“Fontamara” di Ignazio Silone

«Quando le leggi del Governo non sono più valide
e quelli che dovrebbero farle rispettare sono i primi a violarle,
allora si torna alla legge del popolo.»

 

silone-fontamara-mondadoriFontamara è il primo e più celebre romanzo dello scrittore e politico abruzzese Ignazio Silone, pseudonimo (ma dagli anni Sessanta anche nome legale) di Secondo Tranquilli. Fu scritto nel 1930 ma venne pubblicato per la prima volta in italiano nel 1933 in Svizzera e arrivò in Italia solo nel 1945, a causa di un contenuto non gradito dal regime fascista. Tra la prima edizione in italiano degli anni Trenta e quella definitiva del 1949 curata da Mondadori ci sono moltissime differenze dovute ai cambiamenti che Silone fece al testo.

Il romanzo fu scritto quando Silone si trovava in esilio ed è uno dei libri con cui l’autore porta avanti il suo impegno politico e civile mediante la letteratura. La storia è ambientata a Fontamara, un paesino nei pressi di Avezzano, nella Marsica, un luogo fittizio che potrebbe essere benissimo un altro e che molti identificano proprio con Pescina, il paese natale di Silone. La storia è raccontata da un narratore che all’inizio ci avverte che, quando una sera è tornato a casa, si sono presentati alla sua porta tre personaggi, Giuvà, sua moglie Matalè e il loro figlio, per comunicargli quanto era successo poco prima. Queste tre persone si alternano nella narrazione che viene fatta in italiano perché venga compresa da tutti, ma – avvisa il narratore – i tre sono dei cafoni, quindi il loro racconto in teoria sarebbe stato fatto nel dialetto del luogo.
Ma chi sono i cafoni? Va detto che la gente che abitava i paesini di campagna, a quel tempo, si divideva in piccoli proprietari, che avevano un pezzo di terra o qualcosa che rappresentasse una piccola rendita, e cafoni, gente che non aveva praticamente nulla a parte un asino o un mulo, viveva del lavoro dei campi e nella più profonda ignoranza. E cafone è uno dei protagonisti del romanzo, Berardo Viola, che rappresenta la rivolta dei cafoni contro i ricchi.

La vicenda, ispirata a fatti realmente accaduti in provincia di Chieti nel 1906, è questa: un giorno si presenta a Fontamara un uomo ricco e ben vestito, il cavalier Pelino, che convince gli abitanti a firmare una carta dicendo loro che “non c’è niente da pagare”. In realtà si scoprirà dopo che con la loro firma i fontamaresi acconsentivano a far deviare il corso del ruscello (che portava l’acqua ai loro orti e al loro paese) verso la città. Allora i cafoni, o meglio le loro mogli, insorgono e vanno a chiedere spiegazioni in città, dove scoprono che tante cose sono cambiate – grazie al fascimo, ma loro non lo sanno – e che non c’è più un sindaco, ma uno che tutti chiamano l’Impresario (il podestà), in quanto è un uomo molto ricco che a Fontamara ha scoperto l’America perché s’è comprato tutto e tutti. Le donne vengono mandate prima da una parte, poi dall’altra e alla fine incontrano l’Impresario che, insieme ad altri personaggi furbi, giocando sull’ignoranza dei fontamaresi, dichiara che tre quarti del fiume saranno diretti verso Fontamara e tre quarti verso la città. Quando, tempo dopo, scoprono l’inganno i fontamaresi chiedono giustizia, e vengono avvisati che l’Impresario potrà beneficiare del flusso del fiume per dieci lustri. Non sapendo che cosa sia un lustro, si mettono tutti l’anima in pace.

Ignazio Silone (Pescina, 1º maggio 1900 – Ginevra, 22 agosto 1978), scrittore, drammaturgo e politico italiano.

Ma Berardo Viola, trentenne turbolento e che si fa sempre giustizia da solo, non è più un ragazzino, vuole andare a Roma a cercare lavoro per sposare la bella Elvira e smetterla di ribellarsi. Vuol fare le cose per bene, ma quando prova ad uscire da Fontamara trova sempre un impedimento: ci vuole la tessera, non si può cercare lavoro fuori, non può fare questo e quest’altro. Il seguito del romanzo è rappresentato dalla battaglia di Berardo e dei Fontamaresi per uscire dalla trappola del fascismo, per non essere vittima dei soprusi e delle violenze.

Tutto il libro è una rappresentazione dello sfruttamento della povera gente negli anni del fascismo, anni in cui squadre di persone con le camicie nere e dei teschi disegnati sopra (che pareva quasi dei morti) si presentavano nei paesini, rubavano quello che volevano e violentavano le donne a loro piacimento. È un romanzo di denuncia in cui spicca la figura di Berardo Viola, l’eroe di Fontamara, un uomo che simboleggia la necessità di passare all’azione, tanto che tutti i compaesani pendono dalle sue labbra e aspettano un suo cenno per muoversi. Berardo è un sogno destinato ad andare in fumo, perché i potenti hanno sempre fatto affidamento sull’ignoranza di un popolo da tenere a bada lasciandolo all’oscuro di tutto ciò che succede nel mondo.

Una breve nota sui personaggi. I loro nomi non sembrano essere scelti a caso: Innocenzo La Legge è il messo incaricato di comunicare in città i nuovi ordinamenti; Don Circostanza è un signore che aiuta e allo stesso tempo spesso inganna i fontamaresi adeguandosi alle circostanze in base alla propria convenienza; Don Abbacchio il prete ricorda il verbo “abbacchiare” (buttare giù, sfinire); Teofilo il sagrestano; Don Carlo Magna è un ricco proprietario.

Come ho già detto, anche se Fontamara è scritto in italiano, la lingua usata si adatta alla povera gente di cui si parla nel libro; ci troviamo, così, di fronte ad un linguaggio semplice e umile, ricco di modi di dire e di frasi ripetute perché sentite dire da altri, come “Ha scoperto l’America!” ripetuta dalla narratrice Matalè che probabilmente non sa nemmeno che cosa sia l’America.
Fontamara è un libro che, come il titolo stesso sembra suggerire, lascia l’amaro in bocca, che trasmette tristezza in particolar modo perché parla di soprusi realmente subiti dal popolo negli anni del fascismo. I cafoni si sono trovati praticamente in trappola perché non hanno mai avuto gli strumenti per ribellarsi o far valere le loro ragioni, se non l’uso della violenza che, però, veniva ugualmente vanificato dalle forze dell’ordine, più potenti ed organizzate dei poveri contadini. Inizialmente ai fontamaresi viene tolta la luce elettrica, in seguito vengono privati dell’acqua per far comodo ad un ricco proprietario che la vuole tutta per sé, poi le loro giornate lavorative vengono pagate una miseria e piano piano vengono spogliati di tutto. Ma, seppur romanzata, è una testimonianza storica e, come tale, credo sia una lettura molto importante che tutti dovremmo fare, quanto meno per conoscere un po’ del nostro passato.

Buona lettura!

Titolo: Fontamara
Autore: Ignazio Silone
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1933
Pagine: 167
Prezzo: 11 €
Editore: Mondadori

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza

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