#LeggoNobel | “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling

“Nessuno può starmi a pari!” dice il Cucciolo, orgoglioso
della sua prima preda; ma la giungla è grande e piccolo
il Cucciolo: che rifletta e stia calmo.

Proverbi di Baloo

 

12469566_10207430829320325_1569956342286476846_oVi ricordate del progetto #LeggoNobel di cui vi ho parlato un po’ di tempo fa? Bene, si è conclusa da poco la prima lettura di gruppo e sono convinta che sia andata bene. L’autore che abbiamo affrontato è Rudyard Kipling con Il libro della giungla, un libro che solitamente si legge da piccoli ma che a seconda dell’età, secondo me, si vede con sguardo diverso. Sì, perché non parliamo semplicemente delle avventure di Mowgli, il cucciolo d’uomo allevato dai lupi (come la Disney, col suo bellissimo cartone, ci ha un po’ abituati a fare), ma anche di tanti altri animali e dei rapporti tra loro o tra loro e gli umani.
Per quanto mi riguarda, ho letto solamente la prima parte (pubblicata nel 1894), riservandomi di dedicarmi alla seconda (del 1895) più in là, mentre qualcuno ha continuato.

Rudyard Kipling nacque in India, vi passò gran parte dell’infanzia e vi ritornò a circa vent’anni per lavorarvi come giornalista. Per questo motivo ebbe modo di conoscere molto bene il mondo animale e di carpire le leggi che lo governano. Dalle prime pagine entriamo in un mondo che sembra così lontano da noi, un mondo in cui gli animali della giungla trovano un bambino ancora molto piccolo e, invece di sbranarlo, lo adottano. È Mamma Lupa, uno dei personaggi più affascinanti de Il libro della giungla, che decide di voler tenere quel cucciolo d’uomo e salvarlo dal nemico (uno fra tutti la tigre Shere Khan). Questa lupa dimostra che la maternità non è solo mettere al mondo un essere vivente, ma anche prendersene cura, insegnargli a vivere in quel mondo, proteggerlo.

“Vuoi ancora tenerlo, Mamma?”
“Tenerlo!” ansimò. È venuto di notte, nudo, solo e affamato; eppure senza paura. Guarda, ha già spinto via uno dei miei piccoli. E quel macellaio zoppo avrebbe voluto ucciderlo, per scappare poi al Waingunga mentre gli abitanti dei villaggi di questo territorio, per vendicarlo, avrebbero organizzato una battuta scacciandoci dai nostri rifugi! Tenerlo? Certo che voglio tenerlo. Stai buono, ranocchietto. O Mowgli, perché Mowgli il Ranocchietto ti chiamerò, verrà il giorno in cui darai la caccia a Shere Khan come lui l’ha data a te”.

Per questo Mowgli sarà sempre fedele al branco, crescendo imparerà a ricambiare l’amore e la protezione che i lupi gli hanno dato quando era ancora in fasce. Incontrerà altri personaggi bellissimi come Akela, il capo dei lupi, l’orso Baloo che insegna le leggi della giungla ai cuccioli, il leale serpente Kaa, o la pantera Bagheera, coraggiosa ed estremamente protettiva nei suoi confronti.
Ma come ho già detto, Il libro della giungla non è solamente la storia di Mowgli, Kipling ci fa incontrare altri animali come la foca bianca Kotick che, vista come strana da tutte le altre foche (che non sono bianche), si allontana per andare a cercare un posto che sia sicuro per tutti, che sia in grado di accogliere tutti per sfuggire al massacro che avviene periodicamente ad opera degli umani. Un massacro di cui l’autore parla con naturalezza, come se fosse una cosa normalissima, mentre oggi al solo pensiero rabbrividiamo (purtroppo, quasi) tutti. C’è la mangusta Rikki-Tikki-Tavi, che viene accolta da una famiglia e ricambierà le loro cure con la protezione dai serpenti Nag e Nagaina. Le manguste, infatti, sembra che siano delle grandi nemiche dei serpenti, sono in grado di sconfiggerli. La storia, vista da qualcuno come una metafora del colonialismo inglese che libera il popolo indiano dalla tirannide dei precedenti padroni per sostituire la libertà con il clima di terrore in cui è abituato a vivere, è stato inizialmente pubblicato sul Pall Mall Magazine e sul St Nicholas Magazine nel 1983 e incluso l’anno dopo nella raccolta de Il libro della giungla.

Non essendo più esattamente una bambina, non mi sono lasciata ammaliare dalle avventure e dalla bellezza degli animali. Ho letto questo libro con piglio analitico e mi ha stupito il fatto che non l’ho considerato per niente un libro per bambini, anzi!
L’edizione che ho scelto per #LeggoNobel è Einaudi Ragazzi, 2009, con una traduzione di Piero Pieroni e illustrazioni di Philippe Mignon. La cosa divertente è stata che, tra tutti i partecipanti alla lettura di gruppo (da cui sono venuti fuori spunti di riflessione e bei commenti, e qualcuno ha anche affrontato la lettura insieme ai suoi alunni a scuola), non si sono trovate due persone che avessero tra le mani la stessa edizione.
Adesso che questa lettura si è conclusa passeremo alla seconda. Ne approfitto per fare un po’ di pubblicità: dal 15 febbraio cominceremo a leggere insieme Troppa felicità di Alice Munro, per chi volesse partecipare ecco qui l’evento a cui partecipare tramite Facebook altrimenti va benissimo farlo anche da Twitter con l’hashtag #LeggoMunro. Speriamo di divertirci insieme anche questa volta.

Nel frattempo, come sempre, buona lettura e buona domenica!

Titolo: Il libro della giungla
Autore: Rudyard Kipling
Traduzione:
 Piero Pieroni
Genere:
 Racconti
Anno di pubblicazione:
 1894
Pagine: 232
Prezzo: 11 €
Editore: Einaudi Ragazzi
Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

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9 pensieri su “#LeggoNobel | “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling

  1. fuliggine ha detto:

    Ti segnalo che nel post nelle date hai invertito sempre il 9 con l’8 quindi 1894 è 1984 idem con il 1895.
    Per il resto anch’io l’ho letto da adulta e in un passaggio (che non hai ancora letto e che non ti svelo) mi sono addirittura messa a piangere. Buona lettura!

  2. zillyfree ha detto:

    Per me il libro della giungla è cartone animato di walt disney, lo ho amato tantissimo da piccolo, mi ha incuriosito la tua recensione ma ho paura che il mito delle immagini si scontrano con quelle delle parole e mi rovinano il mito. O secondo te sono solo un malato di mente??? 🙂

    • Valentina ha detto:

      Sono due cose completamente diverse, la Disney ci ha addolcito tutto. Ricordo quanto rimasi sconvolta quando a casa dei miei nonni trovai le favole di Andersen e scoprii la vera storia della Sirenetta. Ma secondo me non sarà un trauma con Mowgli 🙂 Mi sa che devo rivedere il cartone animato anch’io, non è mai stato tra i miei preferiti e credo di averlo visto solo una volta.

  3. rodixidor ha detto:

    Ho avuto anche io modo di leggere due volte il libro, la prima da ragazzo e la seconda leggendola ai miei figli che ancora non leggevano (edizione integrale della RC libri mi pare). La storia che più impressionò i miei figli fu proprio quella della mangusta, dove la lotta con il serpente viene raccontato in maniera molto avvincente. 🙂

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