“La metà di niente” di Catherine Dunne

Piano, piano. Ogni giorno ha la sua pena.
Quanto basta per arrivare a sera.

 

905678_10207890042120358_2692007786149954239_oCapita molto spesso di partire prevenuti, quando si comincia un nuovo libro, ma che poi la lettura si riveli piacevole. È quanto è successo a me con La metà di niente (titolo originale In the beginning), romanzo del 1997 ed esordio dell’autrice irlandese Catherine Dunne, che ho avuto tramite uno dei miei scambi e ho iniziato perché “ho letto troppi libri belli di fila, magari adesso ne posso prendere uno incerto”. In realtà non mi è sembrato un libro meraviglioso, ma di certo non è brutto: l’ho trovato gradevole e direi che è abbastanza.

Rose Holden è una casalinga irlandese di circa quarant’anni che una mattina, mentre sta preparando la colazione per tutta la famiglia, vede entrare in cucina suo marito Ben che, con una valigia in mano, le dice che non la ama più, che sta partendo per circa due settimane ma che pensa che la rottura sarà definitiva. A quel punto il mondo di Rose, fatto di stabilità economica, routine quotidiana, educazione dei figli e pulizia della casa, crolla e la donna capisce che, mentre per anni ha fatto da contorno alla vita di Ben sacrificando tutto, adesso è lei che deve prendere le redini della famiglia e scopre anche di esserne capace. Innanzitutto trova un grande alleato in Damien, il figlio maggiore che ha diciassette anni, un ragazzo che capisce le difficoltà della madre e si comporta da adulto, aiutandola quasi a prendere il posto del padre (per cui provava anche un leggerlo odio). I più piccoli, Brian e Lisa, inizialmente reagiscono male: il maschietto si chiude in se stesso, diventa scontroso e problematico; la femmina invece precipita nella paura di perdere anche sua madre (quando da scuola chiede all’insegnante di chiamare a casa e non risponde nessuno, la bambina è terrorizzata che anche la mamma l’abbia abbandonata).

Rose cresce, ogni giorno fa un passo avanti e conquista la propria indipendenza. Sfruttando la sua grande abilità in cucina si trova un lavoro come fornitore di focacce, quiche e prodotti da forno fatti in casa per il ristorantino di una conoscente; si preoccupa di cercare un avvocato e farsi aiutare a fare il punto della sua situazione; inizia ad odiare l’uomo che l’ha abbandonata e a capire che ha sempre fatto quello che voleva lui e che gliene ha perdonate troppe; scopre che la vita non è tutta pulizia, accompagnare i figli a scuola e stare in casa perché a Ben non piace uscire con altre coppie di amici, ma che c’è spazio anche per le amicizie vere; ma la cosa più importante è che adesso c’è Rose Kelly, non Rose Holden col cognome del marito. E così quando lui si fa vivo e crede di essere il centro del mondo, l’unico dal quale dipende la rottura o la riparazione del matrimonio, non trova la donna che ha lasciato due settimane prima: Rose non è disposta a lasciar decidere lui, lei non è quella che accetta passivamente le decisioni di uno che pensa che tutto dipenda da lui. E così la nuova vita della protagonista può finalmente cominciare.

Mi è piaciuto molto, in questo libro, il fatto che il “trauma” venga presentato immediatamente, nella prima pagina, è un inizio forte che dà una scossa al lettore. Ed è molto interessante anche il racconto di questa crescita che avviene giorno per giorno, alternando momenti del presente a momenti del passato in cui Rose ha conosciuto e poi sposato Ben; questi flashback aiutano moltissimo a capire da cosa sia nato il rapporto che i due hanno creato e portato avanti nel tempo, sembra che non ci sia mai stato un sentimento reale, se non una voglia da parte di lui di sistemarsi e creare una famiglia con una ragazza che lo assecondasse in tutto e che si prendesse le colpe quando fosse servito. Detto questo, la parte centrale poteva essere sfoltita perché è ripetitiva: troppo tempo perso in descrizioni della protagonista che cucina, che pensa a nuove pagnotte da portare ai gestori del ristorante, a fare liste di progetti. Sicuramente si potevano risparmiare un po’ di pagine, ma è un romanzo d’esordio e quindi glielo perdoniamo.

