“Bella era bella, morta era morta” di Rosa Mogliasso

Lo sguardo si abbassò rapido sull’ostacolo:
si trattava di un corpo silente e immobile.

Donna.
Bella.
Elegante.
E morta.
Sicuramente morta.
Che fare?

 

12113383_10207878729277544_6960654322939656062_oCome ho scritto giorni fa, non seguo tutte le ultime uscite ma lascio che siano i libri ad arrivare a me, conscia del fatto che prima o poi inevitabilmente lo faranno. Bella era bella, morta era morta è uno di quei libri che ho messo in lista da quando ho saputo della sua uscita (è stato pubblicato a maggio 2015 da NN Editore) e che casualmente qualche giorno fa era in offerta su Amazon a 1,99 €. Che dovevo fare? Lasciarlo lì? Giammai! L’ho acquistato e, non avendo letture in corso in quel momento, mi sono messa a leggerlo il giorno stesso. Questo romanzo di Rosa Mogliasso prende un paio d’ore, se vogliamo essere particolarmente “rilassati” possiamo dire che ci fa passare in allegria un pomeriggio. Ma passiamo alla storia.

Lo scenario è quello di un parco, in cui è ambientato il novanta per cento del romanzo. Tra i cespugli c’è il cadavere di una donna che sembra molto bella ed elegante. A quel punto entrano in azione i nostri eroi personaggi, che passano vicino alla morta ma – ognuno per un motivo diverso – non ne denunciano il ritrovamento. Carlotta è una commessa di Hermes sui trent’anni che è andata lì per far fare al suo cane la passeggiatina del mattino ma quando vede la donna morta tira via il cane e se ne torna a casa; Jacopo e Valentina sono due ragazzini che hanno marinato la scuola per andare a pomiciare nel parco, ma quando lei, terrorizzata, vorrebbe chiamare la polizia (dopo aver vomitato per il turbamento), lui, invece, preferisce non farlo perché nello zaino ha un po’ di marijuana; un uomo mentalmente instabile che vive per strada è convinto che la donna sia quella che un po’ di tempo prima gli aveva regalato un piumone e dei soldi; Alfonso, un pranoterapeuta omosessuale, che prima pensa bene di aiutare l’anima della signora ad andare per la sua strada, ma che poi si ricorda che il suo fidanzato Luigi è in galera e se ne va via per non compromettersi.

Ognuno di questi personaggi ha un motivo per non sporcarsi le mani, perché si sa, anche chi trova il cadavere prima o poi va a finire nell’elenco degli indagati. Tutti passano al cespuglio dove si trova la donna, e anche più di una volta, ma nessuno di loro decide di far qualcosa, tanto sicuramente poi passerà qualcun altro e il giorno dopo leggeranno la notizia che qualcuno l’ha trovata. C’è in loro un piccolo barlume di senso del dovere: ritornano in un secondo momento al parco per vedere se la signora è ancora lì, ma probabilmente poi sarà troppo tardi.
Se devo essere onesta, tutto questo mi ricorda un po’ l’atteggiamento che tutti più o meno adottiamo oggi, fatto di “chissenefrega, se non lo faccio lo farà sicuramente un altro” e di “mi faccio i fatti miei, non voglio guai”, che purtroppo sfocia molto spesso nell’indifferenza più totale. Tutto questo misto alla paura di restare invischiati in qualcosa che non ha niente a che fare con noi ma in cui ci siamo tuffati per puro senso civico.

Ora, la questione era molto semplice: fare finta di niente, richiamare il cane all’ordine, proseguire e leggere la notizia sul giornale. Oppure telefonare al 113 e, magari, ritrovarsi a passare la giornata, che già era cominciata male, in questura.
Decise di proseguire, non era il momento giusto, non poteva davvero affrontare altre forme di stress, lo stress invecchia, imbruttisce e, soprattutto, orrore: ossida!

I personaggi di Rosa Mogliasso hanno dei caratteri ben delineati, portati dall’autrice all’estremo per creare quel senso di ridicolo e grottesco che li contraddistingue tutti, chi per un motivo, chi per un altro, e per far emergere l’ipocrisia e le paure umane di ognuno di noi. Quello che mi è piaciuto di più è sicuramente Alfonso, le cui vicende personali fanno sorridere ma lasciano un retrogusto amaro. Tra tutti, comunque, è difficile capire chi sia l’assassino o se realmente uno di loro possa esserlo. E veniamo adesso al finale che per me è davvero geniale. Ho passato circa due ore a spostare i miei sospetti da un personaggio all’altro, cercando di capire ognuno di loro mentisse, se conoscesse la vittima, se ci fossero dei buchi temporali tra una vicenda e l’altra, se uno dei personaggi secondari potesse entrarci qualcosa. Tempo perso, insomma, perché la spiegazione alla fine, nelle ultime pagine, vi lascerà di stucco. È un escamotage a cui nessuno di noi penserebbe mai e che quindi mi ha stupito molto, non essendo per niente scontato. E poi, be’, ho imparato una cosa nuova, ma capirete solo leggendo Bella era bella, morta era morta, di cui vi lascio le indicazioni per la lettura tipiche di ogni pubblicazione NN.

Questo libro è per chi ama “I soliti ignoti”, per chi cerca la verità in una risata, per chi cammina lungo i fiumi al mattino e si ferma ad ammirare il volo geometricamente perfetto che gli uccelli disegnano nel cielo.

Buona lettura!

Titolo: Bella era bella, morta era morta
Autore: Rosa Mogliasso
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 21 maggio 2015
Pagine: 144
Prezzo: 13 €
Editore: NN Editore

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena


Rosa Mogliasso è nata a Susa e vive a Torino. Laureata in storia e critica del cinema, da alcuni anni si dedica al teatro delle ombre e alla scrittura. Tra i suoi romanzi, tutti pubblicati da Salani, L’assassino qualcosa lascia (Premio Selezione Bancarella 2010), La felicità è un muscolo volontario, L’amore si nutre d’amore, Chi bacia e chi viene baciato. Nel 2015 è tra le autrici dell’antologia noir Il cuore nero delle donne (Guanda).

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