sia il giusto modo di agire.

Per quante volte un uomo può andare a fondo e rimanere vivo? Io non posso più respirare.

 Buona lettura!

Titolo: Fahrenheit 451
Autore: Ray Bradbury
Traduzione:
 Giorgio Monicelli
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1953
Pagine: 180
Prezzo: 9 €
Editore: Mondadori
Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza

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