I personaggi sono caratterizzati in maniera impeccabile, arriviamo a conoscerli come le nostre tasche. La voce narrante segue i movimenti e i pensieri di Rose la maggior parte del tempo, ma indaga anche negli affari del marito e di Caroline, la moglie di Barry, collega di Ben, e questo ci porta a capire meglio le dinamiche della rottura della coppia. Il personaggio che ho amato più di tutti è Damien, il figlio maggiore, un ragazzo che capisce di essere diventato grande e che quello è il momento per comportarsi da adulto. È il primo a cui Rose dice la verità sul viaggio di Ben, ed è quello che si prende diverse responsabilità, tra cui badare ai fratelli più piccoli, tenerli tranquilli ed essere una spalla per la madre.
Riesce, poi, particolarmente facile immedesimarsi nella protagonista, patire insieme a lei le sofferenze di un abbandono, arrabbiarsi con lei e alla fine trovare la forza per rinascere.

Nonostante non lo abbia trovato un libro che lascia il segno, credo sia comunque un ottimo passatempo e vale la pena leggerlo. Buona lettura!

Titolo: La metà di niente
Autore: Catherine Dunne
Traduzione: Eva Kampmann
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1997
Pagine: 292
Prezzo: 5 €
Editore: Tea (Catalogo Guanda)

Giudizio personale: spienaspienaspienasmezzasvuota


Catherine Dunne è nata a Dublino nel 1954, dove risiede. Ha studiato letteratura inglese e spagnola al Trinity College e ha lavorato come insegnante. Ha cominciato a scrivere dopo la morte del suo secondo figlio, esordendo in campo letterario nel 1997 con il romanzo dal titolo La metà di niente, uscito in Italia nel 1998. Ha pubblicato numerosi romanzi, tutti di grande successo, e ha parallelamente continuato a insegnare presso l’University College, dove tiene corsi di scrittura creativa.

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10 pensieri su ““La metà di niente” di Catherine Dunne

  1. amaranthinemess ha detto:

    L’ho “scartato” giusto ieri…stavo facendo un ordine su Libraccio, l’ho preso in considerazione perché non mi ha convinta del tutto…leggere questa recensione oggi, mi fa un po’ rimpiangere la decisione! 🙂

  2. marisamoles ha detto:

    Letto molti anni fa, credo appena uscito. Anch’io sono partita prevenuta, pensavo fosse un romanzetto alla Harmony e invece la lettura è stata piacevole e, come tu stessa hai osservato, la caratterizzazione dei personaggi è impeccabile, come l’intreccio in cui la fabula lascia il posto ai flashback da cui si capiscono tanti perché.
    Una mia amica ha vissuto un’esperienza analoga. Con la differenza che la sua unica figlia, nonostante non avesse attribuito nessuna colpa alla madre, ha vissuto l’adolescenza nella convinzione che gli uomini fossero tutti str***i. Il che non è poi del tutto sbagliato. 😉

    • Valentina ha detto:

      Mi aspettavo anch’io il classico romanzo femminile, tutto smielato e concentrato sulla cattiveria degli uomini che si contrappone ad una fragilità esasperata delle donne. Invece mi ha sorpresa.
      Io non conosco nessuno che abbia vissuto una storia del genere, ma credo che la storia sia raccontata in maniera estremamente realistica (credo che questo si possa intuire anche non avendo alcuna esperienza simile). Poi ovviamente ognuno vive le sue personali sfumature, ma il passaggio dall’abbattimento alla scoperta della propria forza penso caratterizzi tutti.

  3. vaninarodrigo ha detto:

    Ho adorato questo libro, la storia di una donna che prende in mano la sua vita, anche grazie a Ben. Le descrizioni che tu trovi noiosi dei passaggi culinari a me affascinano.
    Lo riprenderò in mano, grazie per avermelo ricordato!

    • Valentina ha detto:

      Non li ho trovati esattamente noiosi, sono un’appassionata di cucina oltre che di libri. Però secondo me si dilunga eccessivamente su queste descrizioni, sono troppe.
      Figurati!

      • marisamoles ha detto:

        Visto che sei un’appassionata di cucina, hai letto “Dolce come il cioccolato” di Laura Esquivel? Libro delizioso e delicato, una storia d’amore sofferta intramezzata da ricette “piccanti”. Forse ti potrebbe piacere…. dico forse perché più volte ho potuto constatare che i nostri gusti in fatto di letture sono diversi. 😉

        • Valentina ha detto:

          Accetto molto volentieri il tuo consiglio, lo scrivo subito nella mia lista personale. Anche se purtroppo non so quando riuscirò a leggerlo, i libri che aspettano da parte hanno finito per invadere l’armadio in cui tengo le borse e se ne aggiungono sempre di nuovi. È tutto un pasticcio!

        • Valentina ha detto:

          Mamma mia, evitiamo!
          Anzi ultimamente riesco un po’ ad ovviare ai problemi di spazio leggendo gli ebook, però è un gran macello. Nell’armadio ci sono i libri da leggere che una volta letti finiscono sugli scaffali in sala (se mi sono piaciuti) o in uno scatolone (se decido di metterli in scambio).

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